SOCIAL CITY: SE LA CITTA’ VA ON LINE

E’ entrato nelle nostre vite come un fulmine a ciel sereno. Ha cambiato il nostro modo di rapportarci alle persone e di vivere i luoghi che ci circondano. Di chi (o cosa) stiamo parlando? Ovviamente di Facebook e di Twitter.
Per chi si sta domandando ora il perché vi vogliamo parlare del famoso social network, la risposta è semplice: sta rivoluzionando anche le nostre città. Come? Beh pensate a quando siete in giro e condividete la vostra posizione con i vostri amici, oppure pensate quando attraverso il vostro “status” li informate di un disservizio, o di un evento, o di una qualsiasi azione che state compiendo. Ecco, state cambiando la vostra città, o almeno il modo di viverla!
Mentre molte amministrazioni stanno investendo tempo e denaro alla ricerca di nuove forme di tecnologia per rendere le città più “smart”, gli abitanti senza accorgersene la stanno già rendendo tale.


Facebook è stato il precursore del web 3.0, cioè della possibilità di interagire e condividere geolocalizzando. E’ forse proprio grazie a lui, che anche gli altri social network sono riusciti a incrementare il loro flusso di  utenti e dei servizi offerti. I cittadini sono ormai in grado di utilizzare a pieno questi strumenti e le città ne guadagnano.
Basti pensare a poco più di un mese fa quando a Genova, come ha raccontato Emanuela Donetti a Ecomondo Rimini poche settimane fa, è stata la comunità di twitter a innescare uno dei passaparola che cambieranno per sempre il sistema della Protezione civile in Italia.
A pochi minuti dall’alluvione del 4 novembre 2011, chi aveva la possibilità di fornire informazioni, commenti, o richieste di aiuto su internet ha scelto facebook ma soprattutto twitter per diffondere informazioni sulla situazione nel quartiere intorno al torrente Bisagno – spiega Donetti –  Perché soprattutto twitter? I cinguettii sono “facili” come gli sms: solo 140 caratteri, e immediatamente vengono letti da una comunità molto più vasta di quella degli “amici” di facebook. In pochi istanti quindi le informazioni che giungevano da Genova sono state ritwittate da tutta Italia, con hashtag #allertameteoLG. Immediatamente la rete si è attivata, e in poche ore era disponibile un sito che riportava su mappa le aree in situazione di emergenza: mancanze di connessione gprs, interruzioni della mobilità, la posizione della cisterna per la distribuzione dell’acqua potabile. Tutto “dal basso”, mentre la Pubblica amministrazione cittadina era impegnata nella gestione pratica dell’emergenza. La cittadinanza globale è intervenuta per sostenere e aiutare la comunità genovese, e lo ha fatto usando uno strumento pensato per il tempo libero. Quali altre interazioni possono nascere dall’integrazione tra social network come twitter e la città ancora sono tutte da scoprire”.
La città quindi diventa smart anche senza introdurre nuovi strumenti: “Smart city non vuol dire una città che fa acquisti innovativi. Smart city è la città che sa rendere più facile/veloce la rete di rapporti al suo interno. E la rete oggi è già nelle tasche della maggior parte di noi, grazie alla diffusione di smartphone e tablet. Le distanze si accorciano sempre di più. L’importante è che ora la città non si faccia sfuggire l’occasione di aprire questo canale di comunicazione con i propri cittadini e con i propri utenti. Senza temere i feedback negativi, i commenti e le critiche. Non bisogna avere paura di essere smart”.
Ovviamente l’uso dei social nelle smart city non è vincolato solo ai casi eccezionali. Quotidianamente questo strumento viene utilizzato per incrementare un database di informazioni libere alle quali tutti possono accedere. Quando facciamo “check in” in un luogo spesso condividiamo la nostra posizione assieme a foto e opinioni che vanno ad aggiungersi a quelle di moltissime altre persone creando una vera e propria recensione on line. Queste informazioni verranno poi utilizzate da altre persone che decideranno in base ai nostri commenti a che ora andare, come raggiungere il posto o addirittura se andarci o meno. Lo stesso discorso può essere fatto anche per i servizi o per gli eventi organizzati in città. Alcune amministrazioni o associazioni, che hanno capito quanto possano essere sensibili questi dati che circolano sui social si sono attivati o si stanno attivando proprio per raccoglierli e capire grazie ad essi i propri punti deboli e rendere migliori i propri servizi.

