FIATO ALLE TROMBE

La prima banda che, lucidati i propri ottoni, si esibì in questo paesino della campagna serba, fu quella militare, istituita nel 1831. Da allora, dall’ordine del Principe Obradović, Guča è divenuto sinonimo di fanfare, brass band o, per generalizzare, bande balcaniche. In particolar modo da quando, il 16 ottobre 1961, ancora sotto lo sguardo di Tito che abbracciava fino a soffocare tutta la Jugoslavia, venne indetta la prima edizione del Festival che di Guča porta il nome e che nei decenni è diventato marchio di fabbrica della regione.

Cinquant’anni per trasformarsi in qualcosa di più di una semplice rassegna musicale, cinquant’anni per farsi portavoce della tradizione balcanica. Il Festival di Guča, oggi, è capace d’attirare in queste zone, ben poco abituate ai turisti, più di mezzo milione di spettatori da tutta Europa. Dopo un inizio difficile, da sagra di paese quasi sovversiva, alla quale assistevano solo locali e loro vicini (resoconti dell’epoca parlano di 2500 spettatori e 6 macchine), Guča  Festival ha conosciuto, dagli anni ’80, una crescita imprevista. Crescita strettamente legata all’interesse globale verso la complessa cultura dei Balcani.

Il festival ha passato ed è sopravvissuto ai drammi delle guerre jugoslave, tenendosi lontano da prese di posizione etniche e politiche, riuscendo a eludere sia i diktat di Tito sia quelli di Milošević. Gli ultimi decenni hanno decretato il successo della rassegna anche sotto un punto di vista commerciale, tanto che Guča s’è visto riconoscere come marchio: vero e proprio brand culturale da vantare e far conoscere all’estero.

La sagra di paese s’è così trasformata in franchising internazionale: oltre all’edizione originaria, sono stati creati cloni in tutta Europa. Uno dei figli più celebri è sicuramente il Guča na Krasu (o Guča sul Carso) che per due fine settimana l’anno (dal 2014 oltre all’edizione estiva di luglio, ne è stata aggiunta una invernale a marzo) risveglia le radici slave friulane, costruendo un ponte musicale tra l’altopiano carsico e i Balcani. Sui palchi triestini di Borgo di Grotta Gigante si esibiscono gli stessi nomi che hanno reso immortale la rassegna serba. Nomi che oggi splendono di luce propria, viaggiando per tutto il mondo senza bisogno di presentazioni. Sarebbe infatti impossibile limitare artisti come Boban e Marko Marković, Dejan Petrović, Goran Bregović o la Kočani Orkestar alle loro esibizioni sui palchi del Festival. Però è, allo stesso modo, innegabile che la loro popolarità sia stata accertata e approvata dopo essersi esibiti davanti al pubblico di Guča.

E innegabile è anche il fatto che la cultura serba e quella balcanica escano rafforzate, oltre che esaltate, al termine di ogni edizione. Guča, dopo mezzo secolo di vita, è diventato un appuntamento che va oltre le note musicali: è un evento che, anche senza organizzatori, si celebrerebbe ugualmente. Gode di vita propria: non ha bisogno di palchi, prevendite, sponsorizzazioni, tecnici… Guča Festival nasce e cresce per le strade, da bande girovaghe, da un pubblico libero cosciente di essere coinvolto in un’esperienza eccezionale. Perché la tromba è solo un pretesto, anche se, come affermò Miles Davis dopo essere stato spettatore, “non sapevo potesse essere suonata in quel modo”.

di Marco Canepari 

In copertina Festival di Guča © Marco Canepari

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