IL DECRETO SVILUPPO

Innovazione come nuovo fattore di sviluppo per il nostro Paese. Questo l’obiettivo del Decreto Sviluppo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Ma cosa contiene il decreto per la crescita? I provvedimenti più rilevanti riguardano Agenda Digitale e Start-up: abbiamo chiesto a Michele Vianello, Direttore del Parco Scientifico Tecnologico Vega Park di Venezia ed esperto di comunicazione digitale, di dirci la sua sugli aspetti di questo decreto ritenuti strategici per il futuro dell’Italia.

Michele Vianello

Agenda Digitale: è strettamente connessa a tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione e in particolare la modernizzazione tecnologica della gestione di dati e documenti. In concreto le novità riguardano la creazione di un’anagrafe unica, un fascicolo sanitario elettronico in tutti gli ospedali d’Italia, ricette digitali, carta di identità digitale che punta a creare un unificazione di tutte le anagrafi, cartelle cliniche in rete e carriera scolastica in una scheda online. Inoltre è prevista la pubblicazione dei dati in formato aperto (open data). Questo allo scopo di ampliare fortemente l’accesso a informazioni di pubblica utilità, favorendone poi il riutilizzo per analisi, servizi, applicazioni e soluzioni.

Cosa ne pensa di questa digitalizzazione estesa?
Ritengo che molte parti del decreto, come quello relativo alla sanità, – afferma Vianello – rappresentino un contributo importante all’innovazione, al contrario una clamorosa occasione perduta viene dai provvedimenti riguardanti la scuola e la carta d’identità digitale, ahimè pensata su un supporto fisso (retaggio del passato). A livello generale, il rischio è quello che definisco digitalizzazione dell’esistente. E’ giusto che la Pubblica Amministrazione abbandoni definitivamente la comunicazione cartacea con i cittadini, ma ciò andrebbe accompagnato ad una attività di alfabetizzazione digitale dei cittadini stessi, altrimenti i principi, tutti molto condivisibili, difficilmente verranno attuati in maniera efficiente”.

Start-up: per la prima volta, il legislatore ha definito un quadro di riferimento organico (in un nostro articolo precedente vi abbiamo parlato di tutte le novità previste). In sintesi, il provvedimento si propone di favorire la nascita, la struttura e la crescita delle imprese innovative mettendo anche a disposizione dei fondi: circa 200 milioni di euro, tra i fondi stanziati dal decreto sotto forma di incentivi e fondi per investimento messi a disposizione dalla Fondo Italiano Investimenti della Cassa Depositi e Prestiti.

Rispetto al provvedimento inerente le start-up, quali gli aspetti positivi e quali quelli negativi che rilevi?
Nonostante siano stati stanziati dei fondi, trovo che le quantità finanziarie siano insufficienti così come le modalità di erogazione. In particolare trovo che manchino misure che tendono ad aiutare gli incubatori, anche in termini di azioni di defiscalizzazione. L’aspetto positivo invece è relativo al cosiddetto crowdfunding (finanziamento dal basso). Le start-up possono quindi raccogliere capitale diffuso attraverso speciali portali on line, le piattaforme per creare condizioni di accesso gratuito e semplificato alla garanzia sul credito bancario”.

 Come passare dalla teoria ad una attuazione pratica e puntuale del decreto?
E’ dovere del legislatore essere chiaro, fissare dei paletti. Questo vuol dire strutturare un meccanismo di controllo che garantisca in tempi brevi e con il necessario grado di efficienza, l’attuazione pratica delle norme, pena sanzioni di ordine economico alle amministrazioni poco efficienti. Solo in questo modo l’Italia potrà dirsi sui giusti binari in tema di innovazione e crescita”.

Di Stefania Mancuso 

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