CICLOFFICINA BOVISA

La bicicletta come strumento di relazione e di coesione sociale. Con questo spirito nasce Ciclofficina Bovisa, un vero e proprio laboratorio educativo-riabilitativo dove conoscersi e sperimentare nuove relazioni nella convinzione che imparando ad aggiustare e costruire una bicicletta si impara anche un po’ ad “aggiustare e ricostruire sè stessi”.
L’idea di utilizzare la bicicletta all’interno dell’ambito educativo è venuta a Amedeo Bozino, neuropsicologo e Riccardo Bosi, educatore professionale.
Proprio a Riccardo abbiamo chiesto di parlare di questo progetto. 

Quando e come è nato il vostro progetto?
“Il nostro progetto sociale nasce nell’ottobre del 2012 e parla di relazione prima ancora che di riabilitazione ed educazione. Per tale motivo non poteva che nascere dall’incontro umano e relazionale tra due persone e due professionisti che operano nella relazione d’aiuto. Per sviluppare la nostra idea abbiamo pensato alla bicicletta, strumento che riconduce alla spensieratezza e alla leggerezza e che contrasta la staticità stimolando il cambiamento attraverso l’ascolto di sé e l’utilizzo del corpo in maniera consapevole”.

Come è nata l’idea di legare la bicicletta al mondo del sociale?
“La bicicletta è per eccellenza uno strumento sociale. A differenza dell’auto in cui ci si incastra dentro e ci si chiude (anche mentalmente), in bicicletta si entra in contatto con tutto e tutti (in primis più intimamente con sé stessi). La bicicletta è uno strumento che unisce e apre, permette di esporsi ponendosi a metà tra cielo e terra. Tutto questo avviene muovendosi: usando il corpo in movimento. Penso a 2 automobilisti in strada che spesso e volentieri sono tra loro dei concorrenti frustrati, due ciclisti invece sono due complici che si riconoscono in uno sguardo.
La bicicletta rappresenta uno strumento sottile, sensibile come un valido intervento educativo di sostegno deve essere. Mi è stato insegnato che nella relazione d’aiuto bisogna entrare nell’altro in punta di piedi… noi con questa attitudine proviamo ad entrarci…in bici!” 

Qual’è l’obiettivo della vostra ciclofficina?
“Il nostro scopo è creare movimento. Contrastare la staticità che blocca e si cela soprattutto dove si annida il disagio. Collocarsi come un servizio utile ed efficace a favore di una vera e concreta integrazione tra le persone. Parlando di psichiatria non si può non citare come esempio e guida il grande lavoro di Franco Basaglia. Un’integrazione sociale e relazionale che parta da uno strumento concreto, simbolico e semplice: la bicicletta e la sua cultura”.

A chi si rivolge principalmente?
“La bicicletta come strumento educativo, i nostri laboratori (pensati per ogni situazione) e la nostra metodologia ci permettono di lavorare con un ampio spettro di persone e problematiche. Pazienti psichiatrici, minori in condizioni di disagio, bambini con disturbi dell’apprendimento, adulti in condizioni e di emarginazione, persone con disabilità, coppie genitore-figlio… insomma..con tutti! La bicicletta è davvero uno strumento molto trasversale”.

Come si entra  a far parte del laboratorio?
“Basta semplicemente contattarci. In queste settimane a Ciclofficina Bovisa cominciamo a ricevere mail, telefonate, parliamo con persone del quartiere che si fermano incuriosite di fronte alla nostra insegna. Da qui inizia la fase di conoscenza e analisi del caso, scambi e colloqui con le famiglie di appartenenza  e con i servizi educativi di riferimento…e poi finalmente si comincia a sporcarsi le mani insieme in ciclofficina!”

Di Stefania Mancuso

 

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