IL VOTO ALL’ESTERO. QUELLO CHE NON CAPIAMO

Voto sì, voto no. Che il voto degli italiani all’estero, quelli con doppia cittadinanza o i residenti temporanei, sia oggetto di discussione è cosa nota, soprattutto alla luce dell’affaire Erasmus che ha movimentato non poco le ultime settimane del governo Monti, alle prese con giovani che reclamano il loro diritto a votare alle prossime elezioni. “Non s’ha fa dare” è la risposta finale del governo dimissionario perché i tempi sono stretti e la legge non può essere cambiata.
Tempi stretti che sembrano aver condizionato anche altri cittadini fuori dall’Italia per studio o lavoro, i non-Erasmus che si sono trasferiti da poco e all’AIRE, l’anagrafe degli italiani all’estero che permette di svolgere il diritto di voto nel Paese di residenza, non sono ancora iscritti. Hanno tentato di iscriversi non appena divulgata la data delle consultazioni ma anche lì i tempi stretti hanno pregiudicato tutto. Non per tutti ma per alcuni certamente sì. Claudia si è da poco trasferita a Londra. “Mi sono informata per l’iscrizione all’AIRE appena ho saputo del voto ma mi è stato detto che i tempi erano stretti e che comunque non ce l’avrei fatta”, ci ha riferito.
Dall’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri ci confermano l’inghippo: alcuni elettori non potranno votare perché le richieste non sono state accolte. Dal Ministero ci dicono però che i Consolati hanno svolto il loro compito nel migliore dei modi. Secondo l’ufficio stampa degli Esteri il problema sarebbe sorto a livello comunale dove la burocrazia ha rallentato tutto. Comuni che dipendono dal Ministero dell’Interno al quale abbiamo chiesto spiegazioni e che ci ha risposto che il termine ultimo per presentare l’iscrizione nell’elenco votanti dall’estero era il 13 febbraio per coloro che avessero mandato richiesta di residenza all’estero entro il 31 dicembre e che le strutture si stanno adoperando perché nessuno sia escluso. Colpa mia, colpa tua. La diatriba Esteri-interno non sembra vedere la fine, il risultato però non cambia: molti italiani all’estero non potranno votare e la confusione sembra regnare sovrana. 13 febbraio, 31 dicembre, date che non aiutano il cittadino elettore a capire come muoversi nella giungla del voto all’estero e dell’iscrizione nelle liste AIRE.
Intanto per i “fortunati” le schede elettorali sono arrivate nella cassetta della posta per essere compilate e rispedite. Una modalità che ci dà da pensare: basso il livello di controllo, quante schede, ci chiediamo, saranno compilate da altri e non dall’elettore avente diritto? Il vice console di Chicago, Marco Graziosi, ci assicura che i Consolati stanno svolgendo il loro lavoro secondo le direttive, il controllo però non può esserci, “ci affidiamo alla correttezza dell’elettore”, ci dice il vice console.
Un problema che in altri Paesi non si presenta. Come nella Confederazione Elvetica, ad esempio, dove l’elettore all’estero deve presentarsi fisicamente al Consolato di appartenenza, consegnare una dichiarazione firmata, una sorta di attestazione di identità, e imbucare fisicamente la scheda nell’urna.
Per gli italiani all’estero la scheda può facilmente passare di mano in mano. Un pericolo troppo grande, a parer nostro, per il corretto svolgersi delle consultazioni. Consolati che fungano da seggi elettorali dove l’elettore si presenta con scheda e documento personale potrebbero ovviare al problema. E se la sede del Consolato è troppo lontana o si è impossibilitati a raggiungere la sede, addetti consolari potrebbero presentarsi a domicilio. Sperando che la prossima volta il diritto al voto non sia negato a nessuno e che chi lo svolge lo faccia nel rispetto delle regole. Dall’Australia al Canada, dalla Germania al Brasile.

di Elena Roda

Riportiamo in calce la risposta del Ministero dell’Interno alle nostre domande

“Innanzitutto, occorre precisare che  nessuno viene privato del diritto al voto, perché se non vota all’estero non essendo ivi residente (ed è elettore della circoscrizione Estero solo chi è residente all’estero) potrà votare nel suo seggio in Italia per le circoscrizioni del territorio nazionale (anche se….. può essere scomodo tornare in Italia).
Comunque, chi è stato illegittimamente omesso dall’elenco degli elettori residenti all’estero (perché magari non è stato inserito in tale elenco pur avendo fatto domanda di residenza all’estero entro il 31 dicembre 2012, ai sensi dell’art. 17, comma 1, del DPR n. 104/2003) poteva chiedere entro l’undicesimo giorno antecedente la votazione(13 febbraio) di essere ammesso al voto all’estero con attestazione consolare previo nulla osta del comune, che provvede poi anche a depennarlo dalle liste di chi vota in Italia.
In questi giorni i comuni e i consolati stanno continuamente scambiandosi informazioni ai fini dell’ammissione al voto all’estero; deve, in ogni caso, ribadirsi che si ha diritto all’acquisizione della residenza all’estero in tempo utile per le correnti consultazioni solo se la richiesta di residenza è stata spedita dal consolato al comune entro il suddetto termine del 31 dicembre. Se poi, tra milioni di posizioni di elettori italiani all’estero, vi sono delle omissioni…, le strutture consolari e comunali si adoperano per evitare che nessun elettore venga privato del diritto al voto (perché, in ipotesi, assente sia dall’elenco degli elettori all’estero, sia dalle liste elettorali delle sezioni del territorio nazionale).
Si consideri, infine, che nel territorio nazionale i trasferimenti di residenza rilevano ai fini elettorali solo se perfezionati prima del 45° giorno antecedente le consultazioni; in caso di trasferimenti successivi, si vota nel comune di precedente residenza. Il sistema può sembrare un po’ macchinoso, ma deve considerarsi la necessità di evitare spostamenti di elettorato negli ultimi giorni (cosiddetto “turismo “ elettorale) e di garantire che ogni elettore possa votare una sola volta, impedendo il voto doppio o plurimo; si ricorda che all’estero si vota per posta in tempi diversi da quelli del territorio nazionale”.

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