LA DEMOCRAZIA NEI MOVIMENTI: #OCCUPYWALLSTREET

Al fine di fornire una rassegna esaustiva dei tipi di deliberazione che prendono vita nella società, è utile analizzare il particolare settore dei movimenti sociali. I movimenti sociali, infatti, contengono in sé numerosi elementi caratteristici che li rendono adatti alla riflessione sulle virtù deliberative nella pratica. Il tema non è ancora oggetto di una letteratura stratificata e diffusa, tuttavia sono stati fatti diversi passi nello studio di quella che, secondo alcuni, è una materia fin troppo mutevole e complessa per essere oggetto di ricerca. I movimenti sociali, infatti, si caratterizzano per l’essere entità più che eterogenee, soggette a deviazioni nel tempo, e difficilmente osservabili direttamente.
Gli studi fatti finora, tuttavia, hanno saputo enucleare alcune caratteristiche di base per ordinare i gruppi. Innanzitutto, i movimenti sociali possono avere una struttura democratica (e dunque, procedure democratiche di decisione) o egemonica/oligarchica. Inoltre, possono affrontare direttamente questioni legate alle pratiche innovative di democrazia, o quantomeno contenere queste aspirazioni nei propri statuti. I movimenti sociali più adatti allo studio delle forme democratiche nelle procedure di deliberazione sono stati ricondotti, secondo i più recenti studi, sotto l’etichetta dei “Global Justice Movement” (GJM). Il GJM è stato definito come “la rete informale di gruppi e organizzazioni (con gradi variabili di formalità, che includono finanche partiti politici) impegnate in vari tipi di azione collettiva, sulle basi dell’obiettivo condiviso di promuovere la causa della giustizia (economica, sociale, politica e ambientale) per le persone e tra le persone di tutto il globo” (Della Porta, 2007). Questo insieme di movimenti sociali, dunque, è stato utilizzato come contenitore per varie unità di analisi empirica, corrispondenti ai singoli movimenti. Per catalogare le modalità di interazione tra i componenti dei diversi gruppi è stato realizzato uno schema che tenesse conto di due dimensioni rispecchianti altrettante scelte fondamentali: la partecipazione contro la partecipazione, e la deliberazione (o metododelconsenso) contro la pratica del voto a maggioranza.
Molto sta cambiando, nel modo dei movimenti sociali: l’utilizzo sempre più diffuso della comunicazione in rete, la diffusione di filmati e lo streaming in diretta delle assemblee che si tengono in ogni partedelmondo rendono sempre più globali le istanze di cambiamento sostenute dai vari movimenti di protesta. Oltre i segni e le modalità di intervento sperimentate nei social forum (daPorto Alegrein poi), dunque, ripartendo dagli acampados del Puerta del Sol Protest Camp a Madrid, i partecipanti a larghe assemblee hanno dovuto introdurre nuove modalità di comunicazione per garantire una partecipazione autenticamente democratica a tutti gli intervenuti. Di questi nuovi movimenti, che si riuniscono ormai sotto l’etichetta di #occupywallstreet e, più recentemente, #occupyeverything, si nota, oltre alla comunicazione principalmente diffusa sui social network (in particolare Twitter), l’assenza di figure di spicco, portavoce, insomma individui particolari che si distinguono dall’insieme dei partecipanti. L’uso delle nuove pratiche di partecipazione, per questi gruppi di protesta, diventa dunque non solo necessario, ma anche un tratto distintivo. Uno degli strumenti più interessanti è il megafono umano, sperimentato durante i primi giorni di accampamento a New York: vietati, per ordine della polizia locale, i sistemi di amplificazione, i partecipanti ripetevano in gruppo le frasi di chi interveniva, consentendo anche a chi era più lontano di riuscire a sentire gli interventi di tutti. I metodi per garantire la rappresentanza di tutte le idee sono stati condensati in un documento che, tradotto in varie lingue, è diventato il modello a cui tutte le esperienze diffuse nel mondo fanno riferimento. Redatta dalla Commissione per le dinamiche di gruppo nelle assemblee del Puerta del Sol Protest Camp, la “guida rapida alle dinamiche di gruppo nelle assemblee popolari” si basa su diversi testi che sono stati consensualmente approvati dai partecipanti alle assemblee stesse. Il documento definisce alcune questioni fondamentali:
“Il concetto di assemblea: uno spazio dove si trasmettono informazioni e proposte per cercare di arrivare a un consenso.
Il concetto di consenso: […] Il consenso e’ un accordo in cui tutte le persone possono riconoscersi, giacche’ si tratta di riformulare proposte fino a quando sono state approvate da tutti/e, provando cosi’ a sviluppare un’intelligenza collettiva nel prendere le decisioni. La funzione della commissione di dinamizzazione delle assemblee consiste nel facilitare questo metodo di lavoro cosicche’ si svolga nella migliore FORMA possibile.”
(Il documento è ovviamente reperibile su internet. La versione italiana si trova a questo link)

Inoltre, vengono presentate delle regole di intervento che permettono di interagire con chi interviene: le mani alzate sopra la testa, a formare una croce, indicano dissenso su quanto detto.Viceversa, l’applauso è segno di approvazione. Per incoraggiare chi parla a “venire al dunque” si roteano le mani sopra la testa, come a chiamare la sostituzione durante una partita. Gli avambracci ruotano come lancette di un orologio per segnare che l’intervento sta durando troppo e, infine, la mano dietro l’orecchio serve a far notare che il tono di voce è troppo basso. La guida incoraggia l’uso di un linguaggio positivo e propositivo, utile per attenuare i conflitti e proporre nuove soluzioni ai problemi incontrati. In generale, le pratiche di partecipazione sperimentate finora dai movimenti testimoniano un desiderio di democrazia interna che testimoni l’impegno per un’evoluzione in senso democratico della società stessa. La conduzione delle assemblee non è più affidata a esponenti di gruppi, ma a chi in un determinato momento si trova in un determinato luogo, e le decisioni vengono prese non più attraverso il voto, ma attraverso il metodo del consenso. I risultati, pur prematuri, sono evidenti. Il movimento #OWS è riuscito a catalizzare forze creative, sperimentando in seguito alle nuove forme di partecipazione nuove forme di protesta. Unendo le conoscenze singole, e agendo in rete, le esperienze si stanno moltiplicando in tutto il mondo, portando con sé un potenziale creativo e politico che può essere benefico per la società, se correttamente interpretato e a sua volta incluso.

di Marco Vianello

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