MAMME, BIMBI E MALANNI DI STAGIONE

Capita un giorno che nostro figlio si alzi dal lettino e si accasci direttamente sul divano.
Niente urla, nessun capriccio, nessuna voglia di correre. Nessun lancio di cuscini da una parte all’altra del sofà.
Sta lì sdraiato, tranquillo, gli occhietti lucidi, si lascia anche mettere addosso una copertina. Chiede solo latte e coccole.
Subito appare chiaro alla mamma il responsabile di tale metamorfosi: l’influenza! Ecco cosa ha trasformato una piccola belva in un mansueto agnellino. O meglio, in un marsupiale, perché da quel momento in avanti il bambino diventa un’appendice fisica della sua mamma, che dovrà trascinarselo addosso in ogni suo spostamento e attività casalinga.
La mamma solitamente di fronte a un’influenza si abbandona a due sensazioni, una consecutiva all’altra. Dapprima le si stringe il cuore nel vedere il suo cucciolo mogio mogio, con il nasino tutto rosso che cola, una piccola stufetta dalle mani e dalla fronte incandescente. Prova tanta pena per il suo piccolo, che lei vorrebbe invulnerabile a ogni batterio.
Dall’altro lato l’improvvisa e temporanea debolezza del suo pargolo glielo fa amare ancora di più, e approfitta a mani basse di questa influenza che le consente di coccolarlo, stringerlo, sbaciucchiarlo senza che lui opponga resistenza, quando invece, in condizioni di salute normali, la richiesta di un bacino viene archiviata con un lapidario “ho detto che no vojo, devo giocae”.
Dopo queste ondate di sentimenti, la madre, che la natura per definizione ha reso detentrice di ogni potenziale per la cura della prole, si chiede: “Ma come avrà fatto ad ammalarsi? E soprattutto, come faccio ad evitare che si ammali nuovamente?”
Grandi misteri. Anche se i bambini non frequentato ancora l’asilo, ricettacolo di malattie per antonomasia, è impossibile capire dove e come quel piccolo germe fastidioso si sia intrufolato nel nostro piccolo tesoro. Indagine impossibile e peraltro abbastanza inutile.
A meno che non consideriate seriamente l’ipotesi di rinchiudere il vostro bambino sotto la famosa, virtuale “campana di vetro”, privandolo di ogni contatto sociale con il mondo esterno (e compromettendo così irrimediabilmente l’equilibrio di vostro figlio!), là dove voi e il vostro Napisan non potete arrivare, è meglio che vi arrendiate ai batteri. Di fronte ai virus comuni, gettate le armi a prescindere. Tutti i bambini li hanno presi, anche noi a nostro tempo, i nostri figli non faranno eccezione. E guariranno, come tutti.
Potrebbe darsi invece che il raffreddore, ad esempio, non sia causato da virus, ma sia piuttosto dovuto a errori nostri, o a comportamenti dei nostri bimbi.
Il mio sbaglio più comune, da mamma freddolosa, è coprire spesso eccessivamente Viola, che non stando ferma un attimo, suda troppo…e dal sudore alla “candelina al naso” il passo è breve!
Oppure, i bimbi tendono a scoprirsi durante la notte, e a prendere freddo. Dopo notti in stile vedetta a controllare gli spostamenti delle coperte di Viola, una supermamma mi ha consigliato di farle indossare un pigiamino leggero, e sopra una bella tutona di pile…fantastica, meglio di qualunque sacco nanna! Basta notti insonni e basta raffreddori.
Indagate le cause, la mamma poi si chiede “ Come posso aiutare il mio piccino?”
Stiamo parlando naturalmente di una fase iniziale di debolezza, e non di malattie che richiedano il necessario intervento del pediatra e dei medicinali che questi ci deve prescrivere per i nostri bimbi.
In condizioni di piccoli malesseri, raffreddori, banali piccole influenze credo che valgano sempre i rimedi della nonna: cene leggere a base di minestrine, non troppo impegnative per il piccolo stomaco del nostro paziente, un bagnetto caldo per decongestionare il nasino, un bicchiere di latte caldo prima di andare a nanna, con l’aggiunta di un cucchiaino di miele. E le coccole di cui si parlava all’inizio…una volta che si può, tanto vale approfittarne!

di Giovanna Zanini 

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