SFIDA A COLPI DI HAKA

Batti le mani contro le cosce, tira fuori il petto, piega le ginocchia e falle seguire dai fianchi, sbatti i piedi più forte che puoi”.musica5
La semplice trascrizione di queste parole le asciuga di significato, decontestualizzate sembrano parte di una danza qualsiasi, senza particolare vigore o fervore. La loro trasposizione fisica invece, vederle dal vivo, rovescia la situazione.
La haka più popolare, la Ka Mate, le ha come introduzione per iniziare i partecipanti alla danza e ogni volta che viene interpretata, i danzatori si caricano recitandole e accompagnandole da versi e smorfie dall’esasperata espressività. Ogni due anni, nelle zone più tradizionali della Nuova Zelanda, quelle ancora legate alle radici maori, un festival riporta in vita lo spirito più puro di quelle parole, mettendo gli uni contro gli altri, in questa occasione solo artisticamente, gli eredi delle tribù originarie.

Te Matatini o festival dei “tanti volti” è ancora oggi, dopo 40 anni di storia, una delle manifestazioni più genuine ed esemplari della cultura maori. Evento che, con i suoi 130 gruppi d’artisti provenienti da 13 regioni neozelandesi (più due ospiti australiani), dà vita a uno spettacolo che si propone come maggior tributo a una tradizione tanto singolare quanto forte.
Ogni edizione è capace di richiamare più di 30000 spettatori, provenienti da tutto il territorio neozelandese perché, nonostante i maori rappresentino il 15% della popolazione, Te Matatini è un fenomeno che coinvolge una nazione intera.

musica3Dietro a ogni haka, o in questo caso toi haka (termine che descrive tutta la cerimonia corollario della haka), c’è più di quanto si possa immaginare.
Se prima delle partite di rugby, gli all-blacks hanno abituato a un’eccezionale danza divenuta sinonimo dell’identità neozelandese, ciò che, secondo una tradizione secolare risalente ai tempi pre-coloniali, precede e segue quel rito propiziatorio è altrettanto emblematico.
La toi haka è un rituale composto da (almeno) sei fasi artistiche. Tutte sottoposte a giudizio durante il festival.
Naturalmente la haka, capace d’impressionare e infiammare gli animi della platea come nient’altro, è la parte più coinvolgente della performance, ma sarebbe del tutto estemporanea senza il cerimoniale che la precede e segue.

musica4Il fattore essenziale per fregiarsi dell’ambito titolo di Toa Whakaihuwaka (“maori dell’anno”) è completare il percorso artistico della toi haka nel modo più autentico e fedele alla tradizione possibile. E la volontà delle tribù di provare le proprie origini, si nota sin dalla cura nella foggia dei costumi e nell’integrità linguaggio usato. Tanto che, avere l’onore di formare la propria haka kapa sul palco del Te Matatini, richiedere ai team un lavoro di mesi e mesi.
Nel corso di 4 giorni d’eventi, la cultura maori viene cantata, danzata, recitata, lavorata (da scultori e incisori negli immancabili stand d’artigianato) e elargita a piene mani a un pubblico ansioso d’entrare in contatto con qualcosa di finalmente vero, autentico.
Qualcosa capace di risalire la corrente della storia di secoli e secoli senza dover scendere a compromessi.
Qualcosa che, ancora oggi e nonostante la sua forte connotazione locale, riesce a trasmettere valori universali.

di Marco Canepari

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