MAMME, BEBÉ E ASILO

Un grembiulino a quadretti, uno zainetto, un bavaglino con il nome ricamato sopra.
Tre oggetti, tanto basta a trasformare il cucciolotto di casa in un piccolo da scuola materna.
Il grembiule, che lo rende membro di un gruppo sociale, il primo gruppo sociale estraneo alla famiglia con cui imparare a relazionarsi.
Lo zainetto, che contiene il cambio necessario ad affrontare le emergenze, e metaforicamente il bagaglio di educazione, regole, informazioni e amore di cui abbiamo fornito il nostro bambino sin dalla nascita.
Infine il bavaglino con il nome, perché tutti imparino a conoscerlo, e perché anche lui sappia che pur nel gruppo si resta un singolo individuo, che come tale deve imparare a gestirsi e ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Vista in quest’ottica, la scuola materna è davvero una palestra di vita. Dovrebbero renderla obbligatoria!

E lo dico da mamma che ha varcato la soglia dell’asilo con il suo fagottino rosa in braccio e il groppo in gola, piena di sensi di colpa (ma quelli, ormai, li abbiamo sempre, non ci facciamo neanche più caso…) e di apprensione.
Pensare nostro figlio catapultato dalla realtà casalinga in un’aula colma di giochi, sì, ma di altrettanti bimbi a lui sconosciuti, piccoli sperduti come lui, senza i consueti punti di riferimento, ci causa un terremoto interiore che ci fa vacillare. Quasi quasi, ci vien voglia di girare i tacchi e riportarlo tra le ovattate mura domestiche.
Io mi son chiesta: “E se qualcuno facesse a me quel che io sto facendo a Viola? Se mi portassero via dalle mie sicurezze, mi lasciassero lì, sola, e mi dicessero divertiti, vengo a prenderti dopo pranzo, come mi sentirei?” Concetto esagerato nella sua melodrammaticità, lo riconosco, ma l’ho pensato.

Esiste anche una subdola, inconfessata angoscia: quella per il giudizio delle insegnanti sul nostro ruolo di madri.
Perché se è vero che i nostri bambini sono il prodotto dell’educazione che noi abbiamo impartito loro, la loro capacità di adattamento, il loro stare in mezzo ai compagni, il loro modo di relazionarsi con le insegnanti saranno tutti punti a nostro favore o colpe a nostro carico. Eccezion fatta per il carattere e l’indole più o meno docile dei bambini, quella è da imputare a madre natura (almeno quella, per fortuna!).
E noi madri, abituate ad essere valutate nel nostro operato solo dalla bonaria cerchia di parenti e amici, ci troveremo per la prima volata sotto l’occhio vigile di vere esperte in pedagogia.
Ma giunte effettivamente nell’aula della scuola materna, abbandonando i preconcetti e le elucubrazioni mentali più apocalittiche, dobbiamo solo rasserenarci.
L’occhio vigile delle insegnanti non sarà certo rivolto a giudicare noi, ma a seguire i nostri bambini con amore ed esperienza, e semmai ad affiancarci nel compito educativo, anche con consigli che nulla c’entrano con una valutazione sulla nostra capacità o meno di fare i genitori.

Dobbiamo però anche rassegnarci.
La scuola materna rappresenta solo il primo di tanti passi verso l’autonomia e la crescita dei nostri bambini; dobbiamo solo permettere che il tempo aiuti noi e i nostri piccoli in questo salutare distacco, consapevoli che sarà un percorso talvolta accidentato, con qualche intoppo, capriccio o ansia o lacrima che sia, ma necessario. Consapevoli inoltre che questi intoppi non mineranno affatto il rapporto d’amore che ci unisce.
Perché i figli restino legati a noi, dobbiamo avere la forza di lasciarli andare.
E’ bene che i bimbi lo scoprano da piccoli, ed è bene che lo impariamo da subito anche noi genitori. Fin dalla scuola materna.

di Giovanna Zanini 

In copertina: Portici di carta © Nulla

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