SPASHY FEN, LA MINI-WOODSTOCK SUDAFRICANA

Tutta colpa del maestro di musica delle elementari.
Se al posto di parlargli di Schubert e di come il compositore usasse andare per boschi ad ascoltare la natura e prendere ispirazione per le sue sinfonie, gli avesse insegnato le solite canzonette per bambini, molto probabilmente Peter Ferraz non si sarebbe mai imbarcato nell’esperienza dello Spashy Fen.
A quella prima rivelazione s’aggiunse la Summer of Love del 1967: Peter e sua moglie Almary, assieme ad altri 25mila hippies provenienti da tutta Europa, si radunarono nella campagna inglese per partecipare al Festival of the Flower Children (antesignano di Woodstock e del Festival dell’isola di Wight) e festeggiare il flower-power.
Un’esperienza unica, che segnò la coppia profondamente, tanto da ripromettersi di riviverla.

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Anni dopo, quando la coppia comprò una farm nel Drakenseberg sudafricano, subito capì che quella sarebbe stata la location ideale dove ripetere l’esperienza compiuta decenni prima, questa volta a spese proprie.
Così, dall’ottobre 1990, quando alla loro porta si presentarono più di 1200 persone al posto delle 200 preventivate, la fattoria dei Ferraz è diventata un’istituzione per i giovani sudafricani.
Da un quarto di secolo, infatti, non c’è posto migliore dove ascoltare le nuove note suonate in Sud Africa che Himeville, minuscolo paese alle falde dei Monti dei Draghi nella parte meridionale del stato africano.
È qui che ogni inizio aprile, si tiene lo Splashy Fen. Nome che verosimilmente dirà poco a chi vive fuori dai confini sudafricani, ma che per gli appassionati musicali locali è appuntamento immancabile.

Per cinque giorni e quattro notti, il meglio della scena nazionale, tra cui Ladysmith Black Mambazo, Vusi Mahlasela e Koos Kombuis, fa festa circondata da un paesaggio mozzafiato che, come descritto dal suo proprietario, “è anfiteatro naturale con acustica eccezionale, vista sulle montagne, fiumi gorgoglianti e ampi spazi dove campeggiare: difficile chiedere di più come scenario per un festival”.

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E il pubblico sudafricano non ha mai chiesto di più…
Ogni aprile si registra infatti un vero pellegrinaggio verso Himeville, verso quella che viene da più parti esaltata come l’esperienza all’aria aperta definitiva. Dai tempi in cui si suonava solo musica folk su un palco artigianale assemblato in poche ore e l’elettricità era fornita da un generatore alimentato da un trattore, è rimasto solo lo spirito genuino della manifestazione.
Oggi lo Spashy Fen è forse il Festival sudafricano più popolare: ogni edizione attrae più di 10mila spettatori e quasi un centinaio di band da tutto il Paese che suonano una grande varietà di generi, dall’originario folk, passando dal rock per raggiungere l’elettronica.

Nonostante questo, la mini-Woodstock dell’emisfero australe non ha mai intaccato la bellezza della regione in cui si svolge anzi, ne ha aiutato lo sviluppo. Oltre a favorire i talenti artistici e impiegare manodopera del Drakensebrg, il Festival lavora a fianco a fianco di numerose associazioni della zona per promuovere una condotta rispettosa dell’ambiente e del quieto vivere (bandendo, per esempio, vetro, droghe e vuvuzela da tutta l’area), devolvere alla comunità i ricavi dei bar e offrire visibilità ad artigiani locali esponendo le loro creazioni.
A dispetto dell’inaspettata espansione avvenuta negli ultimi anni, l’evento si è sempre più legato alla vita della regione in cui svolge.

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Oltre alle note, vengono offerte anche numerose attività che portano al di fuori dei confini della fattoria: camminate, gite in mountain-bike, cavallo e kayak, paragliding o semplici uscite serali al pub del paese vicino, allargano gli orizzonti della manifestazione coinvolgendo direttamente uno dei più attrattivi paesaggi sudafricani.
Anche dopo la morte del suo fondatore, avvenuta l’anno scorso, il sogno dello Splashy Fen non si è interrotto.
La C-Weed, società scelta in persona dai coniugi Ferraz, ha preso in gestione l’evento, impegnandosi a organizzarne la 26esima edizione salvaguardandone lo spirito e la missione.

di Marco Canepari

In copertina: © splashyfen

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