WOMAD: FESTIVAL DELLA MUSICA ETNICA

Più che un festival di World Music, ne è la sua definizione. Il WOMAD, che con l’edizione del prossimo luglio compirà il suo 32esimo compleanno, è il riferimento, il nume tutelare di tutte le rassegne che hanno come colonna sonora la musica etnica.

Nel 1980, quando le ultime luci sul periodo glorioso dei Genesis si stavano spegnendo, Peter Gabriel, con l’aiuto di Thomas Brooman e Bob Hooton (anche loro musicisti di professione), iniziò a gettare i semi dai quali sarebbe fiorito il World of Music, Arts and Dance (WOMAD).
32 anni dopo la prima edizione, che si tenne nel luglio del 1982 a Shepton Mallet nel Somerset, WOMAD è cresciuto a vista d’occhio divenendo fenomeno globale e aggiungendo, al main stage inglese, altri 160 palchi nei quattro angoli della terra (dalla California alla Nuova Zelanda; dal Giappone al Sudafrica).
Il tutto rispettando i principi fondamentali dall’evento.

Quando Gabriel, Brooman e Hooton si riunirono per la prima volta per parlare del WOMAD, il loro scopo era di dare visibilità, d’allestire un palcoscenico per artisti unici ma che difficilmente arrivavano alle orecchie del pubblico Occidentale.
Nei primi anni ’80, la cosiddetta world music era ancora un fenomeno in fasce, lontana dai clamori, dalle polemiche e dai successi che l’hanno contraddistinta nei seguenti decenni.
Anche il progetto di Gabriel e soci era qualcosa d’acerbo, tanto che la prima edizione dell’evento si sarebbe potuta trasformare nell’ultima.
Il primo WOMAD fu tanto un successo sotto il punto di vista artistico quanto un buco nell’acqua sotto quello economico e, per saldare i debiti, Gabriel dovette chiedere ai suoi vecchi compagni musicali d’organizzare una reunion dei Genesis.


Fortunatamente i creditori vennero rimborsati e l’esperienza del WOMAD poté andare avanti, tanto d’arrivare ai giorni nostri in maniera gloriosa.
In questi 32 anni di vita, il festival s’è reincarnato, trasferito, ingigantito e brandizzato senza però alcun snaturamento.
WOMAD è rimasto megafono della world music e accoglie esibizioni di maestri come Youssou N’Dour e Gilberto Gil tanto quanto artisti ancora misconosciuti provenienti da territori quasi inesplorati come, ad esempio, la Toelegu Panpipe Orchestra: un gruppo di suonatori del flauto di Pan delle Isole Salomone.
Oltre al lavoro di scouting, ciò che rende il WOMAD un festival a se è l’atipica atmosfera che lo pervade.

“Il miglior festival per famiglie” è stato più volte definito, e forse non c’è descrizione più calzante. Perché quando ti stendi sui prati o quando fai capolino in uno dei tendoni che ospitano i palchi, vedi bambini scorrazzare, coppie affiancate da passeggini che si godono note esotiche, nonni emozionati per essere per l’ennesima volta, a un concerto, e giovani curiosi che si trovano al cospetto di suoni difficilmente sperimentabili altrove.
Nella sua versione inglese, WOMAD intrattiene i visitatori per quattro giorni dalle prime luci del giorno sino a notte inoltrata.
Tra decine di concerti, spettacoli di danza e teatro, tra lezioni e workshop delle più varie attività dalla cucina al gamelan, tra dibattiti sul futuro del pianeta, sulle energie rinnovabili e sullo stato delle cose nel mondo musicale, WOMAD s’è trasformato in un evento a tutto tondo.
Non più rito per appassionati di musica ma riferimento per semplici ficcanaso culturali.
Oggi, come 32 anni fa, WOMAD è uno sguardo senza lenti colorate ne occhiali da sole sulle tradizioni del mondo.

di Marco Canepari

Foto Gallery e copertina © WOMAD Charlton Park Festival (official)

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *