LE CITTA’ POSSIBILI

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sara’; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo
durare, e dargli spazio.”

Italo Calvino: “Le città invisibili” (1972) 

“Le città possibili” è il titolo di un ciclo di incontri appena conclusosi presso la libreria Feltrinelli di Como. Tre giornate dedicate rispettivamente alla figura di Antonio Sant’Elia, alle Utopie realizzabili di Ico Parisi e al rapporto tra Architettura del paesaggio e arte, con l’Architetto e professore Darko Pandakovic. La lettura de “Le città invisibili” di Italo Calvino, ognuna con un nome di donna, è stata il filo conduttore delle serate, lo spunto iniziale per le riflessioni di volta in volta proposte. Fedora, Cloe, Ipazia, Bauci, Leandra, Procopia, Teodora, e infine, Como.
Utopia, la parola che ha attraversato tutti e tre gli incontri, è stata in qualche modo negata da tutti i relatori, a partire da Alberto Longatti, giornalista da sempre impegnato nella diffusione e nella scoperta dell’opera di Sant’Elia, che, incalzato dalla moderatrice Lucia Tenconi, si è molto acceso, parlando del progetto di Città nuova da troppi bollato come utopico. Secondo Longatti, non si tratta di una visione utopica, ma un progetto precursore di quello che sarebbe stato successivamente sviluppato dal Movimento Moderno e dal Funzionalismo.
Non molti gli spunti sull’oggi: i disegni originali di Sant’Elia sono stati salvati dal saccheggio, ovvero l’acquisizione per poche lire da parte di acquirenti stranieri, come successo con quelli di Boccioni. Sono conservati infatti nella Pinacoteca di Como, ma mai esposti. Ci si chiede come mai non siano state fatte delle copie in modo da poter rendere fruibile per chiunque il lavoro di un architetto morto così giovane, ma così importante per la nostra città e per l’architettura italiana.
Il ricordo di Ico Parisi è strettamente legato all’arte. Ico Parisi calamita, capace di attirare a sé numerosi artisti italiani e internazionali nella progettazione di ironici e provocatori progetti di architettura utopica, in cui l’arte è concepita come partecipazione attiva alla progettazione, e non un’applicazione.
Anche in questo caso, grazie all’intervento dell’assessore alla cultura Luigi Cavadini, la riflessione è stata spostata al tempo presente, alla nostra città. Per quale motivo una discussione di questo tipo deve essere in una libreria? Dove sono finite le gallerie d’arte? Dove sono i luoghi di incontro per artisti e quando si è persa la dimensione collettiva del fare arte degli anni sessanta-settanta?
L’invito di un simpaticissimo Darko Pandakovic, protagonista dell’ultimo incontro, è molto semplice: riscoprire il paesaggio, imparare a rendersi conto di forme, colori, odori, brutture antiche e moderne.
Come allenarsi a guardare il paesaggio? Secondo Pandakovic una meravigliosa forma di allenamento è proprio l’arte. Una mostra del Perugino organizzata vicino al lago Trasimeno invita lo spettatore, una volta uscito, a paragonare il paesaggio lacustre dipinto dall’artista con quello davanti ai suoi occhi. L’arte in qualche modo ti obbliga ad una riflessione sul territorio. Il paesaggio nell’arte figurativa, ma anche nel cinema, con l’esempio de “la strada”, il paesaggio nella letteratura: il “nostro” Manzoni, ma anche Calvino, con la “Strada di San Giovanni”.
Tre giovedì che hanno portato alla luce problemi quanto mai attuali, ci si è interrogati su come la nostra città abbia potuto essere così bistrattata dal punto di vista architettonico, artistico e paesaggistico negli ultimi anni. Un connubio appassionante, quello tra architettura, arte e paesaggio e una riflessione coinvolgente sulla città “nostra”, per una sera. Un’utopia realizzabile?

di Davide Marranchelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *