BREVE DECALOGO DELLE SOCIETA’ CHE CAMBIANO

iSrL: non è la nuova applicazione per smart phone ma l’ultima forma societaria dedicata ai giovani innovatori.

E’ stato convocato per giovedì 4 ottobre a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri per l’esame del Decreto Legge sulle, ulteriori, misure urgenti da prendere per la crescita del Paese. Durante l’incontro si parlerà di Start Up, della sua evoluzione in iSrL, e del perché bisogna “ripartire dai giovani, dall’innovazione, dalla nuova impresa”.
Per poter capire veramente di cosa si sta parlando ormai da tanto tempo, riordiniamo le idee e esaminiamo brevemente cosa è cambiato in questo ultimo anno.

Iniziamo dalle Start UP
Sono ormai entrate nel gergo comune di tutti noi, ci sono pagine di giornale che parlano di loro, ci sono concorsi nazionali e internazionali dedicati solo alle loro idee e al loro sviluppo ma ancora non si può andare dal Notaio e costituire una Start Up perché, ad oggi, non ne esiste una descrizione giuridica.
Ma cos’è una Start Up, quali sono le sue caratteristiche?
Devono considerarsi start up quelle società di nuova/recente costituzione fondate da giovani imprenditori per realizzare nuovi business apportando innovazione tecnologica nei settori in cui la società andrà ad operare.

Quindi le parole chiave sono GIOVANI IMPRENDITORI e INNOVAZIONE TECNOLOGICA. Già qui nascono i primi problemi: chi è un giovane imprenditore? Basta essere sotto i trent’anni? Difficile, visto che in Italia la età media per un laureato alla specialistica è di 27,5 anni (dati Almalaurea). Allora chi è sotto i 35? E chi costituisce la Start Up a trentaquattro anni poi che cosa fa? Viene mandato via al compimento del 35 anno?

Allora forse manca un elemento, una terza dimensione: il tempo.
Per rispettare le regole di base di questa nuova tipologia di società (per quanto non ancora riconosciuta) bisogna inserire necessariamente il tempo. Tempo inteso come età dei soci fondatori, tempo come “da quanto tempo siete aperti?” (sei mesi, un anno, tre anni, non di più). E tempo come durata: non si può rimanere Start up per sempre. Si può essere StartUpper seriali, ma non si può pensare che una società con entrate e uscite, con dipendenti, con la divisione degli utili, sia considerata per sempre una Start Up. Prima o poi dovrà trasformarsi in qualcos’altro, potrebbe essere venduta, fusa con società più grandi, o semplicemente avrà imparato a camminare da sola e non avrà più bisogno della rete di protezione che offre il contesto Start Up (Incubatori, Business Angel, Tutor aziendali, concorsi dedicati…).

Per fare chiarezza e incoraggiare lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali lo scorso 22 giugno, con il cosiddetto Decreto Sviluppo – modificato e convertito in legge il 7 agosto con la 134/12 – sono state istituite due nuove forme societarie: la SrLs – srl semplificata – e la SrLcr – srl a capitale ridotto.

La SrLs, la società a responsabilità limitata semplificata, è stata introdotta nel Codice Civile all’articolo 2463 bis con queste caratteristiche fondamentali:
Il Capitale sociale può essere compreso da 1 euro a 9.999;
I Soci possono essere solo persone fisiche con meno di 35 anni, e c’è il divieto di cedere le quote a soci con età uguale o superiore a 35 anni;
Solo i Soci possono avere il ruolo di Amministratore;
Lo statuto è un modello standard, ed è prevista la nullità di ogni clausola modificativa o integrativa, quindi non è richiesto l’intervento del notaio né l’imposta di bollo per l’iscrizione al registro delle imprese
In ogni caso la forma prevista è quella dell’atto pubblico, quindi il modulo per la registrazione andrà depositato presso la Camera di Commercio competente.

La SrLcr, cioè società a responsabilità limitata a capitale ridotto, si differenzia dalla prima perché:
I soci possono essere persone fisiche di ogni età;
Il Capitale sociale è sempre compreso da 1 euro a 9.999;
Gli Amministratori possono non essere soci;
Lo statuto è libero e quindi si richiede l’intervento del notaio;
La forma prevista è quella dell’atto pubblico;
Le spese notarili di costituzione e diritto di bollo per l’iscrizione al registro delle imprese si pagano;
Si ha diritto al credito a condizioni agevolate per le società composte da under 35.

Ma servono veramente queste nuove forme societarie o sono solo uno specchietto per le allodole? Le domande che nascono a riguardo sono tante.
Prima di tutto, se il capitale sociale svolge, tra le diverse funzione, anche quella di garanzia, che garanzie può dare una società con capitale un euro? La questione si pone, a maggior ragione, in un Paese come il nostro, dove le garanzie economiche devono eguagliare, se non raddoppiare, il valore degli impegni finanziari e che non riconosce i brevetti come garanzia (come succede invece negli USA). Ma soprattutto: che senso ha aprire la strada dell’imprenditorialità senza prima aver spianato il futuro di quelle piccole e medie imprese che già esistono? Di sicuro l’obiettivo di questa riforma non era tanto quello di generare mini imprese destinate a una precoce modifica della forma societaria, affrontando quindi tutte le spese precedentemente evitate, ma di incentivare lo sviluppo di imprese innovative. Società con spese di gestione più basse, nate su scrivanie condivise in spazi di coworking e da computer portatili con una connessione internet.

Anche così quindi manca un carattere fondamentale: l’Innovazione.

Per questo la task force istituita dal Ministro dello Sviluppo Economico nel rapporto Restart Italia, pubblicato lo scorso 13 settembre, chiede di istituire una nuova forma societaria: la iSrL.

La iSrL, innovativa società a responsabilità limitata, dovrà avere questi requisiti:
La maggioranza del capitale deve essere detenuta da persone fisiche;
Il fatturato non può superare i 5 mil di euro a partire dal secondo anno di attività;
L’oggetto sociale deve essere esclusivo sullo sviluppo di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
La sede principale deve essere in Italia;
La società non deve nascere da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda; non distribuisce e non ha mai distribuito utili
Le aziende esistenti possono essere trasformate in iSrL solo se l’attività d’impresa viene svolta da non più di 48 mesi.

inoltre è necessario possedere almeno uno di questi tre requisiti:

1) Le spese in ricerca e sviluppo devono superare il 30% del maggior valore fra spese totali e valore della produzione;
2) Un terzo di dipendenti e collaboratori deve essere in possesso di un titolo di dottorato o aver svolto per almeno tre anni attività di ricerca certificata;
3) Essere titolare di un brevetto.

Effettivamente questa sembra la strada migliore da percorrere, senza perdersi in troppi rigagnoli, senza disperdere energie e soprattutto soldi. Ultima nota su cui riflettere: chi valuterà il grado di innovazione delle nuove iSrL?

Per saperne di più scarica qui  il rapporto Restart Italia.

di Alice Pennacchio

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