LISBONA E IL SUO FADO

Pochi altri luoghi al mondo sono tanto legati a un genere musicale quanto Lisbona al fado*. Malinconia e salsedine impregnano i quartieri cittadini come i versi e le note dei fadistas. Una passione secolare: debuttata nella prima metà del XIX secolo e imperversante ancora oggi nelle casas de fado de l’Alfama, Mouraria, Bairro Alto. Inutile evocare come tra i temi più cari ai cantori ci sia la saudade. Saudade o nostalgia per amori, amicizie, luoghi, periodi lontani e perduti. Saudade che, inesorabilmente, inzuppa anche le strade della capitale portoghese. Perchè, accanto ai ricordi, i fadistas, hanno sempre amato intonare canzoni alla loro Lisbona. Ogni quartiere ha o ha avuto il proprio cantastorie, ogni quartiere ha abitato titoli e versi delle composizioni. Non ci sarebbe fado senza Lisbona (quello di Coimbra ne è infatti versione fin troppo “posh”) e Lisbona avrebbe un’anima ben diversa senza il suo specchio musicale. Si narra che la prima voce lisboneta a diventare vera e propria eroina del fado sia stata Maria Severa. Cantante, chitarrista, nonchè prostituta, dalla vita tanto burrascosa quando breve (morì a soli 26 anni di tubercolosi) e dagli innumerevoli amori. Durante la prima metà del 1800, riempì con le sue melodie le strade e le taverne de l’Alfama e il suo nome è ancora oggi ricordato ed esaltato in tutto il Portogallo con spettacoli, festival, musical o semplici tributi.  Il personaggio rappresentato da Maria Severa è divenuto via via marchio di fabbrica della città, che dopo di lei, ha sempre tentato d’individuare voci tanto singolari quanto irripetibili da assurgere a figure quasi leggendarie. Un esempio su tutti, cantante che ancor oggi sinonimo di fado e di Lisbona stessa, è Amalia Rodrigues o Amália da Piedade Rodrigues. Nata a Pena, quartiere collinare sopra Rossio, già dai primi anni di vita s’è vista costretta a lavorare vendendo le più svariate mercanzie per le strade cittadine, conoscendone, di conseguenza, tutte le sfaccettature. Diventa così profonda conoscitrice della città, che sarà costante protagonista delle sue opere. Il legame con la capitale lusitana sarà però reciproco: i lisboneti, infatti, elevandola a loro voce, hanno attribuito numerosi riconoscimenti al suo valore umano e artistico. Un esempio accorato dell’amore di Amalia verso la sua patria è “Cheira bem“, Cheira a Lisboa, canzone tanto profonda quanto devota.
Il fado, nonostante possa sembrarlo, non vive solo di spleen e magoni. E la voce della sua Rainha (Regina) sa diventare improvvisamente movimentata e sagace in “Uma Casa Portuguesa, sottolineando il fatto come anche la città possa essere spensierata, prendendosi in giro. Come detto, i fadistas, oltre a un’idea di Lisbona come entità unica, si sono spesso cimentati nell’immortalarne le sfumature più caratteristiche, quelle che si possono trovare solo nei suoi quartieri. C’è il Bairro Alto, quartiere più turistico e animato, che ha ispirato Carlos Ramos in “Meu Bairro Alto“.
C’e Mouraria, forse il più tradizionale e nostalgico tra i bairros lisboneti, quartiere in cui s’erano rifugiati gli ultimi mussulmani in fuga dalla Reconquista. Qui si dice sia nato il fado e qui hanno preso ispirazione i Madredeus per scrivere Ceu da Mouraria, Celeste Rodrigues per “É Noite Na Mouraria” e ancora, Ana Sofia Varela e Jorge Fernando nella loro” Ai Mouraria“.  C’è poi l’Alfama, nome quasi mitico che rappresenta il quartiere più vecchio della città e quello che ha maggiormente affascinato gli artisti nel corso degli anni. Quartiere-paese, da sempre abitato da pescatori e povera gente, quartiere dove tutti si conoscono, si salutano. Inevitabile abbia ispirato storie e canzoni. Come Alfama, vero e proprio inno, reso immortale da “Lisbon Story di Wim Wenders, cantato al rione da Teresa Salgueiro e i suoi Madredeus o “Vielas de Alfama” di Carlos Ramos. E c’è, come eterno compagno, il fiume Tago che anima, scorrendoci ai piedi, i quartieri periferici. Li ha cantati António Mourão in Quando vou pró Ribatejo.  