OBIETTIVO: RIVALUTARE I VECCHI EDIFICI

Gli edifici abbandonati? Una risorsa. In un tempo in cui “costruire” sembra essere una priorità per lo sviluppo dell’economia di un Paese, e lo specchio del benessere delle società moderne, c’è chi esce da questi schemi e sceglie una via diversa, quella del “rivalutare”. Stiamo parlando di [im]possible living, un progetto nato proprio con lo scopo di ridare vita e splendore a quegli edifici presenti nelle nostre città che sono stati abbandonati e lasciati per il nuovo. Per capire meglio di che si tratta e il perché di questa scelta “controtendenza” abbiamo parlato con Daniela Galvani, uno dei fondatori di [im]possible living.

Che cos’è [im]possible living?
“[im]possible living è un sito web dedicato agli edifici abbandonati di tutto il mondo. Lo scopo è quello di fornisce servizi alle persone che su scala locale cercano di sollevare, discutere e, potenzialmente, risolvere in maniera creativa i problemi legati a queste strutture.
Con [im]possible living vogliamo contrapporci, infatti, al continuo e costante consumo di territorio cui assistiamo in buona parte dei paesi del mondo, dove vengono costruiti in continuazione nuovi edifici che in gran parte rimangono vuoti.
La chiave di volta per la soluzione del problema sta proprio nel vedere gli edifici abbandonati come una risorsa da valorizzare e non come un problema da dimenticare, o peggio ancora, da nascondere”.

Chi c’è dietro il progetto e cosa vi ha spinto a scegliere di intraprendere questa particolare avventura?
“Dietro al progetto ci siamo io e Andrea Sesta. La spinta a scegliere di creare [im]possible living? La voglia di “aria nuova”, la voglia di creare un ecosistema che faccia convergere in maniera nuova, fresca, interessante le energie su un tema del genere: voglia di far vedere che qualcosa, forse si può fare, con le proprie energie”.

Quali sono i problemi principali legati agli edifici abbandonati e/o le conseguenze dell’abbandono degli edifici?
“La mancanza: se c’è stato abbandono è perché in qualche momento della sua vita, quell’edificio a subìto una mancanza di contesto, di persone, di volontà. 
Le conseguenze: lo spreco, l’idea di impotenza di rigenerare un edificio”.

In che modo questi edifici potrebbero essere rivalorizzati?
“Noi stiamo lavorando perché vengano rivalorizzati creando un’ecosistema che possa generare benessere, alla persona, alla città, all’economia. Speriamo di generare nuovi posti di lavoro, restituendo un capitale morto alla società”.

Qual è quindi il vostro obiettivo?
“Ripensare il mondo dell’abbandono, in un modo nuovo, sano, stimolante che possa trasversalmente coinvolgere tutti”.

A che punto siete del progetto e quali saranno i prossimi passi?
“Siamo alle prime fasi del processo di riqualificazione degli edifici: la mappatura che precede le fasi più complesse, che stiamo snellendo tramite il mezzo web e che unisce le persone di tutto il mondo per uno scopo comune.
Le prossime fasi toccano lo sviluppo del sito dove le persone potranno diventare responsabili del processo di riqualificazione di un edificio mappato.
Siamo stati sollecitati da alcuni cittadini ad aiutarli nel processo off line di riqualificazione di edifici abbandonati, rispondendo come facilitatori, in modo da guidarli nelle prime fasi di innesco del progetto”.

 

di Matteo Arnaboldi

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