ICT: L’ESTONIA CHE NON TI ASPETTI

Mostrami la tua carta di identità e ti dirò chi sei. Se da cittadini italiani ci sentiamo un po’ retrò quando in dogana – o all’entrata di un pub inglese – dobbiamo esibire un pezzo di carta spesso ridotto a brandelli, così non è per un milione e mezzo circa di cittadini estoni. Terra di conquista nei secoli passati, poi di occupazione sovietica, dal 1991 l’Estonia ha fatto passi da gigante. Prima l’ingresso nell’UE, poi l’euro, e ora un Primo Ministro 34enne (più giovane del nostro): il tutto ha aperto a un programma ICT che in pochi anni ha creato le basi per una rivoluzione digitale che permea tutti gli ambiti del vivere civile, dal voto elettronico, al biglietto per i mezzi pubblici, dal pagamento delle tasse, all’accesso alla rete in tutto il Paese, dichiarato diritto umano da una legge emanata nel 2000. E la Carta d’Identità elettronica è l’ovvia conseguenza e necessità imprescindibile perché tutte queste iniziative possano essere messe in atto.

Ma come ha fatto l’Estonia a diventare quello che è diventata? Ne abbiamo parlato con Indrek Vimberg dell’ICT Demo Center di Tallinn, centro promotore del programma E-stonia. Indrek, quali sono le maggiori conquiste del programma E-stonia? “L’Estonia ha il sistema di carta d’identità elettronica più sviluppato al mondo. La carta d’identità estone serve come accesso a tutti i servizi elettronici del Paese. Oltre a servire come documento di identificazione, funge da tessera sanitaria, come prova di identificazione per l’accesso ai propri dati bancari, come biglietto prepagato per il trasporto pubblico a Tallinn e a Tartu, per la firma digitale, per il voto elettronico, per accedere a qualsiasi database del governo per controllarne i propri dati e per accedere alle prescrizioni mediche elettroniche. I cittadini estoni possono anche utilizzare il cellulare per accedere ai servizi, attraverso chiavi private immagazzinate nella scheda SIM e un’applicazione per l’autenticazione e l’accesso. Il sistema attraverso telefono cellulare permette all’utente, per esempio, di votare attraverso il browser web. Il tutto è gestito attraverso il sistema X-Road, che è la colonna vertebrale del programma E-stonia, uno strumento che può comunicare con diversi database, trasmettere vasti set di dati e permette di ricercare attraverso molti database”.

Come ci siete arrivati?
“La creazione della società digitale estone è stata resa possibile dalla sua infrastruttura (i servizi digitali, ndr). Invece di creare un sistema centrale unico e onnicomprensivo, l’Estonia ha creato un sistema aperto, decentralizzato che collega e mette insieme vari servizi e database. La flessibilità di questo sistema negli anni ha permesso lo sviluppo di nuovi componenti della società digitale. E’ il potere dell’espansione che ha permesso all’Estonia di posizionarsi all’interno di una delle maggiori storie di successo europee dell’ultima decade”.

Cosa significa per lei smart city?
“Per me smart city significa tante cose, dall’urban planning al trasporto pubblico. Se lo riferiamo alla digitalizzazione, è smart la trasformazione dei servizi pubblici in servizi elettronici: ad esempio il Mobile Parking. In una capitale come Tallinn l’app che permette agli automobilisti di pagare il parcheggio cittadino attraverso il loro cellulare è diventato il sistema più largamente usato per pagare il parcheggio”.

Ma se l’Estonia è così avanti, come se la passano gli altri stati europei e, nello specifico, come se la passa il Belpaese? Cosa c’è di diverso tra noi e loro? Lo abbiamo chiesto a Marco Camisari Calzolari, autore, docente, “capitano” della cultura digitale, come lui si definisce, e inguaribile ottimista, nonostante tutto.
“Tutti i paesi che stanno rinascendo, che sono nuove economie, hanno il grande vantaggio di non avere troppi retaggi culturali, ne hanno ma sono pochi rispetto al peso che hanno in altri paesi europei come l’Italia. In questo momento la preparazione che bisogna dare agli studenti è un futuro in cui gli strumenti sono diversi, sia gli strumenti didattici, di comprensione, sia gli strumenti che andranno a utilizzare i futuri lavoratori, i futuri imprenditori, attori, manager del mondo del lavoro. Immagino un mondo libero dai retaggi del passato, in cui il passato rappresenta uno dei tanti saperi che ci possono essere utili da mettere sul piano della cucina per farne una ricetta. La ricetta che farei oggi sarebbe composta sicuramente da un po’ di storia, gli elementi base della comprensione del mondo, la geografia, la matematica, il latino, la filosofia, ma proprio perché il mondo oggi è diventato diverso, è diventato più digitale, sono diventate digitali le relazioni, le azioni base che si fanno, per comprendere il mondo è necessario che anche queste materie rientrino nelle materie scolastiche”.

Una distanza culturale quindi, che porta i cittadini di alcuni Paesi a pensarla in maniera diversa rispetto a chi arriva da esperienze differenti.
“Molto spesso si considerano le tecnologie come cose avanzate che essendo avanzate non abbiamo, non ne sentiamo l’esigenza”.
E in Italia la situazione non sembra cambiare nemmeno in tempo di crisi.
“Non c’è la percezione di una diretta correlazione tra il digitale usato nella pubblica amministrazione, nella vita personale, nella vita delle aziende e l’efficienza, il PIL che cresce e la riduzione della disoccupazione”.


Non c’è speranza quindi?
“Siamo molto indietro. Questo paese così com’è non ha molte speranze di adeguarsi velocemente però il paese non è più lo stesso. L’Italia dal punto di vista della popolazione sta cambiando. Fortunatamente siamo un belpaese. Ho poche speranze nell’attuale binomio territorio-persone. In questo momento siamo in stallo ma sono positivo sul medio e lungo periodo. Il futuro è fatto di un’Italia che è bellissima”.

In copertina: Tallinn, Estonia © Elena Roda

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