Manifestazione a favore dell'emancipazione femminile

8 MARZO: PARLIAMO DI OCCUPAZIONE FEMMINILE

Donne e lavoro.
Da dove cominciare per analizzare una situazione così complessa? Decido di farmi aiutare dagli Stati Generali sul lavoro femminile, documento curato dall’Istat che offre un quadro completo di tutta la questione. Bene, facciamoci coraggio e partiamo.
Dalla metà degli anni ’90 vi è stato certamente un aumento dell’occupazione femminile. Quasi due milioni di donne riescono finalmente ad entrare nel mondo del lavoro, chi lavora già migliora la propria posizione (meno operaie, più impiegate) e inizia a lavorare con orari nuovi e flessibili (più part-time).
E’ proprio in questa fase però che si evidenziano i primi problemi strutturali: la crescita si è concentrata perlopiù al Centro Nord lasciando al Sud solo le briciole. Con la crisi questi fenomeni si acutizzano e si complicano: nell’industria diminuiscono più le donne che gli uomini, c’è un nuovo arresto dell’occupazione qualificata e aumentano fenomeni di segregazione sia verticale che orizzontale*.
In questo quadro, oggi, la situazione più difficile la vivono le giovani italiane e fin dall’inizio della loro carriera lavorativa. Il loro infatti è un percorso a ostacoli: meno lavoro, sottopagato e precario. Per dare l’idea, al 2012 il tasso di occupazione femminile in Italia è del 47% (che scende al 30,5% al sud), il lavoro è sempre più precario (32,5% hanno contratti a termine o sono collaboratori) e si guadagna poco (una media di 892 euro al mese). A questo si aggiunge la forte barriera nei percorsi di carriera. Durante tutto il percorso della vita lavorativa, le donne sono sottoutilizzate per quanto riguarda la tipologia di mansioni e specialmente se sono laureate.  Nonostante il merito, sono ancora troppo poche le donne nei luoghi decisionali.
Inoltre non possiamo dimenticare le donne che rinunciano a cercare un lavoro, che decidono di rinuciare. Nel nostro Paese la percentuale delle donne inattive è quasi 4 volte più elevata che nel resto d’Europa (16,6% contro 4,4%).
Tiro un sospiro di sollievo leggendo i dati sull’imprenditoria femminile. Su questo fronte arrivano inaspettatamente buone notizie. Nonostante la crisi infatti, le imprese rosa nel 2012 sono 7 mila in più. Questi dati positivi ce li fornisce l’Osservatorio femminile di UnionCamere che ha realizzato uno studio confrontando questo risultato con il totale delle imprese italiane. Le 7.298 imprese femminili in più costituiscono un terzo del saldo di tutto il sistema impresa rappresentando una crescita dello 0,5% contro lo 0,3% della media nazionale.
Ebbene sì, le donne hanno una marcia in più e tengono testa alla crisi. Sempre i dati UnionCamere ci dicono che la crescita è comune a tutte le regioni italiane (con lievi flessioni in Friuli Venezia Giulia e Molise). L’incremento più apprezzabile si registra soprattutto in Lombardia (+1.928), nel Lazio (+1.555) e in Toscana (+1.286), regioni che fanno da traino e da guida alle altre. Considerando la tipologia di attività, servizi di alloggio e ristorazione (+3.640), le costruzioni (+1.172) e le altre attività di servizi (+1.102) sono i settori di maggior successo. A sentire maggiormente la crisi sono invece le imprenditrici dell’agricoltura, dell’industria manifatturiera e del commercio.
Nonostante un quadro a tinte fosche, questi ultimi dati aiutano a sperare. Mi auguro poi di trovare accanto alla speranza, delle politiche serie ed efficaci a favore delle donne e del loro diritto al lavoro libero, giusto, serio.
Buon lavoro a tutte voi.

di Stefania Mancuso

Copyright:  Giovani donne, © http://is.gd/OzHdVE

Note:
Segregazione orizzontale: concentrazione (sovra-rappresentazione) e viceversa di scarsa presenza (sotto-rappresentazione) di uno dei due sessi in un determinato ambito lavorativo: settore, occupazione, posizione nella professione, mansione eccetera. La segregazione è “orizzontale” nel senso che questi ambiti lavorativi sono considerati tutti allo stesso livello e non ordinati secondo una “scala di valore.

Segregazione verticale: si riferisce alla concentrazione di uno dei due sessi in determinate posizioni all’interno di un certo ambito lavorativo, in una scala in qualsiasi modo gerarchica: posizioni dirigenziali contro posizioni impiegatizie, ma anche mansioni ad alto contenuto tecnologico contro mansioni manuali, alta o bassa qualifica, maggiore o minore prestigio delle specializzazioni, maggiore o minore accesso a bonus e benefit, contratto precario o stabile, tempo pieno o part time e così via.

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