BEBE’ E TECNOLOGIA

I nostri bimbi, specialmente nei primissimi anni di vita, sono delle scimmiette. Implacabili, attenti osservatori del nostro agire, spie del nostro interloquire, captano ogni gesto e parola del mondo intorno a loro, anche quando sembrano assorti in tutt’altra attività.
E poi le incamerano, riproponendole quando meno le si aspetta, creando così a loro insaputa situazioni davvero comiche. La loro capacità di emulazione pare infinita, risultando così come una delle basi del loro sviluppo comportamentale.
Parto come sempre dall’osservazione della mia piccola Viola. Compiuti i due anni, i giochi più divertenti non sono più teneri peluches o trenini che fischiettano allegre canzoncine, ma l’aspirapolvere della mamma, lo sbattitore elettrico per le torte, bambolotti da portare in braccio e da sgridare se non mangiano la pappa seduti composti a tavola.
I nostri figli ci osservano, e ci imitano. Imitazione che inevitabilmente si riflette anche sulla componente tecnologica, sempre più preponderante, delle nostre vite e delle nostre case. In ogni abitazione si può dire con certezza che ci si ormai almeno un computer, fisso o portatile, due o tre telefoni cellulari di ultima generazione, e probabilmente un tablet, o un lettore ebook. Sofisticati, moderni balocchi da adulti, a cui i nostri bimbi vedono mamma e papà dedicare parte del loro tempo passato tra le mura domestiche. E quindi, incuriositi dai giocattoli “ dei grandi” e spinti dall’irrefrenabile scimmietta che è in loro, appena possono, appena riescono, ne entrano in possesso. Il nostro consenso non è indispensabile, se gli oggetti in questione si trovano a portata di mano, soprattutto nel caso del cellulare, il più facile da raggiungere.
I nostri cuccioli non possono comprendere il valore o la fragilità di questi strumenti, quindi è inutile sgridarli se a torto li lasciamo in loro balìa. Ed è inutile anche, secondo il mio parere, privarli alla loro vista e vietarne l’avvicinamento.
Al di là del fatto che così facendo si accresce solamente il loro desiderio di venirne in contatto, e si aumentano le situazioni di pericolo per cui i nostri bimbi cercano di arrampicarsi ovunque per raggiungere l’obiettivo, teniamo sempre presente che ognuno è figlio del suo tempo, come asseriva il filosofo Hegel (e più tardi Francesco de Gregori!).
Volenti o nolenti, questi aggeggi e le loro evolute versioni faranno parte della vita dei nostri bimbi, quindi meglio condividerne l’approccio.
Finché sono così piccini, i nostri bimbi li osserveranno solo come strumenti di gioco, quindi la pericolosità insita nel mezzo tecnologico (che può presentarsi in anni futuri, penso ad un uso non controllato di internet, ad esempio) si annulla di per sé, mantenendo solo l’aura di meraviglia. E allora è bello anche condividere per alcuni istanti questi nostri passatempi, rendendo i nostri figli partecipi dei nostri giochi, così come loro fanno con noi, permettendoci di costruire torri con i loro cubetti di plastica.
Provo una tenerezza infinita, un sano divertimento, e se devo essere onesta anche un moto di orgoglio, quando Viola pretende di schiacciare la tastiera del mio pc “pecché devo mandae una mail”, o quando si arrabbia perché facendo scorrere il dito sullo schermo di un telefono di vecchia generazione, il telefono (non essendo touch) non dà segni di vita. O ancora, quando ieri pomeriggio mi ha portato il cellulare e mi ha chiesto di mandare un messaggio al suo papà con una delle moderne applicazioni disponibili per smartphone. “Mamma, devo mandae un messaggio coi disegnini al papino, pecché fino alle sette e un quatto (tradotto, le 19.15), non tonna a casa e non lo vedo”.
Ancora una volta, i nostri figli ci sono maestri, nell’insegnarci che l’importante, qualsiasi cosa si stia facendo, con qualunque strumento, è sempre inviare messaggi d’amore, anche con l’ausilio della tecnologia.

di Giovanna Zanini

 

 

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