Già diversi comuni sono presenti su Facebook o Twitter e li usano per informare i cittadini delle proprie iniziative o per avvisarli di eventuali problemi o disservizi improvvisi. Ma non solo, possono essere anche utilizzati per interagire direttamente con loro andando ad abbattere tutti quei vincoli burocratici e lunghi tempi d’attesa che ci sarebbero invece se il cittadino dovesse andare in comune, cercare l’ufficio giusto, compilare moduli ecc. Un esempio di questo è la città di Torino che attraverso la sua pagina twitter informa sulle condizioni stradali, ma risponde anche direttamente ai cittadini.
Anche a livello nazionale qualcosa si sta muovendo. Opencamera è un’interessante esempio di come anche a livello centrale il mondo dei social network può essere un potentissimo mezzo di comunicazione con i cittadini, un nuovo modo di fare politica e amministrazione. Andrea Sarubbi, deputato parlamentare PD che ha ideato Opencamera ci ha raccontato come è nato questo progetto:
“Ho cominciato da solo. All’inizio parlavo e interagivo con le persone su Facebook, e vedendo che l’interesse cresceva ho pensato prima di creare un blog e poi di utilizzare twitter. Questa scelta ha ottenuto notevole successo e quindi ho pensato di strutturare meglio la cosa creando un Hashtag, che ho concordato con un’esperta di twitter, Claudia Vago (@tigella): alla fine abbiamo scelto #opencamera. In breve tempo –
prosegue Sarubbi – hanno aderito a #opencamera tutti i gruppi politici, oggi rappresentati da una ventina di parlamentari che twittano in diretta sulle attività del Parlamento italiano. La pluralità politica è importante perché garantisce la rappresentanza. Non è un lavoro giornalistico il nostro ma politica vera”.
Se “twittare” serva o meno oggi ai politici Sarubbi non ha dubbi…
“Posso dire che la trasparenza premia. Si sta creando un tale interesse che nel 2011 sono stato diverse volte su twitter il personaggio più popolare d’Italia davanti a star della tv come Fiorello o dello sport come Valentino Rossi.
I cittadini oggi si sono allontanati dalla politica. E’ la politica allora che si deve avvicinare ai cittadini. Quelle che diamo sono informazioni di prima mano. Un messaggio di soli 140 caratteri: non basta per essere esaustivi in ogni argomento, ma è un nuovo modo per spiegare quello che facciamo, per essere più vicini alla gente”.
Sarubbi infine parlando della Pubblica Amministrazione e dell’uso che alcune di queste fanno dei social network ha commentato:
“A volte i politici e le amministrazioni usano Facebook come ufficio stampa, pubblicando solo semplici comunicati e questo è sbagliato. Sui social network deve essere il politico a scrivere e rispondere, non il suo staff. A Milano ad esempio il sindaco Giuliano Pisapia raccoglie dai social network alcune idee dei cittadini e le mette in pratica. E’ necessario quindi far sentire ai cittadini che li si ascolta davvero, e in prima persona”.

Sui social network il deputato del PD gode di ottima compagnia. Assieme a lui infatti sono già presenti Roberto Rao, deputato UDC, Angelo Alessandri, Lega Nord, Chiara Moroni parlamentare di Futuro e Libertà,e l’elenco sembra destinato ad aumentare.
Ci sono perfino alcuni rappresentanti del Governo Monti, come il neoministro agli Esteri Giulio Terzi (@giulioterzi) che ha dichiarato: “La politica estera è fatta anche, e in gran misura, di percezioni. E quindi la Farnesina, un ministero aperto verso la società civile italiana, internazionale e verso il mondo dell’informazione, non può stare fuori da circuiti che consentono e avvantaggiano il modo di comunicare. Ritengo Twitter uno strumento molto sintetico e molto operativo”.
Una smart city quindi oggi già abitata da “smart citizen”. Un luogo dove le persone possono comunicare tra loro e con le amministrazioni. Una “Chat City” potremmo addirittura definirla usando le parole di Michele Vianello, Direttore del Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia, il quale ha recentemente pubblicato un vero e proprio manifesto di “buoni principi” in cui racconta di una città “intelligente”, non come insieme di oggetti “smart” ma vista come un luogo di dialogo dove le persone sono i veri protagonisti e dove la tecnologia deve mettere a disposizione delle persone i mezzi adeguati per interagire tra loro.

di Matteo Arnaboldi

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