MAMME E MEZZI PUBBLICI

La mia relazione con i mezzi pubblici è nata tardi, ma da subito in maniera intensa.
Se dall’asilo al liceo infatti ho frequentato le scuole presenti nel mio paese, a quasi vent’anni, con l’iscrizione all’università, mi sono trovata repentinamente a dover prendere nell’ordine: pullmann (tratta di 30 minuti), treno (all’incirca un’ora) e giunta nella grande Milano, la metropolitana, 7 minuti per 4 fermate.
Ogni mattina, per cinque anni. E ovviamente ogni sera.
Credo dunque di sapere come ci si sposta con i mezzi pubblici, e se aggiungiamo il fatto che non amo l’auto perché la mia guida non dà sicurezza nemmeno a me, capite bene che, come individuo, sono nettamente favorevole al trasporto pubblico.
Ma da mamma della piccola Viola, 19 mesi appena compiuti, tutto questo crolla. Dalla sua nascita non mi sono mai spostata con lei utilizzando i mezzi che mi hanno accompagnata (letteralmente!) ovunque per tutti quegli anni.
Il motivo principale è di ordine tempistico.
I mezzi pubblici hanno degli orari, più o meno rispettati, e le mamme no. O meglio, le mamme hanno gli orari che i propri figli impongono loro. Tutto ruota in funzione dei loro pasti, dei loro riposini, del loro umore della giornata. E noi mamme sappiamo che, per una strana e incomprensibile alchimia, ogni qualvolta , illuse!, cerchiamo di impostare un programma per la giornata, i mini imperatori del nostro cuore e del nostro tempo lo distruggono con la rapidità di un battito di ciglia. Invadono i nostri piani con la stessa fredda determinazione di uno stratega, e li mandano all’aria come le pedine sulle nazioni del Risiko.
Se poi i nostri pargoli decidessero per una volta di assecondarci, facendo scegliere a noi come gestire il tempo, ebbene, noi siamo comunque bravissime a complicarci la vita con le nostre stesse mani. Una volta pronta per uscire, arrivata alla soglia di casa con Viola che indossa il cappellino e i suoi occhiali da sole (è già una fashion victim!), ecco che un flash attraversa la mia mente: il biberon con l’acqua! Corro a prenderlo, abbandonando per un millesimo di secondo la mia piccina che inizia a spazientirsi. Preso il biberon, penso: e se torno tardi? Devo portarmi la merenda! Altro dietrofront…Ora sono pronta…credo… ma Viola realizza che senza il suo peluche preferito (un pinguino da lei ribattezzato Titti) proprio non ce la può fare: mamma Titti!! Ok, prendiamo Titti…è passato un altro quarto d’ora…ed è passato anche il pullman, davanti ai nostri occhi, e a quelli del pinguino Titti!
La seconda ragione che spinge le mamme in direzione opposta ai mezzi pubblici è di natura logistica. Come dicevo pocanzi, quando mi sposto devo prevedere ogni eventualità, anche la più remota, per il bene della mia piccina. Ok, c’è il sole, ma se dovesse iniziare a piovere? Fa caldo, ma se all’improvviso arrivasse la bora? E se il pannolino non regge il colpo dell’ennesima pipì e straborda? Le donne, una volta diventate mamme, sono costrette a riporre la pochette in favore di un borsone alla Mary Poppins, da cui estrarre almeno due cambi, acqua, cibo, giocattoli, salviettine ecc ecc… Aggiungiamo inoltre il marsupio, per chi ha un bebé davvero piccino, o il passeggino, per le altre. Tutto da trasportare in braccio, da sole, lottando contro i gradini del pullman o le porte scorrevoli del treno. IMMAGINATE, come sussurra Clooney in una famosa pubblicità..
Insomma, credo si sia capito bene come la penso: la bellissima imprevedibilità della nostra vita da mamme mal si concilia con la puntualità richiesta dai mezzi pubblici..
Pazienza, cresceranno anche i nostri pargoli, e avranno il tempo di prendere tutti i mezzi di trasporto di questo mondo…per ora, continueranno a farsi scorrazzare dalle auto delle loro pazze madri perennemente in ritardo!

di Giovanna Zanini

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