quale futuro per le proposte di riforma

RIFORME E INGOVERNABILITA’: DOVE FINISCONO LE PROPOSTE MONTI

Che l’iter legislativo del sistema italiano sia lungo e complicato non è un segreto per nessuno. E appare anche chiaro a tutti che gli eventi degli ultimi mesi, con le dimissioni del governo Monti, la campagna elettorale e la situazione di ingovernabilità che si prospetta visti i risultati elettorali, non aiuteranno una rapida attuazione dei provvedimenti elaborati nell’ultima legislatura. Fra il 2011 e il 2012 il governo ha elaborato sette macro-riforme, ognuna delle quali comprende al suo interno una serie di provvedimenti strutturali composti da emendamenti la cui attuazione è necessaria per rendere le riforme efficaci. Per ricapitolare, i sette macro-ambiti di intervento sono: decreto Salva-Italia, decreto Cresci-Italia, decreto Semplificazione, decreto Semplificazione fiscale, legge sul Lavoro, decreto Spending-review e infine decreto Sviluppo.
Visto il poco tempo a disposizione e l’urgenza dettata da una crisi economica sempre più incalzante, il Governo Monti ha portato aventi le sue riforme a suon di Decreti Legge che, a differenza del Decreto Legislativo previsto all’art. 76 della Costituzione, sono atti giuridici con forza di legge, emanati in via eccezionale dal Governo e non dal Parlamento cui, secondo il principio della divisione dei poteri, spetta la funzione di legiferare. Come si legge all’articolo n. 77 della Costituzione Italiana “Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.
Tali decreti devono essere approvati dalle Camere entro 60 giorni dalla pubblicazione, pena il loro decadimento. Se da un lato il governo Monti si è dimostrato capace di rispettare questi tempi istituzionali, riuscendo a presentare e a far convertire in legge i decreti sopra menzionati, ultimo dei quali il Decreto Crescita 2.0 diventato la legge n. 221 del 17 dicembre 2012 agosto 2012, ad un’analisi più attenta ci si accorge che la gran parte delle norme necessarie per rendere realmente efficaci i suddetti decreti sono state praticamente svuotate rendendo le riforme parzialmente inattuabili. Per fare degli esempi, il riordino delle province, che faceva appunto parte della Spending Review (Legge 07.08.2012 n° 135), è rimasto incagliato nelle trame burocratiche del nostro lento apparato legislativo e dei troppi emendamenti presentati, concludendosi, ad oggi, in un nulla di fatto.
Stessa sorte è toccata al tanto discusso taglio al personale pubblico. All’interno del pacchetto Cresci-Italia non compare invece l’IMU sugli immobili della Chiesa, a cui manca ancora la definizione dei criteri per l’esenzione di immobili che non sono utilizzati a fini commerciali. Nel decreto Sviluppo, tra le altre, manca ancora la norma per l’assegnazione del Fondo per la crescita sostenibile, mentre per quanto riguarda la riforma del lavoro, la legge di conversione L. 24 dicembre 2012, n. 228. Introduce l’Aspi – Assicurazione Sociale per l’Impiego – di cui possono beneficiare i lavoratori dipendenti, i soci lavoratori subordinati di cooperativa, il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; e la mini Aspi di cui possono usufruire i lavoratori che abbiano accumulato almeno 13 settimane di contributi nei 12 mesi antecedenti alla perdita del posto di lavoro.
E’ vero d’altronde che il tempo a disposizione del governo Monti è stato più breve rispetto a quello di una normale legislatura, dovuto anche alla mancata fiducia proprio in occasione dei tagli delle Province. Nonostante questo molti provvedimenti urgenti hanno ottenuto rapida attuazione. Fra gli ultimissimi ricordiamo quello sugli incentivi all’acquisto di veicoli ecologici. Il provvedimento, destinato principalmente a aziende e enti pubblici, permetterà dal 14 marzo prossimo di prenotare i contributi per acquistare mezzi a basse emissioni complessive.
Certo è che molto rimane da fare: sia che si voglia continuare sulla linea del precedente governo, sia che il nuovo esecutivo decida di cambiare rotta, il Paese necessita di riforme urgenti per il suo rilancio. E l’assenza di una maggioranza assoluta al Senato non sarà certo di aiuto in questo senso.

di Silvia Giannelli

 

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