IL FESTIVAL NEL DESERTO

Fino al 2012, il Festival au Désert era una delle rassegne più rinomate del continente africano, rifletteva un popolo, la sua cultura e la trasmetteva al mondo intero sotto forma di note. Fino a due anni fa era orgogliosa espressione dell’identità dei tuareg dell’Azawad, regione tra Sahel a Sahara a nord del Mali.
Un’occasione tesa a far rivivere la tradizione secolare che, per giorni, radunava le tribù al termine della stagione nomade. Giorni durante i quali musica, danza e poesia permettevano alle famiglie di mettere in comune le proprie esperienze dopo mesi passati nel deserto.

Ad Essakane prima e Timbuctu poi, si teneva ogni gennaio uno degli attestati più importanti della tradizione locale.
Gruppi tuareg, maliani, nord-africani si alternavano a nomi illustri della musica mondiale: le ultime dune del Sahel diventavano scenario di uno spettacolo senza eguali al mondo, in cui il desert-blues vestiva i panni d’accomodante padrone di casa e per 5 giorni si mischiava ai generi musicali più vari.

festival au desert

Ma le tensioni, le minacce e il successivo conflitto scoppiato nel marzo di due anni fa hanno cancellato un progetto intero, privandolo della sua componente primaria: la musica.
La musica nell’Azawad è stata messa al bando, suonare ritmi non legati alla religione islamica è considerato fuorilegge.
La Sharia, imposta da gruppi jihadisti entrati di prepotenza nella regione, ha stravolto i caratteri di un popolo intero che con l’Islamismo aveva ben poco a che fare.
E il Festival, carovana musicale che per un decennio ha ospitato appassionati musicali da ogni dove, ha dovuto a sua volta levare le tende, cominciando un peregrinaggio che dopo due anni è ancora in corso.

Oggi il Festival au Désert ha cambiato nome, natura e obiettivi, urlando il lamento del suo popolo. Grido di una popolazione in perenne esilio, immischiata in una guerra sempre più silenziosa, dimenticata.
Se, fino al 2012, gli organizzatori si proponevano di sostenere, sviluppare ed espandere la cultura tuareg, oggi quella cultura deve essere protetta e garantita.
La Carovana della Pace, il nuovo appellativo della rassegna, ha proprio questo scopo.

FESTIVAL AU DESERTb
Spostandosi di nazione africana in nazione africana, espandendosi in Europa con edizioni sorelle a Firenze (Presenze d’Africa) e Berlino (Festival au Desért im Exil), organizzando serate a tema in tutto il mondo, i coordinatori vogliono tenere alta l’attenzione su una situazione troppo presto esclusa dalle notizie del giorno.

La musica non è solo un fine, ma anche il mezzo per far luce su una realtà trascurata dai media e ormai ignota all’opinione pubblica.

Artisti come Tinariwen, Terakaft Tartit e Bombino, la cui popolarità è cresciuta a vista d’occhio negli ultimi anni, raggiungendo pubblici imprevisti, non sono “solo” ambasciatori musicali della regione, patrocinatori della cultura tuareg nel mondo, ma sono veri e propri attivisti: difensori della causa.
Cresciuti in campi profughi tuareg, alcuni di loro hanno imbracciato armi per difendere il proprio popolo.
E, se fino a qualche anno fa, potevano liberamente esibirsi tra quelle dune che hanno visto i loro antenati spostarsi a dorso di cammello, oggi suonano per potervici rimettere piede imbracciando una chitarra.

di Marco Canepari

In copertina: Majestic Targi, master of the desert © Rainer Voegeli
Nel testo: Tinariwen – Festival au Desert 2007 © Fly Global Music Culture
Bassekou Kouyaté – Festival au Desert 2007 © Fly Global Music Culture

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