LE PUBBLICHE APPLICAZIONI

Oggi avere un sito o essere iscritti ai social network non basta più. La nuova frontiera per chi vende e offre servizi si chiama “App”. Già molte sono, in Italia, le aziende e i privati che scelgono di creare un’applicazione per smartphone  per facilitare l’accesso ai propri servizi e informazioni. Anche il pubblico sembra voglia farsi strada in questo nuovo mondo. Il numero delle Amministrazioni Pubbliche che stanno attivando delle App però non si conosce con certezze ne si sa che tipologia di servizi esse offrano.
Da qui nasce allora l’idea della redazione di Forum PA, come ci racconta Tommaso Del Lungo, di “creare un catalogo online che potesse raccogliere, grazie alla collaborazione di tutti, le applicazioni per smartphone realizzate dalle pubbliche amministrazioni.

Tommaso ci spieghi il perché di questo Catalogo?
“L’obiettivo del catalogo è quello di provare a realizzare un piccolo censimento su come si stanno muovendo le amministrazioni pubbliche su un tema così innovativo e delicato come lo sviluppo di quei servizi che potremmo definire di mobile-government, che un tempo si riferivano quasi ed esclusivamente agli sms informativi, e che oggi contano modelli di servizio interessantissimi come i borsellini elettronici o, appunto, le applicazioni per smartphone”.

Come procede l’iniziativa?
“Al momento abbiamo registrato una cinquantina di app di cui circa la metà segnalate attraverso il form, ma il progetto continua. Come passo successivo, pensiamo di proporre ai nostri lettori delle vere e proprie recensioni delle singole app (stiamo ancora cercando volontari sparsi sul territorio nazionale)”.

Quali sono le App “preferite” dalle Pubbliche Amministrazioni?
“Al momento abbiamo ancora pochi casi per tirare le prime conclusioni, ma la sensazione è che le opportunità di interattività offerte delle tecnologie degli smartphone non siano colte a pieno.
I servizi offerti sono per lo più servizi informativi, spesso turistici, e in più di un caso replicano i contenuti già pubblicati su un sito istituzionale. Ovviamente non mancano le eccezioni piacevolmente d’avanguardia, come l’applicazione e-part mobile del comune di Udine che permette ai cittadini di segnalare disservizi all’amministrazione, o Miapa realizzata con il contributo del Formez e FORUM PA, che permette di commentare e votare il servizio ricevuto da un ufficio pubblico”.

Un’altra interessante iniziativa che coinvolge sempre il mondo delle applicazioni è AppsforItaly, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra diversi attori pubblici e privati tra cui l’ex Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, Forum PA e Formez PA. A raccontarcela questa volta è Gianni Dominici, Direttore di Forum PA

In parole semplici che cos’è AppsforItaly?
AppsforItaly è un contest, aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende, insomma a chiunque voglia cimentarsi nel realizzare progetti e applicazioni interessanti e utili nella vita di tutti i giorni, utilizzando i dati pubblici messi a disposizione da pubbliche amministrazioni italiane o da privati. Sono moltissimi i dati che, se aperti a tutti, possono servire a questo scopo e di cui ad oggi non viene sfruttato il reale potenziale. Il concorso è stato aperto il 20 novembre scorso e per partecipare c’è tempo fino al 10 febbraio 2012”.

… e come funziona?
“Sul sito www.appsforitaly.org
è disponibile il form per registrarsi e si possono trovare tutte le informazioni. La regola imprescindibile è che tutte le applicazioni che partecipano al contest siano basate su dati pubblici. Il riferimento principale per i dati è dati.gov.it, il portale italiano dell’open data lanciato nell’ottobre scorso, che presenta un catalogo dei dataset pubblici disponibili in formato aperto. Ma vorrei citare anche dati.piemonte.it, il primo portale italiano per il riutilizzo dei dati pubblici realizzato dalla Regione Piemonte, seguito poi da quello dell’Emilia Romagna, dati.emilia-romagna.it. Si può partecipare ad Appsforitaly presentando una o più proposte all’interno di quattro categorie: idee e progetti per utilizzare i dati pubblici in modo interessante e utile; applicazioni in grado di catturare il valore dei dati pubblici e trasferirlo alla società; datasets, basi di dati con un ottimo livello di apertura prodotte da un organismo pubblico che potrà partecipare direttamente o attraverso un partner come un’azienda, un’associazione o una comunità di sviluppatori; visualizzazioni o elaborazioni grafiche costruite sui dati pubblici. Proprio in questi giorni stanno arrivando le prime registrazioni”.

Perché è importante questo contest?
“AppsforItaly è per l’Italia un’esperienza inedita, che vuole mostrare il reale valore del patrimonio informativo pubblico e favorire, così, l’adozione di una strategia di open data a livello nazionale. Crediamo che mettere in luce esempi concreti e progetti realizzati sia il modo migliore per far comprendere le opportunità che una scelta di questo tipo aprirebbe, se realizzata su larga scala e all’interno di una politica più ampia di open government. Parafrasando Tim Berners-Lee, possiamo dire che il sostegno alla politica degli open data deve arrivare da tutti i livelli: dall’alto (dalla politica nazionale), dai soggetti intermedi (territoriali e imprenditoriali), ma anche dal basso (cittadini e associazioni no profit). Questi tre livelli devono collaborare con un approccio integrato ed è proprio questa la filosofia sia del portale dati.gov.it che del contest Appsforitaly. Solo così l’open data non resterà il fiore all’occhiello di poche amministrazioni virtuose e di pochi innovatori, ma potrà coinvolgere tutto il territorio e tutti i livelli di governo. Del resto questo tema assumerà sempre più una dimensione europea: proprio pochi giorni fa, il 12 dicembre, la Commissione Europea, tramite la commissaria Neelie Kroes, ha annunciato la strategia sui dati aperti per l’Europa. Una strategia che avrà notevoli ripercussioni economiche, visto che secondo le stime il rilancio dell’open data a livello europeo dovrebbe dare un contributo all’economia quantificabile in 40 miliardi di euro all’anno. La strategia della Commissione Europea parla di un aggiornamento della direttiva del 2003 sul riutilizzo dei dati pubblici, di investimenti per 100 milioni di euro nel periodo 2011-2013, della creazione di un portale paneuropeo dei dati pubblici, che sarà operativo nel 2013. Rispetto alla direzione tracciata, una volta tanto non siamo, come Paese, gli ultimi della classe. Come il Regno Unito e la Francia anche noi abbiamo un portale nazionale e diversi portali regionali per la distribuzione degli open data della pubblica amministrazione, abbiamo una licenza specifica a protezione dei dati liberati, abbiamo un vademecum di indirizzo e di guida per le amministrazioni che vogliono liberare i dati; abbiamo, infine, il contest Appsforitaly per premiare le migliore soluzioni di riutilizzo dei dati pubblici. Quello che ancora ci manca è una politica che valorizzi le diverse iniziative all’interno di un quadro coerente e di un progetto condiviso, una visione strategica che indichi priorità tra le diverse iniziative.
L’augurio che possiamo farci è che, conclusa questo fase concitata, l’attuale governo abbia la forza e la volontà di riprendere il filo delle cose già in corso”.

di Matteo Arnaboldi

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