CLANDESTINO… IN CASA

Oggi vi voglio raccontare di uno spettacolo che trasforma il salotto di casa in un palcoscenico.
È uno spettacolo a cui tengo molto, perché ha rilanciato il filone del Teatro in Casa. Il titolo è Clandestino (in Casa) ed è lo spettacolo che ha inaugurato il nostro percorso di Residenza Teatrale.
La mia storia di drammaturgo e regista infatti inizia nel lontano 1997, proprio con uno spettacolo, De servo arbitrio, da rappresentare solo nei salotti ed ispirato a 1984 di George Orwell. Da allora ho scritto diversi spettacoli per spazi ristretti, ma devo dire che quello che ha incontrato il maggior favore del pubblico è proprio Clandestino (in casa).
Clandestino (in casa) narro di un viaggio, un viaggio mitico, onirico, sempre uguale a se stesso, un viaggio immobile. Un viaggio come tanti, di cui si sente parlare da sempre, specie negli ultimi tempi, un viaggio di andata e ritorno.
Protagonista del viaggio: Metrio Claus, un individuo naif dal nome altrettanto naif.
Metrio, messo alle strette dalla fame, dalla povertà, da una società che ormai lo rifiuta come un appestato, abbandona la sua terra natale, nella speranza di iniziare una nuova vita in una terra lontana.
Durante il suo tragitto in mare, Metrio viene accompagnato da un mentore, uno spirito, che incarna di volta in volta personaggi diversi. Voci lontane, presenze, ricordi di incontri che aiutano Metrio a ricostruire e a raccontare la sua storia di fuggiasco e di clandestino: la storia di un abbandono, di un viaggio verso una speranza, di un approdo doloroso e di un ritorno eterno, vuoto di senso e di aspettativa.
Clandestino (in casa) racconta una storia che siamo abituati a collocare in paesi lontani, presso genti povere, ma che invece, alla fine, si rivelerà estremamente vicina a noi. Metrio, Demetrio (da) Claut, comune della provincia diPordenone, approda dopo mille peripezie ad Ellis Island, USA, ad inizio Novecento. Ma la Terra Promessa non sa che cosa farsene di gente come lui, e da Ellis Island ripartirà verso un nuovo, tragicomico, viaggio di ritorno.
Il Tema del Clandestino è controverso e ricco di trappole.
È molto facile, infatti, cadere nelle semplificazioni e nelle prese di posizione ideologiche, ma non era mio intento.
Con questo spettacolo ho voluto raccontare una storia piccola, in tutti i sensi.
Piccola nello spazio scenico e nelle scenografie, tanto piccola da poter andare nelle case.
Piccola nel linguaggio, con parole accorpate insieme, accozzaglie di sillabe, che rendono il linguaggio di Metrio fatto più di suoni che di parole.
Piccola nella recitazione, con pochissimi movimenti. È tutto un gioco di sguardi, silenzi, sospiri. Apprezzabili solo da un pubblico attento e vicino agli attori.
La storia di Metrio è la storia di un clandestino che racconta l’odissea di tutti clandestini. La fame e la disperazione, lo spingono in una zona d’ombra, dove lui stesso compie azioni di cui non si vuole riconoscere responsabile. Ed alle sue scelte personali spesso si affianca la volontà degli uomini di illuderlo, manipolarlo o – come direbbe lo stesso Metrio – di culeggiarlo via.
Alla fine del suo viaggio Metrio si convince che il Mondo è un pessimo posto, e decide di costruirsi la sua società perfetta: un Isolo, in mezzo al mare, equidistante dall’incubo e dal sogno. E il viaggio di Metrio così si trasforma in una fuga impossibile da se stesso.
E in una riflessione priva di ogni ideologia, sulla nostra storia e sul nostro essere uomini.

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