RIFLESSIONI DI UNA MAMMA

“Quando partorisci senza problemi e dopo due giorni torni a casa con il tuo bambino tra le braccia, non immagini che dietro le tue spalle ci sia un intero mondo di storie non sempre a lieto fine”.
Non riesco a togliermi dalle orecchie il suono di queste parole, eppure le ho sentite ormai quasi tre settimane fa. Le ha pronunciate una mia amica, madre di un bimbo prematuro che fortunatamente ora sta bene, ma che ha passato lungo tempo nel reparto di neonatologia, è quello il mondo a cui si riferiva.
Alla notizia di una nuova vita che cresce dentro di lei, ogni madre fin dal principio immagina il volto del suo bambino, il suono della sua voce, i suoi passi; il suo roseo futuro le scorre davanti agli occhi. Ogni madre immagina per il suo bambino la vita migliore. Eppure capita che i sogni di una madre si infrangano contro la vita stessa. Non sempre tutto va come deve andare, è una regola a cui non sfugge nemmeno la gravidanza; così ci sono bimbi nati prematuri, altri con sindromi genetiche, altri ancora con problemi di salute gravi, talvolta insormontabili.
Non riesco a togliermi dalle orecchie il suono di quelle parole, perché sono la cruda verità.

Un genitore non può concepire che le sue creature soffrano; ci preoccupiamo quando si sbucciano un ginocchio, come si può solo immaginare il dolore di una madre e di un padre nel vedere il loro piccolo in una culla di ospedale? Come faranno quei genitori a dormire la notte? Con quale forza si alzeranno ogni mattina per affrontare il mondo, la vita?
Non ci si può pensare. Con questi pensieri non si vivrebbe più.
Se per fortuna i nostri bambini sono sani, ci abituiamo a chiudere gli occhi di fronte ai problemi altrui. Come se non esistessero, dato che non ci riguardano.
Non credo si possa parlare di egoismo, piuttosto di una barriera eretta a schermo del dolore.
È lo stesso meccanismo che mi impedisce di guardare un telegiornale senza cambiare canale nel momento delle notizie più crude, peraltro ormai cardine dei notiziari. O di leggere libri, articoli, riviste senza saltare le pagine che riguardano l’infanzia violata, gli abbandoni, le guerre, il numero di bambini morti per fame, sete e malattie più varie nei paesi in via di sviluppo. Non ce la posso fare. Queste notizie prostrano psicologicamente ogni madre.

Se emotivamente non sono in grado di sostenere anche solo il racconto di tutti i mali del mondo, posso però dare anche io il mio piccolo contributo per far sì che le cose cambino. Non crogioliamoci nei pensieri negativi, ma agiamo concretamente, laddove possiamo, per dare una svolta alle situazioni.

Esistono migliaia di associazioni in ricerca di sostegno per i loro progetti. Con l’avvicinarsi del natale, quasi tutte propongono la vendita di gadget per raccogliere fondi. Molte propongono il versamento di un contributo destinato a pacchetti specifici, come l’acquisto di vaccini, kit neonatali, formazione delle ostetriche nei paesi in via di sviluppo. O ancora la creazione di pozzi d’acqua, la realizzazione di orti coltivati, la costruzione di scuole. Le associazioni specializzate in ambito medico raccolgono sempre fondi per la ricerca.
Anche se cerchiamo di proteggerci chiudendo gli occhi di fronte alle brutture del mondo, le brutture esistono. Non facciamoci del male rimuginando su di esse, facciamo del bene dando il nostro piccolo aiuto a chi ne ha bisogno. E’ un consiglio per tutte le madri ansiose ed emotive come me.

di Giovanna Zanini 

In copertina: Mother and Child ©  mrhayata

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