Opendata

OPENDATA: UN COMMENTO

In questi giorni gli “opendata” ( i dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright ) sono al centro di diverse discussioni e dibattiti sia in rete che sui giornali. Urbano Creativo si era occupato già tempo fa della questione dedicandogli due articoli: Le pubbliche  applicazioni e Social city: se la città va online.
Oggi un nostro lettore, Andrea Raimondi, esperto di dataset e sviluppatore semantico, ha scritto alla nostra redazione per commentare l’argomento. Abbiamo trovato il suo approfondimento molto interessante e abbiamo deciso quindi di pubblicarlo sul nostro magazine.

“Gentile redazione di Urbano Creativo,
vi scrivo in merito all’articolo pubblicato ieri su twitter. Voglio dirvi innanzitutto che seguo con interesse già da qualche tempo il vostro blog e apprezzo le tematiche che prendete in esame. Vorrei farvi notare però che l’articolo di ieri sugli opendata è in linea con tutti quanti i post prodotti sull’argomento: si parla molto di progetti, di innovazione e di strategie. Quello che manca è un reale spaccato della situazione italiana in materia. Se, infatti, da una parte la mobilitazione pubblicitaria e di iniziative è importante, poiché certamente favorisce il discorso pubblico sul tema, dall’altra da ai cittadini un’immagine che di fatto non corrisponde alla realtà.
Mi sono occupato di alcuni progetti di pubblicazione di dataset, nonché di alcuni workshop sul mashup. Per deformazione professionale ho fatto un breve report dello stato della pubblicazione dei dati in Italia nei singoli portali (ormai in netto aumento) in relazione allo stato dell’arte nei differenti paesi europei e non (come Usa e Uk che si son fatti per primi promotori del progetto e-gov). Il risultato è desolante. 

I dati in Italia vengono pian piano rilasciati, ma come? Come ben sapete gli standard di pubblicazione sono un problema in via di risoluzione, mentre il formato dei dati caricati deve rispettare le famose 5 stelle di Tim Berners Lee. Queste stelle (che corrispondono ad una scala di qualità da .txt a .CSV o .RDF nel caso dei linked) sono state tuttavia pensate per definire in itinere un percorso del tutto nuovo. E’ chiaro infatti, che scaricare dati in formato TXT impone all’utente o all’azienda di sviluppo di dover lavorare nuovamente sul dato per ridefinirlo in modo operativo. Anche nel caso in cui i dataset siano in formato .XLS o .CSV ci si trova davanti file poveri di contenuto, immancabilmente da rifinire, e molto spesso poveri anche di quelle caratteristiche che potrebbe consentire un utilizzo del dato in maniera cogente rispetto all’argomento al quale si riferisce.

Facciamo un esempio pratico. Voglio accedere ai dati del comune X per sapere quanti incidenti stradali sono avvenuti e dove. Nella maggior parte dei casi il dataset contiene pochi dati (insufficienti per farci qualsiasi cosa sopra), molto spesso molto sporchi, per nulla geolocalizzati. Cosa ci si può fare con dati simili? Assolutamente nulla. Se invece i dati fossero corposi e geolocalizzati, non sarebbe difficile pensare, ad esempio, ad un’App web che aiuti i navigatori satellitari a guidare il conducente verso il parcheggio libero più vicino. Ovviamente tutto ciò, senza che i dati siano geolocalizzati, non è possibile. 

E’ necessario quindi che ci sia un reale stanziamento di fondi per assumere personale qualificato per fare un lavoro che è davvero importante. E’ necessario che ci sia un’organizzazione programmatica che faccia seguire direttive e TEMPI ben definiti. Non si può pensare di avvolgersi di lustri mentre il lavoro viene svolto da persone che di fatto non hanno ricevuto nessuna preparazione, né tecnica né culturale sull’argomento. Badate bene, le persone che lavorano nella PA, per esperienza personale, sono elementi validissimi. E tuttavia non si può pensare che le persone possano svolgere un lavoro simile come “integrazione” ai loro progetti ordinari. Gli opendata sono un tema caldo, ma alla base sono in stato vegetativo. 

Voglio mettere in luce un punto molto semplice: non si può e non si deve parlare di linee programmatiche ed idee innovatrici senza avere un pieno controllo di qualità sull’attività di base. Non si può, perché altrimenti tutte le idee creative si scontrano con la sostanzialità impossibilità di fornire vere App e servizi basati su dati aperti. Non si deve, perché così facendo si continua ad offrire ai cittadini un’immagine poco seria del lavoro svolto. In questo modo gli opendata perdono il loro valore di strumento in grado di migliorare la comunicazione cittadino/stato e la trasparenza del secondo nei confronti del primo. 

Vi ringrazio ancora per la vostra attenzione, vi auguro un buon lavoro.”

One thought on “OPENDATA: UN COMMENTO

  1. Ho letto solo oggi questo contributo che ho apprezzato per la schiettezza e la concretezza del contenuto. Qualche giorno fa ho avuto modo di esprimere considerazioni analoghe sull’argomento (all’indirizzo http://smartcities4me.blogspot.it/2012/04/aaa-banche-dati-pubbliche-cercasi-per.html), partendo da alcuni riflessioni su Apps4Italy, un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni basate sull’utilizzo di dati pubblici.

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