NATALE A OSAKA

Il Natale in Giappone inizia il giorno dopo Halloween, forse perché un vero giapponese non è mai in ritardo. Mai. Il vero significato del Natale in un Paese in cui la popolazione cristiana è al due percento non mi è molto chiaro, ma suppongo di essere uno dei pochi ad essersi posto il problema. Così, già a Novembre, i ristoranti iniziano ad abbandonare le morbide note del Jazz, onnipresente da queste parti, e ci si ritrova ad urlare per superare le note di “Jingle Bells”.
Sebbene le mie fonti giurino che si possa trovare anche del panettone, a quanto pare il menù più in voga in Giappone il giorno di Natale è il pollo di KFC e la “christmas cake” che, detto tra noi, a me ricorda parecchio una torta panna e fragole.Natale Cake

Le città e i negozi iniziano a popolarsi di alberi di Natale, falsi come Giuda in un luogo in cui i boschi sono in realtà foreste di bamboo; del resto, anche in Italia si impara ben presto che non tutti apprezzano un oggetto che abbia il potere paranormale di seminare aghi e terra in ogni angolo della casa, quindi non ci faccio caso e mi lascio cullare dall’atmosfera natalizia.
Qui e là tante piccole cose mi ricordano la festività imminente: qualche ghirlanda, luci colorate, le brioche con la faccia di Babbo Natale. Me lo immagino pure, poveretto, arrivare dalla Lapponia con slitta e renne al seguito per trovare dieci gradi abbondanti e zero neve. In effetti, forse, la neve è una cosa che mi mancherà davvero questo Natale: le sciate a suon di birra e bombardini con gli amici, la schiena spaccata a spalare (ma non ditelo a mio padre, che vi dirà che sono balle e che in fondo tocca sempre a lui), il tizio che esce di casa con le gomme lisce e inchioda un’arteria stradale per mettere le catene, i treni con ritardi a due o tre cifre.
Mi piacerebbe portare un giapponese in Italia, così per ridere, per vedere quanto dura. Dicono che qua i treni, di solito puntuali come orologi, talvolta in caso di neve ritardino di un paio di minuti e i giapponesi, non abituati a questo genere di cose, inizino a fare un gran baccano. Insomma, un popolo strano. Strano perché diverso, diverso perché fondato su una differente cultura, religione, tradizione e chi più ne ha più ne metta.

Natale GiapponePerò è bene ricordare una cosa, che un amico ha ricordato a me e io ricordo a voi: per quanto venendo qui certe volte mi sia sembrato di essere atterrato su Marte, per quanto queste persone ci possano sembrare diverse e distanti, noi condividiamo la nostra Terra con loro. Con tutto ciò che questo può implicare.
Brindiamo dunque a questo Natale, sperando che possa portare gioia e serenità in ogni luogo, ma con un po’ di attenzione: “cincin”, infatti, da queste parti significa…* Beh, decisamente non quello che state pensando. Quindi, “Kampai”!

di Luca Piccolo

* ndr: in giapponese “cin cin” può confondersi facilmente con la parola “chinchin” (hiragana: ちんちん; katakana: チンチン, fonologicamente tintin), che significa, tra le altre cose, “pene” (specie nel linguaggio infantile); simile, con lo stesso significato, anche ochinchin (kanji: 御珍々)
(fonte: Wikipedia)

In copertina: Denpark 3 © Bong Grit
Nel testo: Christmas Strawberry Cake © Jan Karlo Camero, Chapel Christmas © jpellgen

 

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