BENI CULTURALI: UN DECRETO PER NUOVE SEMPLIFICAZIONI

È arrivato negli ultimi giorni di luglio l’ok del senato che ha fatto diventare legge il decreto cultura e turismo. Si annunciano urgenti le nuove disposizioni volute da Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo: le novità più importanti riguardano la tutela del patrimonio culturale, sviluppo della cultura e rilancio del turismo.
Grande novità per lo stato italiano: tra i vari punti in “Semplificazione dei Beni Culturali” si trova il via libera alle foto nei musei, negli archivi e biblioteche.
Questa delle foto scattate con devices personali (macchine fotografiche reflex, compatte, ma anche smartphones e tablets), é una questione che finora ha diviso l’Italia dal resto d’Europa che continua ad avvantaggiarsi del marketing “naturale” del passaparola tra amici: postando immagini dei beni culturali sui social, infatti, ciascuno di noi si comporta come un pubblicitario. E i beni culturali, musei, castelli, esposizioni, ne escono rafforzati in termini di visite e di attenzione del pubblico.

Ne abbiamo parlato con Michele Vianello, esperto di Smart City e di innovazione per i territori: “Il provvedimento legislativo costituisce un passo in avanti rispetto all’attuale situazione Poter usufruire di un museo è già un’impresa eroica. Il problema vero era evitare che nel momento della fotografia si rovinasse qualcosa – probabilmente con l’esposizione al flash – ma non si teneva ancora in conto che ormai le fotografie vengono scattate per gran parte con gli smartphone, e spesso di nascosto, anche in presenza di divieto. In ogni caso il decreto è ancora molto timido e il provvedimento è ancora in negativo

Il paragrafo riguardante la riproduzione delle opere recita:
“Sono libere, al fine dell’esecuzione dei dovuti controlli, le seguenti attività […]: 1) la riproduzione di beni culturali attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né l’uso di stativi o treppiedi; 2) la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte dall’utente se non, eventualmente, a bassa risoluzione digitale.”

Si concede una libertà, ma mantenendo dei divieti, come si legge nel punto 2). Il tema vero  – continua Vianello – è quello della valorizzazione. È interesse che le persone reinterpretino, che le persone condividono. Bisogna uscire dall’idea tipicamente italiana che il museo sia mera conservazione. Riguardo la parte relativa alla fruizione dei documenti, il decreto permette la “consultazione dei documenti degli organi giudiziari e amministrativi dopo trent’anni invece che dei precedenti quaranta“. E’ qualcosa di positivo, e quindi meglio così, ma in sostanza non cambia niente. Il nostro paese è ancora in mano alla cultura dei conservatori“.

La stessa Emma Petitti, relatrice del Decreto Cultura alla Camera, ha affermato che il provvedimento non è che un primo tassello, e che il lavoro da fare è ancora enorme, ma è un buon punto di partenza e un segnale di una forte inversione di tendenza per arrivare alla costruzione di un nuovo modo di utilizzo della cultura come volano strategico per lo sviluppo.

C’è un idea sbagliata del museo – conclude il nostro intervistato – non è più solo un luogo dove si conservano delle opere. Secondo quest’ottica, grazie al “conservatore” ognuno cittadino é in grado di “andare a vedere i beni culturali”. Tante o poche che siano le persone interessate non importa veramente. Ma il discorso cambia se l’obiettivo, anziché la “conservazione”, è la “fruizione”. Ad esempio, il Rijksmuseum di Amsterdam mette a disposizione immagini ad alta risoluzione e incita a scaricarle e modificarle, fino ad arrivare a concorsi in cui vengono votate le immagini più belle! Un museo è un luogo dove si fa un’esperienza, che è molto più di andare a “vedere” qualche cosa. Per battere il turismo di massa bisogna coinvolgere le persone“.

di Giulia Cattoni

In copertina: Saatchi Gallery – London – 2012 © Federico Pelloni

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