Carlos Conde in “Bairros de Lisboa“, compie un passo ulteriore, descrivendo i bairros uno a uno (o quasi…). Campo de Ourique è il più elevato, Alfama il più famoso, quello più “fadista” e quello marittimo, Mouraria quello che evoca maggior nostalgia, Bairro Alto è rinomato per i suoi abitanti mentre Madragoa per l’ottimismo dei suoi giovani. Ma, conclude Conde, “perchè continuare questa lista quando Lisbona sa essere bella in ogni sua parte? Lisbona è il nostro quartiere”. Idea che accomuna anche Carlos do Carmo in Lisboa Menina e Moça, nella quale il cantante libera la sua saudade spiegando i suoi ricordi da Graça a Rossio.
Fino a questo punto, più che un articolo su Lisbona, potrebbe sembrare sia uno sul fado o, ci si potrebbe convincere che, a Lisbona, esista solo un genere musicale. Naturalmente non è così, e continuarne a parlare sarebbe non fare giustizia a chi, il fado, deve quotidianamente sopportarlo e conviverci. Gruppo lusitano, ma che suona ben poco tale, sono i Dead Combo che han dedicato alla loro città numerose composizioni. “Aurora em Lisboa” () è un loro classico pezzo strumentale, con richiami spaghetti-western e jazz. Mentre, maggiormente intimista e descrittivo, è il brano composto per Rua da Chagas: una via del Bairo Alto (http://www.youtube.com/watch?v=n4uX_VjFmg0).
I Deolinda sono gruppo diventato famoso grazie al loro impegno sociale: nel 2011 son balzati agli onori delle cronache per aver scritto un vero e proprio sferzante inno in sostegno ai giovani precari di Lisbona. “Parva que sou o “che stupida che sono 
e mi fermo a pensare a quanto è stupido un mondo
dove per essere schiavo devi studiare”. Tornando nel “sentimentale”, gli OqueStrada dimostrano, nella loro “Se Essa Rua Fosse Minha, invece come si possa cantare liberamente e animatamente di ricordi e amore senza cadere nel fado. Mentre, altro gruppo istituzionale lusitano, sono i Donna Maria che Lisbona la amano incondizionatamente, dedicandole un miscuglio d’influenze e sonorità, ricordandosi della natura viaggiatrice dei portoghesi. C’è poi anche chi, nonostante non abbia origini lisbonete, ha comunque voluto tributare omaggio sonoro alla capitale portoghese. Nelson Riddle è stato forse il primo esempio a stelle e strisce con la sua “Lisbon Antigua, brano che, nel 1956, riprende un classico portoghese scritto vent’anni prima. Sulla stessa falsariga anche “Lisbon dei Walkmen che danno vita a un fado (in quanto a contenuti) molto americanizzato. O gli Angra e il loro power metal carioca come serenata al cielo cittadino. La “straniera” che ha, però, saputo meglio interpretare, anche per motivi stilistici (il fado) e linguistici (il portoghese), lo spirito cittadino è stata Cesaria Evora, vera e propria bandiera capoverdiana. La sua irrefrenabile “Travessa De Peixeira” è ritmata rappresentazione della caratteristica via cittadina.
Anche senza volerlo, il fado finisce sempre col tornare a fare da protagonista parlando di Lisbona e della sua musica. Ma forse è inevitabile, quando una terra produce i suoi maggiori talenti musicali in un genere che non trova corrispondenze all’estero, oltre che nelle vecchie colonie. Il fado può esser quindi considerato come un limbo in cui si crogiola una popolazione intera. Un limbo che, come la città in cui è nato, vive nel controsenso del continuo rinnovamento e restauro della propria decadenza. Un ultimo esempio è la più recente stella della musica lisboneta: Mariza. Capace di ringiovanire il ricordo dei suoi illustri predecessori cantandone però gli stessi peronaggi, “la stessa città. Che sia la prima metà del XXI o del XIX secolo sembra essere solo questione di cifre.

di Marco Canepari

fado*: genere di musica popolare tipicamente portoghese
In copertina: foto da http://lapecorainviaggio.blogspot.it/2012/06/lisbona-cosa-vedere.html

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