ARRIVA UN BEBE’: CAMBIO CITTA’

Un figlio ti cambia la vita, almeno così si dice. Quel che generalmente non si dice è che, oltre alla vita, ti costringe anche a cambiare città. Dopo aver fatto un figlio ti accorgi infatti di aver vissuto fino a quel momento in una città parallela di cui è rimasto, unico ricordo, solo il nome sui cartelli stradali.
Nella tua città c’erano cinema, teatri, trattorie, pizzerie, birrerie, locali, sale giochi, centri benessere, palestre, e usavi sempre la linea 4 per andare al lavoro. In questa, non c’è nulla di tutto ciò. Ci sono i giardinetti, il teatro dei burattini, lo spaccio all’ingrosso di pannolini, il mega centro commerciale dotato di bagni, spazi gioco e ristoro per under tre, il pediatra (strano che nella città in cui vivevi prima non ce ne fosse nemmeno uno…), l’asilo o la scuola, a seconda delle esigenze. Ora la linea che ti serve non è più la 4, ma la 7 la 8 e la 9 (la prima ti porta dal pediatra, il quale nel frattempo è diventato il tuo miglior amico nonché confidente, la seconda all’asilo, mentre la terza, per vicoli innominabili, ti traghetta dall’asilo al lavoro).  La cosa di cui non riesci ancora a capacitarti è come il tempo di percorrenza casa-lavoro, in questa nuova città, sia stato capace di lievitare da quindici a quarantacinque minuti.
Anche gli amici cambiano forma e indirizzo. Quelli storici vivono ancora di là, sempre pronti a immergersi nella movida, mentre tu, di qua, ti appresti a sussurrare una ninna nanna che sei certo avrà più effetto su di te che sulla prole. Quando, raramente e a turno con il consorte, ti concedi una serata da “quelle parti”, quasi ti senti disorientato, in luoghi ormai non più familiari, e stretto in ritualità conviviali che non richiedono né sollecitano dotte dissertazioni su cambi di pannolini e sottoprodotti intestinali. In compenso fioriscono nuovi legami: con il vicino di altalena, i compagnetti di classe e, in particolare, il pediatra.
Se l’avessi saputo prima, ti saresti organizzato. Meglio. Questo è poco, ma sicuro.
In fondo è proprio questo il problema. Non lo sai. Nessuno te lo dice. Quando il trasloco lo fai sul serio, studi la mappa, ti calcoli i tragitti, valuti le coincidenze e le esigenze. Ti prepari. Quando si diventa papà e mamma, invece, ci si accorge tutto d’un tratto che la geografia di quella che era la tua città è stata completamente sconvolta, e non per colpa dell’eccentrico Sindaco, ma di tuo figlio. Ora infatti è la sua città. Solo che sei tu a doverci vivere dentro.

In sistesi:
Avere un figlio cambia la vita. E’ un fatto. Opporsi non serve a nulla. Prepararsi aiuta. Spesso quando si scelgono pediatri, asili e amenità puerili consimili ci si preoccupa della qualità degli insegnanti, dell’offerta didattica, si cerca il parere del Consiglio delle Mamme (quello dei papà su questo è piuttosto scarso). Altrettanto importante è però essere consapevoli della struttura e dei costi logistici delle nostre scelte. Scelte che potrebbero costare non solo in senso economico, ma anche in tempo di valore che riusciamo a dedicare ai nostri figli e, perché no, a noi stessi (ammettiamolo, a causa di questo terremoto, tendiamo a trascurarci un po’).
Sia chiaro. Avere un figlio cambia la vita. In meglio. Si spera.

 

Davide Ederle e Chiara Anzi

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