EXPO SMART. SMART MILANO?

Milano Smart è partita, venerdì 19 aprile, nell’incontro organizzato dal Comune e dalla Camera di Commercio milanese al Museo della Scienza e della Tecnologia. Una partenza sprint con il convegno sulla Milano del futuro, un futuro possibilmente prossimo, come sottolineato dal sindaco Giuliano Pisapia che ha auspicato una Milano “intelligente” entro il 2015, data fatidica per testare il benessere e la presentabilità internazionale della metropoli italiana chiamata all’appuntamento cruciale di Expo 2015.
Nella cornice del museo cittadino si sono avvicendati sul palco esperti nazionali e esteri, rappresentanti delle istituzioni e, nelle tavole rotonde del pomeriggio, anche imprese, rappresentanti dell’università e della ricerca, amministratori e cittadini. Un “public hearing” che ha raccolto voci diverse e che è stato anche un primo passo verso la definizione delle difficoltà che il concetto “smart” implica, in una città che, come ha sottolineato Piero Bassetti di Globus et Locus, deve trovare la sua vocazione.
Cosa vuole essere Milano, una glocal city nel contesto europeo o una città locale italiana, si chiede Bassetti, mettendo a nudo le problematicità di un processo che è ancora all’inizio e che, a soli due anni dall’appuntamento di Expo, comincia a ragionare in maniera fattiva su cosa significa essere una città “astuta”, il termine che meglio traduce “smart”, come ha spiegato Andrea Di Maio di Gartner.
Se la “smartness” di Milano non è la stessa di Chicago, Dubai o Berlino, perché, come ha sottolineato Piero Bassetti, le città sono tutte diverse, la metropoli italiana deve allora trovare la sua via per fare spazio alla tecnologia e trovare lì i presupposti per la sua smartness, colmando il gap che la tiene ancora ancorata a un’idea di città passata.
L’Expo sarà allora un banco di prova importante, con la costruzione ex-novo di una cittadella smart che dovrà essere capace di proiettarsi all’esterno, verso la città vera, quella Milano che smart ancora non è ma che vuole presentarsi al mondo tra due anni con un’anima “astuta”, in grado di accogliere milioni di visitatori e, soprattutto, con la capacità di assorbire le innovazioni della cittadella intelligente dell’Expo.
Che i tempi siano stretti non è un segreto. Se il modello di piccola città da esposizione può essere messo in piedi in breve tempo la vera sfida è la città reale, una città che, come più volte sottolineato nell’incontro del 19 aprile scorso, deve essere attenta al suo utente, a chi ci vive e ci lavora.
Allora sì che il progetto si fa impegnativo e obbliga l’amministrazione a tenere conto di tre punti importanti. Posso permettermi una città smart? Posso sostenerla nel tempo? Come supero le barriere? Domande alle quali Milano dovrà dare una risposta, presto. Il “public hearing” al Museo della Scienza è il primo passo. Verso una Milano smart?

di Elena Roda

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