JUNKANOO: VIAGGIO NEL FESTIVAL DELLE BAHAMAS

Quando si pensa ai Carnevale di strada, alle parate danzanti e mascherate che intrattengono centinaia di migliaia tra artisti, appassionati e turisti, affiorano subito le immagini del Carnevale di Rio o della sfilata di New Orleans, per non parlare dei molto più italici Carnevali di Viareggio, Cento e Ivrea.
Ma, accanto a queste manifestazioni divenute oramai eventi di dominio pubblico, materiale per l’immaginario globale, ci sono altre rassegne che rimangono nei giornali locali e attirano visitatori stranieri solo se equipaggiati di curiosità o ben informati.
Uno dei più trascinanti esempi è quanto accade alle Bahamas, in particolare a Nassau, dove ogni Boxing Day si svolge il Junkanoo.

ragazzi bahamas

La tradizione narra di un evento che s’ispira ai millenari rituali Yoruba, che prende verosimilmente spunto dalla Festa dell’Egungun e che alle Bahamas venne introdotto a cavallo tra 17esimo e 18esimo secolo dagli schiavi provenienti dall’Africa Occidentale.
Ogni anno, nel periodo natalizio, venivano, infatti, concessi agli schiavi tre giorni di libertà, durante i quali potevano allontanarsi dalle piantagioni e far ritorno alle proprie famiglie per festeggiare con loro.
Durante quei tre giorni erano ricordate e riportate in vita le pratiche degli antenati Africani: musiche, danze, maschere e costumi restituivano agli schiavi la libertà persa secoli prima.
I festeggiamenti si spostavano così di casa in casa, seguendo già un’ideale parata: una processione festante nella quale molti dei partecipanti si muovevano su trampoli.
Con l’abolizione della schiavitù, il Junkanoo visse un periodo difficile.
Le celebrazioni vennero trascurate, i partecipanti diminuirono e le parate si ridimensionarono.
Ma la Festa non venne mai dimenticata, tanto che nei primi decenni del 1900 fu riscoperta in tutto il suo fervore, nei suoi colori e suoni.

donna bahamas

Grazie a un crescente interesse e a una rinnovata ed efficiente organizzazione, oggi il Junkanoo è ancora un’occasione per le isole Caraibiche di richiamare e affermare le radici Africane ma, allo stesso tempo, è anche un occasione per le popolazioni locali per astrarsi dal quotidiano.
L’evento porta, infatti, con sé una serie di linguaggi, costumi e usanze che nei rimanenti 364 giorni dell’anno scompaiono dalla vita comune.
Perché Junkanoo gode di una cultura propria che ribadisce il legame con la diaspora Africana attraverso un ventaglio di espressioni che vanno dal cibo al canto gospel.
La parte del leone la fanno però, come scritto, le parate.
Dalle 2 di notte fino alle 10 di mattina di ogni Boxing Day, gruppi che possono raggiungere anche i mille partecipanti, diventano i padroni incontrastati delle strade di Nassau.
Per le vie cittadine della capitale dell’arcipelago, ogni 26 dicembre, sfila un fiume multicolore di musicisti, danzatori, acrobati e giocolieri che, vestiti e travestiti di tutto punto, si sfidano per vincere un premio (dagli anni ’80 anche in denaro) da sfoggiare orgogliosamente per un anno intero.

sfilata

Ad affermare ulteriormente lo spirito carnascialesco ed egualitario della manifestazione è il fatto che tutti possono prendere parte alle parate, indipendentemente da origine o ceto sociale.
Chiunque può dare vita a un gruppo e cercare di primeggiare in una delle categorie giudicate, come avviene tra le troupe storiche (tra le quali i Valley Boys, i One Family, i Roots e i Saxons), o semplicemente unirsi alla moltitudine di spettatori che cingono il percorso della processione e intonare il ritornello “We’re rushin’, we’re rushin’, we’re rushin’ through the crowd…”

Marco Canepari

In copertina: Junkanoo © Destination Style

Nel testo: Junkanoo Festival, Nassau © Jon Worth
Nassau, New Providence, The Bahamas © Adam Nowek

 

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