ICITY RATE 2017

Come sono messe le città italiane a livello di “smartness”? La risposta a questa domanda arriva attraverso iCity Rate 2017,  il Rapporto annuale realizzato da FPA per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso verso città più intelligenti – più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili -, presentato ieri nel corso di iCity Lab, l’annuale manifestazione dedicata alle Smart Cities, quest’anno legate a doppio nodo con il tema della sostenibilità, trasformandosi quindi in Smart Sustainable Cities.

Ed è proprio nell’ottica della sostenibilità che è stato rivisto l’approccio a tale ricerca, che ha abbracciato dunque ben 15 dimensioni di analisi, per le quali in ambito nazionale e internazionale sono stati definiti dei traguardi per le città, con i Sustainable Development Goals fissati dall’Agenda 2030. Le 15 dimensioni considerate sono: povertà, istruzione, legalità e sicurezza, occupazione, crescita economica, governance e partecipazione, ricerca e innovazione, trasformazione digitale, cultura e turismo, mobilità sostenibile, verde urbano, energia, qualità dell’acqua e dell’aria, suolo e territorio, rifiuti. La rilettura del rating rispetto alle dimensioni della sostenibilità ha portato ad un ulteriore aumento degli indicatori considerati, che passano quest’anno ad essere 113, ma soprattutto all’introduzione di ben 42 nuovi indicatori afferenti ad ambiti di policy differenti: 7: ad essere misurata non è più la distanza da un modello ideale di Smart City, né tanto meno la vicinanza o la lontananza dalle “prime della classe”, bensì la strada che ciascuna città ha ancora da fare per contribuire al raggiungimento del nuovo modello di sviluppo che – come Paese – ci siamo impegnati ad affermare nei prossimi 13 anni.

I 106 comuni capoluogo analizzati hanno restituito l’immagine di un sistema eterogeneo, con alcune importanti polarizzazioni tra Nord e Sud in primis, ma anche tra aree metropolitane e piccoli centri urbani, tra le città del welfare – quelle che hanno rafforzato il proprio tessuto connettivo -, e le città della crescita economica, e tra queste e le città che fanno sviluppo, con grande attenzione per l’ambiente e per la qualità del vivere urbano. Sintomo della mancanza di una politica coordinata, di un quadro di riferimento condiviso e unitario capace di coniugare scelte di policy e modalità di governo differenti in funzione di traguardi che non possono non essere globali.
Complessivamente, il sistema urbano italiano è in ritardo rispetto agli obiettivi di sostenibilità, dunque a rischio in termini di attrattività e vivibilità. Importanti risultati di valore sono quelli registrati dalle tre città che hanno conquistato il podio, Milano, Bologna e Firenze, e dal sistema urbano emiliano-romagnolo, mentre un pesante ritardo strutturale è rappresentato da gran parte delle città del Sud – la migliore è Cagliari, alla 47esima posizione, e da Roma, che mostra solo qualche debolissimo segnale di movimento.

Milano vince a mani basse per quanto riguarda crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca e innovazione e trasformazione digitale, si posiziona ottimamente sugli asset dell’innovazione sociale, della progettazione innovativa per lo sviluppo urbano e dell’amministrazione condivisa, ma pecca in tema di legalità e sicurezza e risente dell’introduzione  di variabili ambientali come il consumo di suolo, la qualità dell’aria e la gestione dei rifiuti urbani. Bologna, seconda in classifica, vince la medaglia d’oro per energia e governance e partecipazione, e mostra un approccio complessivo ben equilibrato, con un unico punto debole nelle policy legate al suolo e alla vulnerabilità territoriale. Il bronzo di Firenze è dovuto soprattutto alle ottime policy legate alla promozione di un turismo sostenibile, che crea posti di lavoro e promuove la cultura e i prodotti locali, all’istruzione, alla crescita economica e occupazione, ma anche alla politica ambientale, all’investimento per la trasformazione digitale e all’innovazione del modello di governance della città; i punti di debolezza non sono diversi da quelli delle altre città metropolitane: qualità dell’acqua e dell’aria, consumo di suolo e legalità. Tre città, tre modi diversi di rispondere a livello locale alle grandi sfide dello sviluppo. Nella top ten si assestano anche due città medie in forte crescita, Bergamo Trento, che si distinguono rispettivamente per crescita economica e ricerca e innovazione e ambiente ed economia circolare, e ben quattro posizioni tra le prime dieci sono occupate da città emiliano-romagnole – oltre a Bologna: Ravenna, Parma e Modena, con Reggio Emilia all’undicesima posizione -, evidenziando un approccio vincente di crescita sostenibile e inclusiva portata avanti in una logica di condivisione e di collaborazione multi-stakeholders reale e sempre più solida. Venezia in quarta posizione e Torino in settima tra le Città Metropolitane in top ten.

Roma si muove, ma molto lentamente, registrando progressi soprattutto in termini di trasformazione digitale, mentre rimane grande arretratezza in gran parte di quei settori – come mobilità sostenibile, energia, occupazione, governance – che dovrebbero caratterizzare non solo una capitale ma qualsiasi città di grandi dimensioni. Nella complessiva arretratezza degli ambiti di policy del Sud, le note positive sono rappresentate da CagliariSassari Oristano, a riprova dell’importante percorso di crescita avviato in Sardegna, e dalle città abruzzesi di L’Aquila Pescara.

Questa la panoramica sulla situazione dello sviluppo smart e sostenibile delle nostre città. Se desideri consultare la ricerca completa, clicca qui.

In copertina: Piazza del Duomo © magro_kr

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