SVEZIA: CARBON NEUTRAL PER LEGGE

La Svezia fa sul serio e punta ad essere un esempio virtuoso per le politiche e le azioni sul clima.
Il 15 giugno il Riksdag, il parlamento svedese, ha deciso di introdurre un nuovo quadro normativo che renderà la politica sul clima chiara e coerente e porterà al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi con 5 anni di anticipo. Si tratta della riforma sul clima più importante della storia della Svezia anche perché, per la prima volta, stabilisce che ogni Consiglio Amministrativo del Paese dovrà perseguire gli obiettivi stabiliti dal Parlamento, monitorando e riportando i propri progressi. Per la prima volta, inoltre, il Paese avrà un Consiglio dedicato alle politiche sul clima e degli obiettivi a lungo termine oltre il 2020.

Il quadro normativo sul clima si basa su tre pilastri: Climate Act, Climate goals e Climate policy Council.

Il Climate Act, che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2018, stabilisce per prima cosa gli impegni per il Governo: redigere ogni quattro anni un piano d’azione, presentare un resoconto annuale sulle politiche climatiche e compilare dei carbon budget nei quali siano ben dettagliati i provvedimenti che si intendono mettere in atto per rispettare la data ultima prefissata.

I Climate Goals riguardano fondamentalmente l’emissione di gas serra, soprattutto da fonti non incluse nello European Union Emissions Trading System. Il sistema europeo comprende le emissioni provenienti da industrie, produzione di elettricità, riscaldamento e traffico aereo nella European Economic Area. Il governo svedese allarga invece il campo anche alle emissioni provenienti da trasporti, macchinari, piccoli impianti industriali ed energetici, abitazioni e agricoltura, i settori inclusi nel regolamento UE sulla ripartizione delle responsabilità. Le emissioni nel 2030 dovrebbero essere inferiori almeno del 63% rispetto al 1990, e almeno del 75% nel 2040. L’obiettivo è raggiungere lo zero emissioni entro il 2045, per poi addirittura superarlo. Cosa vuol dire net-zero emissions? Vuol dire che nel bilancio tra ciò che viene emesso e ciò che viene assorbito si arrivi a una sostanziale parità. In effetti la legge sul clima impegna il Paese a ridurre le emissioni sul territorio svedese dell’85% rispetto al 1990, mentre la restante parte verrà coperta da numerosi investimenti che contribuiranno a ridurre il tasso d’inquinamento nel nostro pianeta: si pensa, ad esempio, di avviare dei progetti per sanare le drammatiche condizioni ambientali dell’aerea indiana o, ancora, si stanno finanziando proposte per la messa a punto di nuove tecnologie in grado di assorbire e stoccare le emissioni. Proprio grazie a queste misure complementari il Paese scandinavo mira a raggiungere i Climate Goals tra il 2030 e il 2040.

Il terzo pilastro è un Climate policy Council incaricato di assistere il Governo, fornendo una valutazione indipendente di come la politica complessiva presentata dall’Amministrazione sia compatibile con gli obiettivi climatici. Il Consiglio valuterà se la direzione di vari settori politici rilevanti aumenterebbe o ridurrebbe la probabilità di raggiungere gli obiettivi.

La Svezia ha già un robusto background nel settore dell’energia pulita: già negli anni ’90 una carbon tax ha favorito notevoli investimenti nell’eolico e nel solare, portando la produzione d’energia da combustibili fossili attorno al 25%.

Gli obiettivi fissati con questa legge confermano il Paese scandinavo un buon esempio da imitare;  uno dei tre soli Paesi europei, insieme a Francia e Germania, ad avere politiche climatiche in linea con l’Accordo di Parigi.
Obiettivi molto ambiziosi, ma molto stimolanti.

In copertina: Flag countryside © Håkan Dahlström

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