CHE RULLINO I TAMBURI: LA TAMBORRADA DI SAN SEBASTIÁN

Appena scocca la mezzanotte del 20 gennaio e il sindaco issa la bandiera bianco-blu sul balcone dell’Antiguo Ayuntamiento (Vecchio Municipio), tutta l’attesa, la gestazione e le aspettative per l’evento più importante dell’anno sono spazzate via da un semplice rullo di tamburi: di punto in bianco, non solo tutta Konstituzio Plaza, ma l’intera Donostia (San Sebastián) esplode in un tripudio di rullate, battute e colpi.

Dal primo secondo del giorno di San Sebastiano e per le 23 ore e 59 secondi successivi, la città basca viene stordita da 125 bande e più di 15mila suonatori che riportano in vita una tradizione vecchia due secoli, nonché uno dei Festival più chiassosi del Mondo.
La Tamborrada o, come la chiamano i baschi, Donostiako Danborrada, nonostante leggende la facciano risalire alla siccità del 1720, e nonostante richiami alla memoria la storica processione in onore di San Sebastiano che avveniva già nel 1500, è un’usanza degli inizi del diciannovesimo secolo.

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Per la precisione, l’evento che l’ispirò accadde nel luglio 1814, quando San Sebastián, a quell’epoca sotto il dominio Francese, fu assediata da Inglesi, Spagnoli e Portoghesi e soffrì la morte di migliaia di abitanti oltre al rogo del centro abitato.
Per demistificare e prendere in giro il battaglione napoleonico presente in città, i locali cominciarono a imitare la marcia dei soldati, picchiando ritmicamente mestoli e cucchiai contro pentole e botticelle.
Ancora oggi, infatti, caratteristica della festa sono i costumi da cuochi e militari ottocenteschi che indossano i partecipanti.
Sin dal 1836, quando fu riconosciuta e per la prima volta celebrata il 20 Gennaio in concomitanza con San Sebastiano, la Tamborrada più che una funzione religiosa, ha sempre vestito i panni di festa della memoria e tributo ai concittadini caduti durante l’assedio.
Nonostante questo, l’inno ufficiale dell’avvenimento, La Marcha de San Sebastián, è un’ode all’allegria e al divertimento sfrenato che contagia spettatori e tamburini lungo tutta la giornata.
Appena issata la bandiera, appena le processioni suonanti si mettono in marcia, non c’è angolo di San Sebastián che non echeggi o rimbombi il battito dei tamburi.

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A intervalli di trenta minuti, dalle piazze principali di ogni quartiere, le diverse bande o tamborrade danno il via alle loro parate che durano per le successive tre ore, suonando un repertorio di composizioni tradizionali scritte da Raimundo Sarriegui quasi 150 anni fa.
Tradizione è la parola d’ordine per i gruppi, che devono anche essere tassativamente made in San Sebastián: alla Tamborrada possono, infatti, partecipare solo associazioni culturali, sportive, benefiche o ricreative che hanno sede nella città.
Ogni compagnia può contare su circa 50 tamborreros vestiti da militari e 100 barrileros con costumi da cuochi o acquaioli, i quali devono seguire le direttive del Tambor e del Barril mayor, vere e proprie istituzioni nell’economia della manifestazione.
Saranno loro, infatti, a decidere i brani da eseguire, dettare i tempi e dirigere le bande durante la marcia.
Anno dopo anno e Tamborrada dopo Tamborrada, nonostante le regole si siano irrigidite e i costi organizzativi aumentati, la tradizione non ha dato cenni di crisi. Anzi, il numero di compagnie è aumentato esponenzialmente: se negli anni ’50 si potevano contare una decina di processioni, nel 1967 queste erano già 54. Alla Tamborrada del 2002 parteciparono 85 bande, mentre l’anno scorso il numero di gruppi toccò 125.

Ma la festa non è avvenimento destinato solo ai grandi: la mattina del 20 gennaio è, infatti, ad appannaggio dei più piccoli.
La Tamborrada Infantil dopo aver creato un unico e assordante serpentone per le vie del centro, vive la sua apoteosi a mezzogiorno, quando 5000 niños si riuniscono contemporaneamente nel parco di Alderdi-Ederper per creare un’unica e chiassosa orchestra.
La Tamborrada, che sin dal suo debutto è considerata come un’istituzione della cultura basca, è un momento unico della vita di San Sebastián: capace di unire una città e la sua popolazione.
Negli ultimi anni, grazie alla crescente popolarità del suo domicilio, l’evento ha guadagnato un posto di rilievo anche tra le fiestas spagnole, tanto che sono ormai centinaia di migliaia i turisti che affollano le strade della città aspettando trepidanti i dodici rintocchi della mezzanotte del 20 gennaio.

di Marco Canepari

In copertina e nel testo: La Tamborrada © Jose Mari Lopez, Lusa, Fraile, y Unanue

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