GENITORI DA MANUALE

Se il latte è caldo, lo vogliono freddo. Se è freddo, devi scaldarlo. Ma non appena l’avrai scaldato, te ne faranno aggiungere un po’ di quello freddo, perché troppo caldo non va bene.
Se prepari la pasta in bianco, la vogliono con il sugo. Se la fai con il sugo, si lamentano perché “la pasta bianca è la mia preferita, lo sai!”.
Se fai indossare loro i sandali, hanno freddo ai piedi; se fai mettere loro le calze, hanno caldo, i piedi sudano e pretendono di andare in giro con le infradito.
Se compri il gelato nella coppetta, lo vogliono sul cono. Se lo compri sul cono, le gocce di gelato sciolto andranno a finire sulla maglietta causando scene di isteria seguite dalla sentenza finale: “Volevo la coppetta”.
Monologhi sbraitati sotto gli occhi increduli delle persone malauguratamente in transito nei paraggi in quel momento, e nelle orecchie sfinite di noi madri con il sistema nervoso in bilico tra la mortificazione e la rabbia verde dell’incredibile Hulk, una collera che monta tipo panna di urla in urla.
Benvenuti nel mondo del capriccio, popolato da piccoli despoti capaci di tenere in scacco chi li ha generati e dovrebbe essere per loro un punto di riferimento. E che invece finisce per essere un genio della lampada, pronto ad esaudire ogni richiesta per non scatenare l’inferno.
Com’è possibile che i nostri bimbetti teneri, paffuti, tutti sorrisi bacetti e coccole, arrivati ai due/tre anni si trasformino all’improvviso in arroganti, prepotenti e antipatici – sì diciamo la verità, diventano proprio antipatici!- tiranni?
La presa di coscienza della loro personalità, l’importante fase del NO per affermarsi come altro dai genitori, l’accrescersi dell’autonomia non vanno di pari passo con la nostra capacità di gestire queste tappe dello sviluppo psichico.

Credo di parlare a nome di molte: io sono in seria difficoltà, non ero e non sono preparata a questa lotta quotidiana, a questo braccio di ferro continuo.
Madri, nonne e zie ci guardano con disappunto o commiserazione quando ci sorprendono inermi di fronte all’ennesimo capriccio, non facendo altro che aumentare così’ il nostro disagio e il senso di inadeguatezza.
L’inadeguatezza è la sensazione più frequente che provo nel momento dei capricci.
Forse perché non so chi prendere ad esempio.
Da una parte troviamo il modello educativo dei nostri genitori: confidenza sì, ma fino a un certo punto. Coccole sì, ma guai ad alzare troppo la cresta, una sola occhiata ci rimetteva tutti a posto. E se per caso a qualcuno sfuggiva l’occhiata, stai pur certo che lo raggiungeva uno sculaccione.
E poi, NO vuol dire NO, senza spiegazioni aggiuntive. E’ così perché l’ha detto mamma (o papà).
Dall’altra le famose regole che tanto vanno di moda ora, anche in televisione, tra psicologi, tate ed esperti di ogni tipo. Essere autorevoli ma non autoritari. Dialogare sempre, far sentire sempre ai nostri bambini la nostra presenza, anche quando sbagliano, e non punirli e basta, ma cercare di far capire loro dove, quando e quanto hanno sbagliato. Non urlare mai, semplicemente parlare. Ignorare i capricci, anche se avvengono in mezzo a mille persone. Infondere serenità e sicurezza, e tutto – dicono loro- verrà da se.

Chi ascoltare? Tutti vorremmo dei figli consapevoli, certi dell’amore di mamma e papà, disposti a raccontarci tutto, a confidarsi con noi, senza bisogno di castighi o sgridate. Ma anche educati, rispettosi, che non pretendano che i genitori siano a loro servizio 24 ore su 24.
E tutti vorremmo essere genitori da manuale, che non perdano mai il loro aplomb, la loro pace interiore, immuni alle grida e capaci di riportare serenità nei figli e nel mondo al solo schiocco delle dita.
Come si fa? Chi me lo dice, come si fa?!
Io mi barcameno tra grida e carezze, tra baci e castighi, tra imposizioni e spiegazioni, tra rimproveri e lodi…con un unico motto in testa….IO, SPERIAMO CHE ME LA CAVO!

di Giovanna Zanini

In copertina: manos © M. Martin Vicente

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