ORGANIZZARSI…DOPO LE VACANZE

La ripresa lavorativa dopo le ferie, siano esse di tre giorni o due settimane, sono sempre un piccolo shock. Tanto facilmente ci si abbandona alla stupenda casualità di giornate senza impegni precisi, altrettanto difficilmente si ritorna poi ai soliti ritmi forzati.
Il rientro è per noi una piccola, fastidiosa scossa, figuriamoci quanto lo può essere per i bambini, creature abitudinarie per definizione. I capricci sono quindi facilmente prevedibili, anzi scontati. Come tanti genitori, presa dalla fretta mattutina nel prepararsi e uscire di casa per arrivare in orario all’appuntamento col cartellino, spesso non mi accorgo di esagerare nel rimbrottare la mia bimba affinché si spicci in tutte le operazioni quotidiane. “Amore dai apri gli occhi, è tardi. Su, da brava, fai la pipì nel vasino in fretta! Bevi di corsa il latte, dobbiamo andare!Forza piccola mettiamo la giacca, il cappello, prendi i tuoi peluche e via!” Aiuto, che vortice!
Ci si catapulta in auto, e una volta lasciata Viola dai nonni, mentre sgommo via, guardo l’orologio: 07.47. Ho svegliato mia figlia un’ora fa, mi sembra sia passato un secolo. E solo in quel frangente mi rendo conto dei sacrifici che noi genitori infliggiamo ai nostri piccoli.
Per non lasciare che i sensi di colpa prendano come al solito il sopravvento, ci ripetiamo giustamente che ne siamo costretti, vittime a nostra volta di un sistema lavorativo poco flessibile, specialmente con le mamme e specialmente in Italia.
Ma anche con tutte le attenuanti del caso, bisogna riconoscere che i nostri bambini, dall’anno di età in poi, diventano loro malgrado dei piccoli soldatini, comandati dal ticchettìo dei nostri orologi.. e senza nemmeno diritto di replica, perché, in quel caso, li sgridiamo per i loro capricci. Ma ci mettiamo nei loro panni?
Dopo le vacanze, naturalmente, la situazione precipita, perché la magia di un tran tran più rilassato, difficilmente conquistato, si spezza bruscamente. Tutto torna come prima. Come non capire il trauma? Quanti di noi adulti non avrebbero voglia anch’essi di piangere, al rientro dalle ferie?!
Persino il lunedì mattina a casa nostra è un piccolo trauma. In genere comincio a preparare psicologicamente Viola la domenica pomeriggio: “ Ricordati che domani è lunedì e mamma e papà devono lavorare”. Risposta, sempre la stessa: “ Io sto a casa nosta. Non vado dai nonni.” E ogni lunedì è un pianto. D’altronde, il lavoro è un sacrosanto diritto e un dovere sociale; è giusto che ogni madre cerchi di mantenere il suo spazio nel mondo lavorativo, ancor più se faticosamente raggiunto dopo anni di studio. E in un momento storico sociale in cui per molti un posto e uno stipendio fisso sono solo un miraggio. Ma è innegabile che il nostro sistema pare ostacolare le madri anziché aiutarle. La pecca maggiore è la mancanza di flessibilità negli orari.
Basta una pipì fuoriuscita dal pannolino a sballare la tabella di marcia e a rischiare un richiamo ufficiale per ritardo sul luogo di lavoro. Se i bimbi si ammalano, i pediatri non vengono più a domicilio, e gli appuntamenti si possono prendere solo telefonicamente in fasce orarie ovviamente lavorative…e non tutti possono usufruire delle telefonate dal luogo di lavoro.
Vogliamo poi parlare delle riunioni scolastiche, che si svolgono in piena mattinata o pieno pomeriggio, costringendo continuamente a richiesta di ferie e permessi? Il part time è un privilegio per pochi, e la possibilità di gestirsi ad esempio con il tempo continuato è un’utopia. Alcuni mesi fa ho sentito un’intervista all’europarlamentare Licia Ronzulli (famosa per aver allattato in seduta la sua piccola), in cui sottolineava l’inutilità di garantire alle madri oltre nove mesi di maternità a casa, per poi lasciarle senza sostegno alcuno al rientro nel mondo lavorativo. Meglio maternità più corte, a fronte di una maggiore flessibilità in seguito. Condivido appieno il suo pensiero, e la speranza che le politiche future prendano maggiormente in considerazione il lavoro femminile coniugato al ruolo genitoriale. Altrimenti, le aziende continueranno a prediligere le assunzioni maschili, le madri si vedranno spesso costrette a scegliere tra famiglia e lavoro. E i nostri piccoli soldatini dovranno continuare a marciare tristi al ticchettìo dell’orologio.

Di Giovanna Zanini

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