BARCELLONA, SHANGHAI, MOSCA: COME SI DEVE PARLARE DI SMART CITY OGGI

È da tanti anni che si parla di Smart City e la suite di servizi e applicazioni disponibili è in continua evoluzione ed espansione. Essere città intelligenti significa essere efficienti dal punto di vista delle risorse disponibili, della qualità della vita ma anche della comunicazione. Cosa è cambiato nelle prospettive di sviluppo dei territori urbani in relazione all’evoluzione delle tecnologie del settore mobile? L’idea di quello che una smart city dovrebbe essere è ben radicata nei nostri immaginari: fantomatiche città totalmente connesse dall’IoT, in cui in cui siano portati ai massimi livelli digitalizzazione, inclusione, qualità della vita e sostenibilità per ottimizzare risorse e spazi, e garantire un’elevata qualità della vita e una crescita sociale dei cittadini e delle imprese. Negli anni ci siamo resi conto che la strada è più impegnativa e più lunga di quello che potesse sembrare.

Martedì 28 febbraio va in scena per il Mobile World Congress il Keynote “Smart Cities, Connected Citizen”. Moderati da Ricardo Tavare, CEO di TechPolis, esperti e attori della pubblica amministrazione racconteranno le realtà di Shanghai, Mosca e Barcellona per confrontare best practices ed esporre i loro piani per raggiungere questo traguardo.

Il primo a salire sul palco è Shao Zhi Qing, direttore della Commissione Comunale di Economia e Informatizzazione di Shanghai, l’epicentro economico e tecnologico della Cina. L’obiettivo di Shanghai la massima integrazione dei servizi connettendo la città e i suoi abitanti con il piano Cloud of Citizen. Il primo prevede tre fasi. La prima è iniziata nel 2010 basata su tre perni: digitalizzazione, networking e intelligenza artificiale. La rete 4G raggiunge già 100% della città e il progetto mira a portare su tutto il territorio anche Wi-Fi locale. Queste premesse permetteranno lo sviluppo e la finalizzazione di LIFE Shanghai Campaign, ovvero la seconda fase iniziata nel 2014 che ha lo scopo di aumentare la consapevolezza dei cittadini della smart city e giungere così, entro il 2020, alla terza fase corrispondente al miglioramento ulteriore della vitalità della città basato sullo sviluppo dei perni della prima fase digitalizzazione, networking e intelligenza artificiale che, reciprocamente, renderebbero attuabili i principi di ubiquità, agilità e integrazione.

Parla con lo stesso rigore Andrey Belorezov, vice CIO della città di Mosca. I progetti della capitale russa è invece basata sull’importanza della gestione e la comunicazione dei dati con i cittadini attraverso le centinaia di possibilità offerte dalle reti sociali. Andrey Belorezov è consapevole di come la grandezza di una città sia proporzionale all’impegno necessario per portare la smartness su tutto il territorio e per questo dichiara che saranno necessari degli accordi con i privati perché lo sforzo economico della sola pubblica amministrazione non sarebbe sufficiente per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dispostiAbbiamo una piattaforma su cui comunichiamo con i cittadini a presentare le loro proposte“, ha detto il CIO russo “e funziona molto bene. Nel 2015 abbiamo ricevuto 350 milioni di richieste, ma l’anno scorso è salito a 510 milioni“.

Ma è Francesca Bria la speaker che con carisma, professionalità e competenza incanta la platea e che spiega, in veste di Chief Technology & Digital Innovation Officer di Barcellona, l’obiettivo della città di cui è portavoce: portare a termine entro il 2020 i progetti attivi per far fare un salto di qualità smart alla città basato sulla gestione e la trasparenza dei Big Data. La strada per arrivare a una città totalmente connessa è ancora molto lunga ma è certo, dichiara, che per raggiungere il traguardo bisognerà attuare delle collaborazioni non solo con i giganti delle aziende tecnologiche e delle telecomunicazioni, ma anche incrementare la cooperazione con le piccole e medie imprese. Sottolinea il fatto che negli ultimi anni le città possono disporre di una quantità di dati prima non immaginabile e che è impensabile non cogliere l’occasione di sfruttarli in tutte le loro potenzialità. “Il governo non deve essere percepito come il Big Brother; abbiamo un sacco di dati ma ancora non li usiamo per migliorare i servizi e le infrastrutture: bisogna riuscire a farlo e anche riuscire a comunicarlo ai cittadini così che essi possano di nuovo credere nell’amministrazione pubblica”. Spiega quindi cosa Barcellona intende come Data Strategy: “una nuova city-level data strategy che sia basata sulla trasparenza, il rispetto della privacy, la sicurezza e un uso etico dei dati e delle informazioni maneggiate”. Si sofferma anche sull’importanza di aspetti come la qualità dei dati e delle analisi effettuate. Bria conquista definitivamente l’attenzione del pubblico spostando il focus del suo intervento su un lato più umanistico dichiarando che le finalità del progetto catalano sono incentrate sul soddisfacimento dei bisogni dei cittadini.  E se, come Bria declama, “parlare di smart city equivale a capire come gestire e indirizzare i bisogni dei cittadini“, allora è necessario “costruire le nostre città con un approccio bottom-up” in un sistema che realmente permetta ai cittadini di avere il potere di esprimersi e far valere le proprie idee.

di Giulia Cattoni

In copertina: Fracesca Bria per MWC © Giulia Cattoni

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