ONE SPARK: IL FESTIVAL DEL CROWDFUNDING

Che il crowdfunding stia conquistando il mondo è tanto vero quanto ormai assodato e dato per scontato da chiunque abbia un progetto in testa.
Dal 2003, quando Artist Share rese il termine di dominio pubblico, sono passati dodici anni e siti ad hoc sono spuntati come funghi, tra i quali gli universali Kickstarter e Indiegogo. Solo quattro anni fa, però, il processo di finanziamento collettivo ha compiuto un considerevole passo avanti.
Quando a Jacksonville, in Florida, Dennis Eusebio, Elton Rivas, e Varick Rosete, tre creatori di start-up neanche trentenni, posero le basi per la prima edizione dell’One Spark Festival; ovvero l’unica manifestazione su scala globale dedicata e soprattutto finanziata dal crowdfunding.
Il Festival debuttò nel 2013 e cominciò subito nel migliore dei modi, ospitando per cinque giorni 130mila spettatori accorsi a godersi i progetti di 900 artisti, creativi, tecnici e scienziati rigorosamente resi possibili da iniziative di crowdfunding. La manifestazione raccolse 250mila dollari (più di 200mila euro) donati da investitori e sponsor: il premio da spartire tra 495 progetti provenienti da tutto il mondo.
Perché, come scritto, One Spark lo fa il pubblico: sono i visitatori con i loro voti, che decretano, nei mesi precedenti al Festival, a quali progetti e in quali percentuali distribuire i finanziamenti. Ma, allo stesso tempo, sono sempre i visitatori con le loro donazioni nei giorni dell’evento, che permettono ai progetti di raggiungere nuovi obiettivi.
Il contatto diretto, il rapporto tra donatori e artefici dei progetti è forse il punto di forza del Festival, ciò che lo rende diverso da altri eventi di crowdfunding. Come confessato da Elton Rivas, uno dei tre fondatori dell’evento, “c’è bisogno di rendere più semplice la relazione tra grandi idee e il capitale di cui necessitano, che sia finanziario o, ben più importante, umano“.
One Spark vuole risolvere questa urgenza, perché la possibilità di fare investimenti fornisce incentivi, mentre il crowdfunding consente un riscontro del mercato in tempo reale e un rapporto diretto con i partecipanti. Inoltre c’è l’atmosfera da festival, che rende il tutto più aperto e positivo”.
Proprio per arricchire quell’atmosfera, One Spark, come ogni festival che si rispetti, concede ampio spazio anche alle note suonate dal vivo.
Cosi, accanto ai luoghi d’incontro dedicati ai creators (come vengono chiamati gli inventori) dove incontrare di persona gli autori e farci due chiacchere, e oltre agli speakers summits, dibattiti e talk molto simili alle conferenze Ted patrocinati da guru del settore, la parte del leone la fanno gli eventi dell’One Spark After Dark.
Perché, dopo tante attenzioni destinate alla mente, anche le orecchie, le gambe e i piedi vogliono la loro parte.
Dalle otto di ogni sera, infatti, giovani creativi e non, si riversano e ritrovano nei bar, club e locali di Jacksonville per godersi la musica suonata da semi-sconosciuti artisti locali e rinomate band indie internazionali, ballare sulle note di ricercati dj e finire i discorsi cominciati durante la giornata davanti a una birra artigianale. Il tutto rigorosamente gratis.
In tre anni, One Spark è divenuto fenomeno sociale: vero riferimento nel panorama del crowfunding, tanto che il 2014 ha visto il Festival ospitare 260mila spettatori e raccogliere la somma di 310mila dollari.
Una crescita che ha spinto gli organizzatori a raggiungere anche l’Europa. Dal settembre scorso, infatti, One Spark ha aggiunto un’edizione in uno dei quartieri più significativi e progressisti del Vecchio Continente: il Mitte di Berlino.
Perché il crowdfunding è solo la scintilla…

di Marco Canepari

In copertina e nel testo: Pergamon Museum © the apocalypse according to

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