MILANO: C’E’ ANCORA MOLTO DA PEDALARE

Mi guardavo intorno e tutto sembrava diverso. Per la prima volta vedevo Milano: le strade, la gente, le sfumature di grigio e a volte anche di verde. In quei 6 chilometri che separano la mia casa dall’ufficio, eravamo io, la mia bici e la città. Io: abbigliamento a strati (o meglio, a cipolla), mascherina con filtro antiparticolato intercambiabile, borsa a tracolla, scarpe comode e gilet catarifrangente di due taglie più grande così da poterlo indossare comodamente anche sopra la giacca invernale. La bici: una mountain bike verde acqua e viola del 1994, con cambio Shimano a 21 velocità (che mi ricorda tanto le televendite!),  sellino comodo, campanello, luce anteriore e posteriore, catena con lucchetto. Milano: una strada ciclabile di 2 km, automobilisti privi di qualsiasi rispetto, auto in doppia fila, crateri nell’asfalto, inquinamento. Ogni giorno, una piccola sfida da vincere. E la sensazione di fare qualcosa di utile a me e anche alla mia città. Ho scelto la bici come mezzo di trasporto, ho scelto di risparmiare 30€ al mese di abbonamento ai bus, ho scelto di non inquinare e di fare 40 minuti al giorno di attività fisica. Ma, insieme a quel brivido di libertà che la bicicletta trasmette, cresceva, di giorno in giorno, un senso di sconcerto e disillusione. Infatti, nonostante Milano sia completamente pianeggiante, ha pochissime piste ciclabili. Le poche che ci sono, sono inadeguate e vengono prese d’assalto dagli automobilisti, che cercano di dare una qualunque sistemazione alle proprie carcasse metalliche, dotate sì di motore, ma senza anima. Un’altra incredibile pecca di Milano è sicuramente la totale mancanza di parcheggi riservati alle biciclette: ogni cartello stradale, ogni palo della luce, ogni ringhiera è così agghindata da biciclette ammassate le une sulle altre. L’aspetto più critico rimane il traffico: dal 16 gennaio è entrata in vigore l’ormai famosa Area C, un provvedimento che obbliga gli automobilisti a pagare un ticket del costo di 5 euro, ogni volta che transitano all’interno dei Bastioni. La finalità di questa iniziativa è di ridurre appunto il traffico nella zona centrale di Milano e favorire una maggior qualità urbana, riducendo il numero di incidenti, la sosta selvaggia, l’inquinamento acustico e atmosferico. Siamo sulla buona strada. Spero che da questi segnali di rinnovamento seminati da poco, possa nascere una mentalità improntata sul rispetto per l’ambiente e per le persone. Ci voglio credere. Anzi devo: perché il futuro della mia città è anche il mio futuro; perché Milano è ancora una realtà dinamica e in divenire; e perché sono consapevole che per avere una città più pulita e a misura d’uomo, ci sia ancora molto da pedalare.

Essezero

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