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LA PIU’ VERDE DEL REAME

Sostenibile, vivibile, ecologicamente sensibile. Così la candidata ideale per il contest della Commissione europea che ogni anno premia la sua “Capitale verde europea”. La competizione, sviluppata da un’idea del 2006 di Jüri Ratas, l’allora sindaco della capitale estone Tallinn, ha già premiato, dal 2010, quattro città: Stoccolma, Amburgo, Victoria-Gasteiz e Nantes, detentrice del titolo per il 2013. Qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, trattamento delle acque reflue, trasporto locale, rendimento energetico. Questi alcuni dei criteri per scegliere la reginetta europea della sostenibilità. Già scelta quella per il 2014, la danese Copenhagen, mentre ora la Commissione è alle prese con le proposte per il 2015. Entro la fine di marzo la giuria selezionerà le finaliste e a giugno la fase finale coronerà la vincitrice. Obiettivo: mostrare alla giuria che la propria visione di città sostenibile è la migliore sul mercato. Serve un progetto concreto, partners locali disposti a collaborare e un ottimo piano comunicativo per coinvolgere i cittadini. Marie-Hélène Vareille, responsabile politico alla direzione generale per l’ambiente della Commissione europea, ci spiega l’impatto della competizione sul territorio e il suo ruolo all’interno della politica comunitaria in tema di ambiente.

Come valutate il successo dell’iniziativa?

Quando abbiamo cominciato con Stoccolma non è stato facile. All’inizio bisogna sempre fare i conti la novità. Sicuramente la città ha lavorato bene nel richiamare un ampio numero di persone da fuori, in città per studiare le best practices della capitale svedese. Stoccolma ne è uscita con un’immagine molto positiva che ha richiamato business e media. Partendo dal presupposto che l’idea fondante del premio è il coinvolgimento del maggior numero di persone per comunicare a quanta più gente possibile le buone pratiche delle città europee in materia ambientale, Amburgo ha fatto un ottimo lavoro creando un “treno delle idee” dove il motto era “condividere le visioni”, importante in un’ottica di innovazione.

A livello di impatto sulla comunità locale come valuta la vostra iniziativa?

Importante è stato vedere nelle edizioni passate la partecipazione fortissima della popolazione. Nel caso della città spagnola di Victoria-Gasteiz posso affermare che il 99% dei cittadini ha partecipato agli eventi legati al premio. Molto ha fatto la città nell’ambito dell’educazione, con un impegno concreto verso i cittadini più piccoli ai quali è stato insegnato, ad esempio, come gestire lo smaltimento dei rifiuti. Stesso discorso nel caso di Amburgo dove i giovani hanno lavorato in parallelo agli adulti, discutendo all’interno di un forum le tematiche principali legate alla salvaguardia dell’ambiente. Importante per la nostra iniziativa è la diffusione delle idee, è questo che crea il vero progresso.

Come valuta il livello di “europeizzazione” delle città coinvolte?

Sicuramente l’iniziativa aiuta a sviluppare in modo positivo il senso di appartenenza all’Europa. Se si prende ad esempio il “treno delle idee” di Amburgo, il progetto ha coinvolto un gran numero di città europee, creando connessioni interessanti e, di conseguenza, facendole sentire parte di un più ampio network.

Le applications al vaglio della giuria per il 2015 sono otto. Gli esperti, oltre ai criteri “tecnici”, livello di sostenibilità e innovazione in materia ambientale, terranno in considerazione anche la posizione geografica e la grandezza delle città candidate, per variare da un’edizione all’altra. Per diventare capitali verdi non serve essere “vere” capitali. Bastano almeno 200.000 abitanti, un ambiente urbano all’avanguardia e 100% ecosostenibile.

di Elena Roda

In copertina Copenhagen © Urbano Creativo

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