I WANT TO RIDE MY BICYCLE… MA DOVE?

E’ primavera. La sagra dell’antistaminico e dei fazzolettini Tempo. Ma non è per questo che mi piace la primavera. La primavera mi piace perché è il momento in cui si esce dal letargo e si muovono i primi passi in un mondo nuovo, che rinasce in una prospettiva nuova. In particolare se sei un bambino. Loro proprio esplodono a primavera, tutte le loro energie erompono assieme al primo germoglio: e la prima cosa che fanno è saltare su di una bicicletta.
La bici è come un metro, dà una misura della loro crescita, nascosta fino a quel momento da piumoni, freddo e neve. Basta aprire la porta della cantina per rendersene conto, per vedere, a colpo d’occhio, che i conti non tornano. A partire dall’altezza del sellino.
Quest’anno mia figlia grande, si fa per dire, ha fatto il grande balzo. Ha imparato a pedalare. Il corsello dei box è un luogo grandioso per farlo: un lungo rettilineo, poco frequentato, con un poderoso eco grazie al quale puoi svegliare anche la vecchietta sorda del quindicesimo piano, e in effetti funziona alla perfezione, dopo che il primo bimbo vi mette piede, bastano cinque minuti per trovarsi tutti i marmocchi del condominio tra le ruote.
Tutto questo è molto bello e molto sociale, ma il mondo è ben di più di un corsello box, soprattutto per gli occhi curiosi di un bambino che ha appena imparato a pedalare.

E qui viene il bello.
Io sono cresciuto in campagna: uscivo di casa, inforcavo la bici e le colline erano la mia strada (sterrata). Tante ginocchia sbucciate, pochi pericoli. Mia figlia vive in città e dovrà molto presto imparare a fare i conti con traffico, semafori e pedoni. La bici in città è qualcosa di meraviglioso, ma non propriamente semplice, specie per un bimbo alle prime armi e con un’autonomia limitata.
Qui è dove inizia il compito, decisamente strategico, dei poveri genitori che, mappa alla mano, misurano i chilometri di striminziti marciapiedi per la prima pista bimbabile. I semafori per il primo parco giochi attrezzato. La fontanella per il rifornimento borracce. Ci si prepara quasi come per un’uscita fuoriporta. Si calcolano tempi, tappe, scorciatoie e vie di fuga. Si preparano merende e si mette nello zaino anche una buona dose di (santa) pazienza perché si stancherà, si farà male e accadranno mille altre disavventure, ma sappiamo che il mondo è troppo bello e irresistibile per un bimbo con le ali sotto i piedi.

Qualche consiglio utile

  • La bici influisce per il 50% sul risultato: non lesinate. Un catorcio (anche se firmato) non rovinerà solo la sua passione per le due ruote, ma anche la vostra vita, visto che lo porterete spesso in giro (a mano).
  • Un buon caschetto non guasta mai.
  • Nella borsa da viaggio non dimenticate di mettere da mangiare e bere, e magari qualche cerotto.
  • Createvi percorsi alternativi con più tappe. Fin da piccoli possono davvero macinare chilometri, ma non tutti in una volta.
  • Se cadono, a meno di fratture multiple, rimetteteli subito in sella. Per una sbucciatura non è mai morto nessuno.
  • Se potete, pedalate con loro, l’imitazione e la condivisione sono le prime regole dell’educazione.

Davide Ederle

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