ISLANDA: MUSICA IN CIRCOLO

Il calore del pubblico è ciò che salva. Perché a 50 chilometri dal circolo polare artico, a fine marzo, la natura è ben poco socievole offrendo temperature che raramente godono di segno positivo, vento che passa con nonchalance dal blizzard alla tormenta e una patina di ghiaccio che fatica ad abbandonare strade, marciapiedi e altre superfici calpestabili.
Nonostante questi particolari, ogni ultimo weekend di marzo a Ísafjörður, capoluogo della regione islandese dei fiordi occidentali, si svolge l’Aldrei Fór Ég Suður.
Festival che ha deciso d’arrogarsi il titolo di rassegna musicale più a nord del mondo (nonostante il più accreditato a definirsi tale sia il Blues Festival che si tiene a Longyearbyen, “capitale” delle Svalbard).

Tralasciando campanilismi polari e rivendicazioni sottozero, il vero punto di forza dell’evento musicale più popolare dell’apparente primavera islandese è la sua prorompente identità.
Persino il nome di battesimo è una dichiarazione d’intenti: mai stato a sud.
E sud, in questo caso, oltre ad indicare un sud nazionale rappresentato da Reykjavik e i suoi club sempre più vittime della moda, è soprattutto un sud a più ampio respiro: continentale, globale.
Aldrei Fór Ég Suður è un festival a denominazione d’origine controllata. Messo in piedi da Mugison, rocker profeta in patria nato proprio a Ísafjörður, ospita sui suoi palchi solo band islandesi, preferibilmente regionali.
Un festival, per così dire, a chilometro zero che si tiene ancora in un vecchio deposito di pesca con aroma di merluzzo e contorno di scampoli di reti e boe.
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Un festival che, nonostante tutto, ha appena compiuto il suo primo decennio di vita. Traguardo ragguardevole per un evento che ha fatto del locale il proprio impegno ed è di conseguenza diventato punto di riferimento della vita culturale dei Westfjord.
Una vera manna per chi è appassionato a una scena musicale, quella islandese, sempre più vibrante, esplosa a fine anni ’90 grazie al successo di Bjork prima e Mùm, Sigur Ròs, Emiliana Torrini e Of Monster and Men poi.
Un’esperienza allo stesso tempo eccentrica e autentica per tutti i cultori di festival musicali.
L’Aldrei non offre infatti concerti all’aperto in campi di fango calpestati allo sfinimento, circondati da schiere di tende di fan campeggianti. Non diffonde quell’atmosfera da souk permanente: niente bancarelle, strillatori e file di bagni chimici.
Vive comunque in quell’anarchia fittizia, in quel rito carnascialesco che rende unica ogni rassegna musicale.

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Per i locali è uno degli eventi dell’anno, capace di raddoppiare gli abitanti del loro villaggio ancora ancorato alle attività marinare e capace di ampliarne gli orizzonti culturali.
Per gli ospiti provenienti dalla capitale, distante 500 chilometri, è un weekend fuori porta per riabbracciare parenti settentrionali e aggiornarsi sui nuovi fenomeni musicali.
Per i turisti un’avventura nel profondo Nord, che debutta con un viaggio verso terre estreme e si conclude con la scoperta di un ambiente tanto inventivo quanto tradizionale, tanto alternativo quanto remoto.

Tra rassicuranti lopapeysa (il caratteristico maglione islandese) e allucinate distorsioni elettroniche, tra arcaici rimur (una tradizionale forma di spoken words) e afterparty che si spingono fino a mattino inoltrato, l’Aldrei Fór Ég Suður è ormai divenuto riconosciuto simbolo della creatività islandese. Creatività capace di manifestarsi in maniera lampante e stucchevole nelle gallerie del centro di Reykjavik, ma anche nascondersi nelle remote pieghe dei Westfjord.

di Marco Canepari 

In copertina: Momenti del festival © Marco Canepari

One thought on “ISLANDA: MUSICA IN CIRCOLO

  1. Daniele Cereghini 8 gennaio 2014 at 12:21 am - Reply

    Quest’estate ho alloggiato in quel paesino qualche giorno e gli abitanti vivono tutto l’anno nell’attesa di questo evento! Formidabile!!!

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