UNA (STRA)MILANO DIVERSA

Una settimana di dubbi, perplessità, angosce…e poi, finalmente, la scoperta di una Milano diversa da quella che conoscevo. La Milano mattutina, la Milano del verde e delle strade pulite, la Milano della gente che prova gusto ed allegria nel stare insieme agli altri.
Abito a Milano da poco più di un anno e faccio parte di quella folta schiera di trentenni immigrati a Milano la cui vita in città si esplica soprattutto fra le mura di un ufficio, con qualche diversivo serale regalato dai frequenti aperitivi ed eventi che, piaccia o no, nella “Milano da bere” non mancano mai. Poche occasioni, però, per godere appieno della città ed apprezzare l’anima sua e della sua gente, che sembra sempre un po’ troppo chiusa ed infastidita da interferenze esterne.
L’idea di partecipare alla Stramilano non agonistica nasce da 3 amici di Como che vogliono trascorrere una “Domenica diversa dalle altre”. Io accetto, un po’ per stare in compagnia, un po’ per potersi fare una bella corsa (che non guasta mai). Tuttavia, subito dopo l’iscrizione, vengo assalito da perplessità più o meno fondate: 10 km non saranno un po’ troppi per il mio fisico da impiegato? Come farò a correre senza perdere portafoglio, cellulare e chiavi di casa? E, soprattutto, riuscirà un eterno pigro come me ad alzarsi all’alba della Domenica mattina?
Nonostante questi dubbi amletici, ce la faccio, anche perché la sera prima, con grande forza di volontà, avevo rinunciato ai bagordi ed ero andato a dormire poco dopo la mezzanotte. Quindi, sveglia all’alba e poche storie, l’emozione è cominciata!
Appena entrato nella vicina stazione della metropolitana di Inganni, capisco di avere fatto la scelta giusta. Decine di persone, allegre e schiamazzanti, affollano la banchina equipaggiate con pettorina e sacca di ordinanza fornite dall’organizzazione della Stramilano al momento dell’iscrizione. C’è davvero tantissima gente, più o meno la stessa che nelle altre mattine viaggia in metro per andare al lavoro. Ma quanta differenza: in settimana grigiore e tristezza, ora festa, chiacchere e sorrisi.
Dopo essermi incontrato con gli amici a Cadorna, riprendiamo la metro e sbuchiamo in Piazza Duomo. E qui veniamo letteralmente inglobati da una fiumana di gente impressionante, in un’atmosfera davvero emozionante e coinvolgente, fra migliaia di persone di ogni età, sesso, razza, religione e ceto sociale, tutte accomunate dal desiderio di vivere Milano per un giorno. Colazione in galleria, come gli “sciuri” e i turisti, e stavolta, per una volta, non è il caso di fumarsi la consueta sigaretta dopo il caffè. Riusciamo a sistemarci faticosamente ai bordi della Piazza, in attesa del celeberrimo colpo di cannone che darà inizio alla corsa; ma c’è talmente tanta confusione che, quando spara, quasi nemmeno riusciamo a sentirlo. La gente però comincia a muoversi e allora via, anche noi verso l’avventura!
Il ritmo della corsa è basso, anche perché in questo modo si riesce a parlare, ridere e scherzare senza spomparsi. Tuttavia, dopo un po’ mi sembra di aver già corso talmente tanto da essere a metà gara…e invece mi viene comunicato che siamo ancora al secondo chilometro. Meglio quindi non esagerare coi giochi e concentrarsi un po’ di più sulla corsa, altrimenti si rischia di finire male. Milano, nel frattempo, scorre bellissima come non mai. Le facciate delle case, i muri, le chiese, le strade, rivelano particolari impossibili da cogliere di notte oppure a bordo di un auto.
Dopo aver percorso in senso orario il lato Sud della Cerchia dei Bastioni, giungiamo al punto di ristoro, in Piazzale Cantore. Una piccola pausa in vista dello “strappo” più duro, il dosso che da Conciliazione porta al Parco Sempione. Intendiamoci, si tratta di una salitella di 200 metri che un professionista farebbe in una trentina di secondi…ma per noi impiegati, fiaccati dai 9 km precedenti, questo insignificante dislivello rischia di trasformarsi nella Cima del Diavolo di fantozziana memoria. Per fortuna, poco dopo c’è l’arrivo, in un Arena Civica finalmente valorizzata dalla presenza di 50.000 persone. E quindi, arriva il momento del meritato riposo. Sdraiati sul prato, ci concediamo qualche simpatica conversazione con rappresentanti del gentil sesso e ci gustiamo l’arrivo della gara agonistica. Vedere da vicino i veri mezzofondista fa una certa impressione: sono incredibilmente pelle, ossa e fasci di nervi, e dopo l’arrivo non sembrano tradire il minimo segno di stanchezza.
Mi avvio verso casa nel primo pomeriggio e realizzo che a Milano vige il blocco del traffico per tutta la giornata. E’ un’altra opportunità che non posso perdere e così, nonostante la stanchezza, anziché prendere subito la metropolitana passeggio fino a De Angeli per godermi ancora un po’ la Milano pulita e senza auto, in un contesto questa volta semi-deserto, con la gente che stava da tutt’altra parte. Meraviglioso passare da Corso Magenta e Corso Vercelli senza quasi percepire presenza umana intorno. Sembra incredibile, ma anche questa è Milano.

Filippo Navarra

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