TURISMO RURALE, RISCOPERTA DI TERRITORI

Da un recente studio condotto dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio emerge che stanno aumentando le vacanze al lago, campagna e collina (con una percentuale pari al +52,5%) a discapito delle vacanze in montagna, delle visite a città o località d’arte. Sono sempre più frequenti gli short-break caratterizzati da un turismo indipendente.
In questo quadro si colloca anche il turismo rurale che riguarda in generale quelle esperienze in cui la cultura del territorio rappresenta una componente importante dell’offerta che può essere molto diversificata: agriturismo, turismo verde, turismo gastronomico, equestre, nautico e storico-culturale sono solo alcune delle possibili varianti.
Sempre più frequentemente si cercano attività da fare durante i soggiorni per occupare il tempo libero: si desidera trascorrere vacanze attive, immersi nella natura, con ritmi slow, con particolare attenzione al cibo, e magari con la possibilità di partecipare ad incontri e eventi.

Il segmento è in crescita e il potenziale sta proprio nella possibilità di rispondere alle tendenze che stiamo riscoprendo in linea con  un turismo meno massificato, attento ai valori dell’ambiente, della cultura storica, artistica e culinaria dei luoghi.
La peculiarità dell’offerta nel turismo rurale è dunque la volontà di consentire al visitatore un contatto personalizzato, un inserimento nell’ambiente rurale fisico ed umano, nella misura del possibile, una partecipazione alle attività, agli usi e ai modi di vita della popolazione locale. In questo contesto trovano un senso la valorizzazione delle pratiche e delle attività turistiche per le quali la destinazione è particolarmente vocata.
Ciò che di diverso può offrire il turismo rurale è legato alle esperienze autentiche, ai contatti personalizzati e all’inserimento dell’ambiente sia fisico, sia umano che consentono di conoscere usi, modi e valori della popolazione locale.

Silvia e Francesco sono tra i promotori del progetto Destinazione Umana, una piattaforma che ha lo scopo di promuovere luoghi, persone e storie che valga la pena di conoscere attraverso il viaggio.
Abbiamo chiesto a loro un parere sull’importanza di questo tipo di turismo per l’Italia come punto di partenza per la rinascita e la riscoperta di molti territori. 

viale

Quando nasce questa tendenza che da importanza e valore all’esperienza umana? E perché pensate che sia necessario e/o opportuno partire da qui?
Non credo si possa individuare un punto d’inizio, anche perché si tratta di un processo naturale che è nato in maniera spontanea dalle persone, dai viaggiatori e dagli ospiti. E proprio questo aspetto – lo spontaneismo – è indice del fatto che è necessario partire da qua, valorizzando e favorendo questa nuova tendenza, che sta montando come una marea.

È una tendenza che riguarda il turismo internazionale o solo alcune aree? Ci sono zone in cui funziona meglio? Il potenziale è uguale ovunque? Come giudicate il nostro paese da questo punto di vista?
Purtroppo l’Italia anche in questo arriva fra gli ultimi. I viaggiatori di molti paesi e culture hanno già cambiato prospettiva, mettendo al centro della loro esperienza la condivisione, le relazioni umane, la scoperta di nuovi mezzi e nuove mete. E questo è paradossale, dato che ciò che il nostro paese può offrire – in termini non solo naturalistici e artistici, ma anche umani, sociali e culturali – è un patrimonio davvero unico, che aspetta solo di essere valorizzato. Ma, anche se in ritardo, credo che anche noi abbiamo imboccato la strada giusta.

Il tipo di esperienza “a tutto tondo” (rurale non vuol dire solo “bio” ma anche “valore” e “qualità”) che si può avere con esperienze di questo tipo è ancora da comunicare o se ne ha consapevolezza?
Penso che ne abbiamo il sentore, più che la consapevolezza. Molti sono ancora titubanti nel provare nuove esperienze e nuove modalità di scoprire il territorio, ma quando poi le sperimentano rimangono estasiati. Siamo comunque entrati in un’epoca in cui tutti abbiamo bisogno di nuovi stimoli, nuovi modelli, nuove prospettive e, avvertendo tale bisogno in maniera impellente, siamo più ricettivi e sensibili nei confronti del cambiamento.

Il turismo rurale è anche un modo per preservare il territorio in modo da non sfruttarlo in modo esagerato. E’ un concetto acquisito o ancora da spiegare ai potenziali turisti e, soprattutto, imprenditori?
Il concetto è oramai acquisito e fa parte del sapere comune ed è fra l’altro un’idea che attraversa trasversalmente numerosi campi, da quello alimentare a quello urbanistico, da quello industriale a quello politico. Ciò però non toglie che esista ancora una fetta considerevole di persone che trascura questo aspetto; a volte lo fa in maniera involontaria, semplicemente per ignoranza, altre volte in maniera dolosa, perché antepone il profitto alla salvaguardia dell’ambiente e delle comunità locali.

E in che modo quindi si riuscirebbe a preservare davvero un territorio, a non fare degenerare il turismo verso forme massificate o non autentiche?
Va fatta prima di tutto una diffusa opera di sensibilizzazione. Le persone devono modificare il loro approccio, imparare a capire che una visita, una gita o anche solo la loro presenza possono avere un impatto forte sul territorio e su chi lo abita. Si tratta di operare una “decrescita turistica” e credo che il primo passo sia diventare più altruisti: è l’egocentrismo di cui siamo tutti impregnati che ci ha abituato a pensare che tutto sia a nostra disposizione per farci rilassare, divertire o commuovere. Ovviamente non è così e questo è il messaggio culturale da diffondere. E laddove non arrivano l’intelligenza e l’educazione, non credo sia sbagliato intervenire in maniera anche decisa con leggi e azioni di salvaguardia sul territorio. Abbiamo un patrimonio umano, culturale, ambientale e artistico unico al mondo, è davvero ora che impariamo a conservarlo, valorizzarlo e soprattutto rispettarlo.

di Giulia Cattoni

In copertina: le Marche – passeggiando in bicicletta © luigi alesi

One thought on “TURISMO RURALE, RISCOPERTA DI TERRITORI

  1. “Va fatta prima di tutto una diffusa opera di sensibilizzazione. Le persone devono modificare il loro approccio, imparare a capire che una visita, una gita o anche solo la loro presenza possono avere un impatto forte sul territorio e su chi lo abita. Si tratta di operare una “decrescita turistica” e credo che il primo passo sia diventare più altruisti: è l’egocentrismo di cui siamo tutti impregnati che ci ha abituato a pensare che tutto sia a nostra disposizione per farci rilassare, divertire o commuovere. Ovviamente non è così e questo è il messaggio culturale da diffondere”

    Parole che sottoscrivo. Il territorio italiano è un concentrato di culture e tradizioni tale che sarebbe un errore madornale perderle di vista. Bisogna raccontarle, ma raccontarle bene e ripartire da lì. Come diceva Tonino Guerra, la bellezza del territorio è il nostro petrolio. Valorizziamolo, senza rubarne l’identità, facciamo entrare i turisti in punta di piedi, con lo stesso rispetto che si avrebbe quando si entra a casa di uno sconosciuto.

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