USATO È BELLO

Una sera di qualche mese fa ho ricevuto un messaggio da mia cugina, il testo pressappoco era questo: “Avrei uno scatolone di vestitini da bambino da darti, ma non vorrei offenderti…se li vuoi, fammelo sapere”.
Mia cugina è mamma di due maschietti, poco più grandi dei miei, e io ho colto l’occasione al volo e le ho risposto che sì, grazie, li avrei accettati molto volentieri.
Il giorno seguente ho ripensato al messaggio e a una frase su cui non mi ero soffermata, quell’accenno all’offesa. Perché mai avrei dovuto offendermi di fronte a un’offerta così generosa?
I bambini crescono a vista d’occhio, le taglie degli abiti sfuggono a meno di sei mesi l’una dall’altra, e i fornitissimi guardaroba dei nostri piccoli diventano inutilizzabili prima ancora che abbiano avuto il tempo di sgualcirsi. Pronti per essere impacchettati e parcheggiati in soffitta.
Perché dunque non approfittare dell’occasione e sfruttare questi indumenti anziché andare ad acquistarne di nuovi, che comunque tra sei mesi farebbero la medesima fine?
Eppure parlandone con le persone a me più vicine, pare che la mia scelta non sia una cosa poi così scontata. E che la premura di mia cugina nel non volermi offendere avrebbe un fondamento preciso nel comportamento altezzoso di molta gente, che forse ritiene un disonore vestire i propri figli con abiti usati.

Io sono dunque una madre riprovevole e priva di vergogna, secondo questi parametri, perché da sempre uso gli abitini di seconda mano dei miei nipotini o dei figli dei nostri amici. Non solo quelli, certo, nessuna madre resiste alla tentazione dello shopping baby, senza contare poi i vestitini che vengono ricevuti in dono ad ogni occasione. E non contenta, a mia volta li ho sempre prestati a chi ne avesse bisogno.

Eccolo lì il nocciolo della questione, il bisogno.
Le persone si vergognano di avere bisogno, si offendono se qualcuno chiede loro se desiderano un aiuto. E si vergognano parimenti di chiederlo.
Nessuno della mia cerchia di conoscenti per fortuna è indigente, ma perché sprecare denaro che può essere risparmiato e utilizzato diversamente? E’ inutile giocare ai supereroi, tanto poi tutti facciamo i conti con i conti a fine mese. Nella realtà attuale così complicata per la crisi economica e lavorativa l’unica vera vergogna, l’unica vera offesa, è lo spreco. Uniti all’incapacità di aiutarci reciprocamente, a partire dalla nostra piccola comunità di parenti, amici, conoscenti.

Nell’ultimo mese tutti i mezzi di comunicazione hanno parlato diffusamente della famiglia e delle politiche sociali ad essa collegate, tematiche portate alla ribalta grazie al sinodo sulla famiglia, e agli ormai quotidiani scontri politici giocati su questo fertile terreno.
È bene che se ne parli, è bene che se ne discuta, se poi il risultato di tanto vociferare sarà l’incremento di interventi a sostegno delle difficoltà familiari. Molte iniziative già esistono, basta cercare rapidamente on line per imbattersi in alcuni provvedimenti importanti, come il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili.
Istituito dalla Regione Lombardia, il fondo è destinato a persone con gravi e gravissime disabilità, persone anziane non autosufficienti, persone anziane in condizioni di fragilità, persone affette da ludopatia.
Un altro provvedimento degno di nota è la norma regionale dedicata al sostegno dei coniugi separati o divorziati che versano in condizioni di disagio economico e sociale, con figli minori o maggiorenni gravemente disabili, residenti in Lombardia da almeno cinque anni e che rispettano i doveri di cura e di mantenimento stabiliti dal Tribunale (legge regionale nr. 18/2014).
Sono segnali di una consapevolezza che si fa strada, la consapevolezza che le famiglie, fondamento della nostra società, vanno aiutate.
Noi famiglie però, prima di aspettarci o pretendere l’aiuto dalle istituzioni, dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di riconoscere il nostro bisogno e aiutarci in primis vicendevolmente, senza ipocrisie e vergogne. Aiuto che può passare, per fortuna, anche attraverso un bellissimo vestitino di seconda mano.

In copertina: allthecolor

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