ELEZIONI 2013: L’EDITORIALE

E’ difficile, scorrendo i temi dei programmi elettorali per le prossime consultazioni nazionali, trovare argomenti su cui non si abbia qualche opinione, concordanza, adesione, conflitto.

Si legge di quote rosa, economia, lavoro, salari, spesa pubblica, tasse. La campagna elettorale é il tempo in cui chi si presenta cerca di tirarsi in lucido il piú possibile. Scivolando sulla demagogia, tingendosi i capelli, tirando un paio di rughette qua e lá… magari infiocchettando il curriculum.
Nessuno dice che non si impegnerà in qualche tema. Di sicuro questo è il grande momento dell’impegno.

Impegno per cosa, abbiamo cercato di scoprirlo in questo speciale. Per decidere cosa votare in fin dei conti, bisogna aderire a un’idea, a dei valori, allo stile, alla proposta di Paese che ci viene dai candidati.

Facendo un rapido calcolo, i candidati eletti resteranno presumibilmente in carica fino al 2018. Io avrò 45 anni. Leggendo questi programmi, questa è la cosa che più mi colpiva: cinque anni fa, quando abbiamo votato il Parlamento in carica ancora oggi, non avevo uno smartphone, la crisi economica non aveva ancora mostrato l’intensità raggiunta oggi, i social network erano “roba da adolescenti”. Oggi parliamo di open government, smart city, certificazioni green. Di cosa parleremo tra cinque anni? Nei programmi si incontra il classico quartetto Scuola Salute Casa Lavoro, in alcuni casi si parla di togliere le tanto detestate tasse, ma non si spiega dove allora si recupereranno i fondi per erogare gli stessi servizi, non si parla di razionalizzazione della Pubblica amministrazione, in pochi casi di spending review, in nessuno ci si prende la responsabilità per la situazione in cui siamo ora. Poche risposte alle grandi domande: come trattenere le migliori menti, come trasformare la nostra economia, come avvicinare università e impresa, come trasformare l’imprenditoria nazionale in impresa 3.0.

Il rischio è ancora quello di avere un’Italia con gli ingranaggi inceppati, con la ruota della politica che gira in un senso, assolutamente autoreferenziale.
La comparsa di nuove forze politiche ha il merito di avere portato ad un forte impegno da parte di strati della società civile ancora non coinvolti nella “cosa pubblica”. La sfida del prossimo Presidente del Consiglio sarà quella di ogni buon direttore d’orchestra. Far stare insieme violini e tromboni ciascuno secondo dimensione e toni che lo caratterizzano. Curarsi degli italiani, e non solo delle loro finanze ma anche delle loro aspirazioni. Perché se tra noi ci fosse il prossimo Steve Jobs, questo non debba emigrare negli States per farsi notare e avere credito.

In questo speciale analizzeremo i temi, le strategie, i modi di comunicazione, i punti di differenza e le coincidenze, i temi, degli schieramenti politici che si confronteranno i prossimi 24 e 25 febbraio.

Pronti? Partenza… Via!

di Emanuela Donetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *