CITTA’ SMART, CITTA’ RESILIENTI

Resilienza: dal latino Resiliens, è la capacità di sopportare shock esterni senza riportare gravi danni. Termine utilizzato per molte discipline e con significati diversi, in ecologia rappresenta ad esempio la capacità di un ecosistema di ripristinare l’omeostasi, ovvero la condizione di equilibrio, a seguito di un intervento esterno (come quello dell’uomo) che può provocare un deficit ecologico. Una città smart è anche una città resiliente? Per capirlo abbiamo cercato prima di chiarirci come questo concetto possa essere applicato alle città. Lo abbiamo chiesto a Piero Pelizzaro, responsabile del settore cooperazione internazionale di Kyoto Club, organizzazione non profit nata nel 1999 e impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto. “Il tema principale attorno al quale ruota questo concetto è la necessità sempre più urgente per le città di adattarsi ai cambiamenti climatici dotandosi di strumenti di pianificazione ad hoc”. Cosa deve “imparare” a fare una città? “Il sistema socio-ecologico della città deve attuare strategie efficaci sia per far fronte agli shock economici e climatici (mitigazione) sia saper ricostruire e rinnovare il sistema stesso in sintonia con la natura (adattamento), senza danneggiare ulteriormente l’ecosistema in cui viviamo e laddove possibile attuando interventi di ri-naturalizzazione, efficienza energetica e sostenibilità. L’Unione Europea, vista l’importanza del tema e l’urgenza con la quale va affrontato, ha chiesto ai singoli Paesi di sviluppare delle strategie di adattamento dei cambiamenti climatici, dedicando nei prossimi anni il 20% del suo bilancio al finanziamento di progetti inerenti queste tematiche. L’Italia su questo fronte non ha ancora elaborato una strategia d’azione comune, tuttavia esistono delle buone pratiche già attive sul territorio nazionale”. Puoi farci qualche esempio? “Una di queste è rappresentata dalla riqualificazione ad opera del comune di Ancona dell’area di PortoNovo, da Torino con l’organizzazione dei contratti di quartiere, strumenti di intervento finalizzati al recupero di quartieri segnati da un diffuso degrado fisico e ambientale. E ancora da Bologna, che sta lavorando per definire proprie strategie di adattamento impegnandosi nella risoluzione di problematiche quali le ondate di calore e la presenza della zanzara tigre. Inoltre, attraverso il progetto GAIA, elabora misure green come ad esempio la piantumazione di nuovi alberi in città”.
Anche la formazione ha un ruolo chiave nello stimolare la nascita e la diffusione della cultura “resiliente”. Il Kyoto Club ha attivato il progetto CRES clima resilienti che, continua Pelizzaro “è un progetto didattico dedicato a studenti, docenti e tecnici di Enti Locali volto a favorire la sussidiarietà delle conoscenze, promuovere la collaborazione tra territori vicini, ma anche raccogliere buone pratiche provenienti da altri Paesi. A questo proposito, sono due gli esempi virtuosi in Europa: Copenhagen, che con il Piano Clima del 2009 ha previsto importanti misure di canalizzazione e drenaggio delle acque, e Rotterdam, che ha fatto dell’acqua una fonte di business. Sceglie di costruire infatti edifici dedicati allo sviluppo del terziario sull’acqua, presentandosi agli investitori come una città pronta al cambiamento climatico, una vera città resiliente”. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del progetto CRES: www.climaresilienti.it.

di Stefania Mancuso

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