NAPOLI: DIMMI SE SEI SMART

Napoli. Scala di Montesanto. Parte da qui, da una delle zone più degradate del capoluogo campano, il progetto di rigenerazione urbana Quartiere Intelligente. Un work in progress con un obiettivo ambizioso: riconsegnare ai cittadini uno spazio dimenticato e maltrattato e farlo in un’ottica di sostenibilità dove riuso, efficienza e buone pratiche diventano pilastri del vivere urbano. Cristina Di Stasio, presidente dell’associazione Quartiere Intelligente, ci racconta il progetto, a poche ore dall’evento di lancio.

A volte il luogo ha più importanza del progetto in sé. Quella del Quartiere Intelligente è una grande sfida per riqualificare un luogo affascinante della città e restituirlo ai suoi cittadini. Come la vincerete?
In realtà in questi ultimi anni la scala è divenuta a tutti gli effetti un vuoto urbano, un luogo non sentito dalla città e gradualmente abbandonato dai cittadini in questi ultimi vent’anni. Nonostante un recente ripristino, la sfida è proprio questa: renderla nuovamente percepita animandola con innovazione e creatività.

Da dove siete partiti?
Da un primo tentativo di creare un’impresa sostenibile da parte di un privato. Un desiderio che si è incrociato con altre istanze ben più antiche riguardo ad un processo di rigenerazione di tale spazio e come risposta di buon senso innovativa ed ecologica da dare alla città in piena emergenza rifiuti.

Quali sono i tre punti cardine del vostro progetto?
Il recupero o rigenerazione urbana del contesto, la capacità del luogo di essere un modello interessante anche esportabile riguardo ai principi delle smart city e delle città sostenibili, la potenzialità comunicativa dell’intero processo. Il luogo parla e induce a riflettere su stili di vita corretti.

Il progetto propone la salvaguardia del territorio, con uno sviluppo urbano sostenibile, e utilizza come strumento per la sua promozione l’arte, con uno spettacolo itinerante e un’installazione di arte visiva nella due giorni di apertura del Quartiere Intelligente. Come si coniugano ambiente e arte?
L’utilizzo del linguaggio emotivo dell’arte e gli eventi spettacolo-partecipativi sono ingredienti essenziali per un progetto che vive di comunicazione e coinvolgimento forte degli utenti che vogliamo raggiungere. Da queste premesse nascono le rassegne QI Vedo di viedeoarte e QI Accolgo di musica teatro e danza con momenti conviviali legati anche all’alimentazione sostenibile e con uno specifico laboratorio di ricerca e sperimentazione teatrale per parlare e coinvolgere i cittadini di ogni età sul tema dell’identità dei luoghi e sugli stili di vita corretti.

Avete definito il Quartiere Intelligente come un work in progress. Difficile dire ora come il progetto evolverà. Sicuramente però la partenza è carica di aspettative.
Come vi immaginate il Quartiere Intelligente tra un anno?
Quello che si vedrà è un primo significativo step di un processo più ampio che coinvolgerà altre strutture adiacenti e nuovi partner per un progetto per sua natura inclusivo. Coinvolgerà tutto il circondario con un effetto catalizzatore e potrà risultare in breve tempo un modello esportabile. Il potenziale non espresso è tanto dopo una lunga gestazione immaginiamo un effetto a catena non ridotto.

Il Quartiere è per i cittadini e dei cittadini. Il progetto è stato pensato in partecipazione con loro?
Sì, anche entrando in collaborazione con realtà di zona vedi esperienza del Parco Ventaglieri che si muovono esclusivamente attraverso processi partecipati con la comunità locale e cercando di non duplicare funzioni. QI inoltre si affianca al coordinamento scale di Napoli che promuove da qualche anno un processo partecipato per il recupero delle 200 scale e gradinate della città. La struttura stessa di QI si candida ad essere tra le varie funzioni l’ideale Urban Center di tale processo.

Quali sono le difficoltà maggiori e gli ostacoli che avete incontrato in fase di progettazione?
Gli ostacoli sono fatti per essere superati e sono la vera prova della validità di un progetto.
Un progetto di buon senso che ostinatamente stiamo portando avanti.

Napoli è smart?
Napoli ha un potenziale enorme, nascosto in molti apparenti difetti che possono diventare pregi. Senza cadere nel retorico, un atteggiamento disincantato rispetto ai modelli efficentisti ed estremamente consumistici in fondo ci salva. Un grande difetto da risolvere sono invece la sfiducia e la sensazione di cristallizzazione che a volte illusoriamente comunica questa città sempre in movimento. Liberiamoci dalla sensazione di ritornare sempre al punto di partenza, ora si va verso altre strade.
Ripercorriamo le scale a passo deciso verso l’alto.

di Elena Roda

In copertina: Scala di Montesanto – manifestazione nel 1978 © Antonio Niego

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