APPUNTI DI VIAGGIO: ANDALUSIA 2.0

L’idea era un weekend a Barcellona. Sono diventati 10 giorni in Andalusia. Io e un’amica.
Iberi, cartaginesi, romani, vandali, visigoti e musulmani si sono susseguiti combattendo per il possedimento di questa regione, la più meridionale della Spagna, in un incontro-scontro che ha permesso il crearsi della sua cultura: il risultato dei diversi popoli e civiltà che hanno abitato le sue terre. L’Andalusia sono i palazzi arabeschi e le cattedrali maestose e solenni, il flamenco arrabbiato e sensuale, le chitarre dei musicisti ad ogni angolo della strada e i ventagli di ogni colore.
L’Andalusia è il vento e le onde dell’oceano, è l’orizzonte sul quale di delinea il profilo dell’Africa. L’Andalusia è il secco deserto di Tabernas, la pioggia continua nel Parco Naturale della Sierra de Grazalema, le cime innevate Mulhacén e il clima subtropicale della costa della provincia di Granada.

Sono abituata a pianificare le mie vacanze, a cercare di reperire prima della partenza tutte le informazioni utili, tutti i consigli. Solitamente faccio vacanze in cui arrivi in un posto, e ci resti. Per 4 o 7 giorni, magari con qualche giornata trascorsa più distante dall’hotel o dalla casa affittata, se il luogo merita.
Ma se vai in Andalusia, la devi girare, mi dicevano. E così ho fatto.

Nel 2014 è più facile, me ne rendo conto. Con uno smartphone non puoi perderti: Google Maps ti indica ad ogni passo la svolta giusta e Whatsapp e Facebook ti permettono di tenere aggiornati amici e parenti su ogni tua mossa. A meno che si decida per una astinenza forzata.
Comunque, non hanno ancora messo a punto la app che permette di trasformare una valigia da 25 chilogrammi in un bagaglio a mano comodo e leggero. E ho subito realizzato che per il viaggio che stavo pianificando avrei dovuto utilizzare uno zaino. Sì, uno zaino, per 10 giorni. Donne, ce la possiamo fare. Liste, disegnini, prove allo specchio ripetute più e più volte: riusciteci, dovete.
E vi assicuro che, se ci riuscirete, sarà questa la cosa che vi farà sentire più “smart” in assoluto.

Le mete erano obbligate, ma ho preferito dare un’occhiata navigando tra blog, recensioni e trip advisor vari. Insomma: Sevilla, Cordoba, Granada, Malaga, Tarifa e Cadice. Un tour de force.
La guida, però, l’ho presa cartacea. Sono legata a queste tradizioni. E non ho fiducia nella lunga durata della batteria del mio cellulare. Ho deciso di acquistare una guida Routard, pensata apposta per viaggiatori con lo zaino in spalla, come suggerisce il logo.
Da brava pianificatrice non sono riuscita a non prenotare anticipatamente tutte le stanze in cui abbiamo dormito. Questione di carattere, questione di risparmio economico.
Ed è stato proprio per cercare di “economizzare” che abbiamo deciso di provare AirBnb, una community che permette a chi ha una o più camere disponibili nella propria abitazione di affittarle ai viaggiatori.
Stesso discorso per gli spostamenti. Controllando sui siti dei treni e dei pullman spagnoli e ascoltando i consigli di amici che avevano già girato la Spagna, ho potuto constatare che effettivamente funzionano bene. Ho controllato anticipatamente tratte, prezzi e orari. Ho segnato tutto, per essere sicura. Ma poi abbiamo deciso che avremmo usato BlaBlaCar, prenotando i viaggi day by day. Anche questa decisione è stata presa prima di tutto per ragioni economiche. Non mi era mai capitato di usarlo, ma avevo sentito dire che fosse un servizio efficiente.
Tutto sicuro e protetto, ma un po’ di timore rimaneva. Anche se la mia diffidenza rispetto a questa modalità di alloggio era infinitamente minore rispetto a quella dei miei genitori. Ma a 24 anni, cari mamma e papà, si diventa padroni del proprio destino. E, in fondo, gli spagnoli sono i nostri cugini. Fidiamoci.
Ed è stato soprattutto grazie a questi strumenti che la mia vacanza è stata prima di tutto un’esperienza umana, di vita.

Gli spagnoli sono spontanei, allegri, scherzano sempre, non si stancano mai di fare festa. Le vecchiette che passeggiano capiscono ancora prima che tu te ne renda conto che ti sei perso, e non vedono l’ora di darti indicazioni. Quando chiedi ai passanti di farti una foto, sanno già che ne dovranno fare 3 o 4, per assicurarti uno scatto che ti soddisfi.
Ho viaggiato in macchina con una studentessa di architettura di Sevilla che ci ha raccontato di un bar-biblioteca a Cordoba, il suo locale preferito; con un ragazzo che pratica regolarmente kite-surf che ci ha consigliato la spiaggia migliore della costa di Tarifa; con una signora interessata di arte e cultura abbiamo parlato delle similitudini tra Spagna e Italia usando insieme italiano, spagnolo e inglese per comunicare, intendendoci a meraviglia. Poi ho alloggiato in casa di un ragazzo che ci ha raccontato quello che ama della città in cui vive, mentre ci indicava i nomi dei palazzi di fianco ai quali passeggiavamo mentre ci portava alla spiaggia. Ci hanno accompagnato alle feste pazze di Malaga e fatte sentire al sicuro tra le vie di una città che strabordava di gente in piena movida. Ci hanno consigliato come vestirci quando tira il Levante, e cosa era più adatto invece alla festa del paese. Gente che ti offre il tinto de Verano per cominciare la serata o un’aspirina se non sei molto in forma.
E così la mia esperienza è stata indimenticabile.

È stato un viaggio 2.0, mi hanno detto al ritorno quando l’ho raccontato.
Anche se le agenzie di viaggi potrebbero sembrare preistoriche, e confezionarsi una vacanza su misura – dalla prenotazione dell’aereo, alla prevendita dei biglietti per musei o palazzi – è oggi usuale e spesso dato per scontato, il turismo 2.0 non è solo scegliere indipendentemente gli hotel o la meta dopo lunghe e accurate ricerche.
Non è solo un nuovo scambio di informazioni, ma è scambio di esperienze. Siamo nell’epoca della sharing economy.
L’economia della condivisione nasce in risposta alla crisi che stiamo vivendo in questi anni. E il suo successo è alimentato da un nuovo modo di vivere che stiamo sperimentando e riscoprendo grazie alla tecnologia che ci avvicina. La condivisione e gli scambi permettono alla gente di tornare ad interagire direttamente, di eliminare intermediari. Dare-ricevere-ricambiare sono azioni che aiutano alla creazione di legami sociali. Non si scelgono più compagnie di trasporto o catene di alberghi: si scelgono persone. E per scegliere bisogna lasciarsi guidare dall’istinto, dalle suggestioni e dall’empatia.
Insomma, veicolare emozioni.

di Giulia Cattoni

In copertina: Bolonia © Guerretto

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