Fuori città

RACCOLTA DIFFERENZIATA IN PARADISO

Quest’anno sono stata in Paradiso, ma senza la scocciatura di dover morire.
Ho inaugurato il 2012 con una vacanza in Thailandia. Una settimana a Bangkok e Chiang Mai, tra templi, palazzi reali, Buddha d’oro, di smeraldo e sdraiati. Ed elefanti. Poi altri 5 giorni a sud, per fare snorkeling alle Surin Islands, un parco naturale a circa 60 km dalla costa. Niente hotel, niente resort, ma solo un campeggio all’interno del parco nazionale di Ko Surin Nua, senza corrente elettrica per la maggior parte del tempo (e quindi niente cellulari da ricaricare!). Il Paradiso, appunto. Un Paradiso dove si fa la raccolta differenziata e dove la sostenibilità sembra essere di casa. Se infatti le prime cose a colpirti qui sono le spiagge bianche, le acque limpide, i coralli, la moltitudine di pesci colorati che ti nuota intorno, ti accorgi subito che c’è qualcosa in più. Tanta bellezza non potrebbe esistere senza un’attenta gestione delle risorse e un profondo rispetto della natura. Te lo dimostrano subito al porto di Kuraburi dove, al momento di salire sulla speed boat che ti porterà in Paradiso, ti mettono in mano un sacchetto (rigorosamente di stoffa e quindi riutilizzabile) con le pinne, la maschera, un telo mare e una borraccia. Perché alle Surin la plastica è praticamente bandita, e non si beve acqua in bottiglia, ma si riempie la propria borraccia dalle taniche comuni.

DSC_1118Del resto appena sbarcati sulla “nostra” isola ci accoglie un cartello che non lascia spazio ai dubbi: “Per conservare la natura per favore tieni pulito. Non lasciare nulla qui, se no le impronte dei tuoi piedi”… Naufraghi in Paradiso sì, insomma, però con i bidoni per la raccolta differenziata! Carta, umido, alluminio. Verdi, gialli e marroni, a gruppi di tre vicino alle tende, ai bagni e alle docce comuni. Per fare incontri interessanti basta appostarsi lì intorno appena dopo pranzo e cena, quando vengono presi d’assalto dalle scimmie, che abbandonano la foresta e si spingono all’interno del campeggio per cercare qualche avanzo. Un modo come un altro perché nulla venga sprecato…
Alle Surin le giornate erano scandite da pochi, semplici impegni. Colazione alle 8.00, pranzo alle 12.00 e cena alle 18.00. Facile, no? E tra un pasto e l’altro snorkeling, sole (giuro, anche se non sembra, sono abbronzata!), nuoto, lettura, pisolini… Il generatore di corrente funzionava solo per poche ore la sera, dalle 19.00 alle 22.00. Poi veniva spente tutte le luci e ci si ritirava nella propria tenda. Rimanevano accesi solo pochi punti luce, per raggiungere i bagni in caso di necessità (ma col cavolo che esco dalla tenda a notte fonda!). Niente corrente, niente caricabatterie, niente connessione, niente cellulare. E chi mai dovrai chiamare dal Paradiso? Al massimo speri che la batteria ti regga almeno quanto basta per fare qualche foto, così da poter tornare alla civiltà e far schiattare d’invidia i tuoi amici postandole su Facebook…

Per arrivare alle Surin ci siamo affidati a un centro che pratica diving “a basso impatto”, e che segue i criteri del turismo sostenibile. Wicked Diving èun’agenzia gestita da persone di diverse nazionalità, che hanno deciso di trasferirsi in Thailandia spinti dall’amore dell’oceano. E che per questo stesso amore hanno deciso di organizzare tour che fossero il più sostenibili possibile, e di contribuire all’economia e allo sviluppo locale attraverso diverse iniziative. Le loro barche funzionano con biodiesel e i motori vengono regolarmente revisionati, per ridurre l’utilizzo di combustibile. Durante i viaggi forniscono pranzi cucinati con prodotti freschi e biologici, acquistati da piccoli produttori locali. Sostengono diverse realtà no profit, come l’orfanatrofio BaanSanFan, da cui acquistano frutta e miele, e a cui hanno recentemente regalato diverse galline, per iniziare anche la vendita delle uova. E ancora, utilizzano detersivi e saponi certificati green e prodotti  solo con ingredienti naturali, e lenzuola e spugne in cotone organico. Parte dei profitti viene infine utilizzato per supportare progetti locali, come ad esempio alcune iniziative educative presso orfanatrofi e scuole. Per forza siamo finiti in Paradiso… siamo stati così buoni!

DSC_1001Un consiglio
Per la mia esperienza posso dire che in generale la Thailiandia è un paese in cui ho riscontrato sempre una certa attenzione alla questione ambientale. Gli alberghi (e non solo quelli di un certo livello) sono impegnati nella promozione dell’utilizzo razionale delle risorse e della riduzione degli sprechi (ad esempio di acqua). Quindi qui non è particolarmente difficile organizzare una vacanza sostenibile (in parte o del tutto). Fate peró attenzione alle agenzie a cui vi rivolgete per organizzare gite ed escursioni. Leggete esperienze di altri viaggiatori e frequentate i forum specifici se volete trovare agenzie veramente sostenibili… Purtoppo infatti accade che le escursioni più “famose” e richieste dai turisti non siano sempre organizzate al meglio, e  puó capitarvi di visitare parchi dove, per esempio, gli animali vengono maltrattati per intrattenere i turisti. Proprio per evitare queste situazioni noi ci siamo organizzati per tempo e abbiamo raccolto informazioni prima di partire. E alla fine siamo riusciti a vedere tutto quello che volevamo contribuendo, nel nostro piccolo, a sostenere l’economia locale e cercando di ridurre al massimo il nostro impatto.

di Micaela Terzi

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