PARTECIPARE IN UNA SOCIETA’ COMPLESSA

Il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche delle amministrazioni pubbliche si rivela spesso una buona base di partenza per un rinnovato rapporto tra eletti e elettori. Contemporaneamente alla conclusione dell’esperienza delle circoscrizioni comunali per i comuni sotto i 100.000 abitanti, e in un periodo di crisi economica che si riflette in disincanto verso la politica, termini come democrazia deliberativa e processo partecipativo emergono sempre più spesso come soluzioni a problemi che riguardano settori particolari o intere comunità.
Ma cosa si intende per democrazia deliberativa? Il concetto prende le mosse dall’esperienza americana: sia negli Stati Uniti che in tutto il Sud America le amministrazioni pubbliche hanno deciso di intraprendere da più di un decennio esperimenti di diffusione del potere in forme strutturare e ben definite da un quadro legislativo di orientamento. Con l’espressione “ritorno delle caravelle” ci si riferisce all’importazione anche nel Vecchio Continente di pratiche partecipative in un contesto pubblico, al fine di individuare soluzioni innovative e condivise a problemi di una certa rilevanza.
La Regione Toscana ha anticipato i tempi, seguendo l’esempio del Débat Public francese (applicato, tra le altre cose, per la definizione dei tracciati dei Treni a Grande Velocità), promulgando nel 2007 la Legge Regionale sulla Partecipazione. La via della partecipazione è stata seguita dalla Regione Emilia Romagna nel 2011 e da molteplici esperienze locali diffuse in tutta Italia. Il Comune di Grottammare è stato tra i primi che, sull’esempio di Porto Alegre in Brasile, ha istituito il Bilancio Partecipativo.
Intraprendere la via della partecipazione non è cosa semplice: aprire le porte dell’amministrazione comunale può essere rischioso, se non si parte con il piede giusto. Inoltre, il rischio è sempre di trovarsi davanti a bellicose assemblee in cui gli scarsi partecipanti hanno interesse solo ad alzare i toni. I processi partecipativi, e i casi di democrazia deliberativa che da essi possono scaturire, hanno bisogno di una rigorosa progettazione che pianti il seme in un terreno fertile. I cittadini della Toscana, tradizionalmente legati ad attività associative e cooperative, si sono dimostrati un ottimo laboratorio per un esperimento per il momento giunto a conclusione.
Il Comune di Piombino ha avviato, nello specifico, quattro processi partecipativi finanziati dalla Legge, incoraggiando la cittadinanza a prendere parte attiva in decisioni quanto mai sensibili. Sono state ristrutturate due piazze della città, centrali per riqualificazione del centro storico, è stato avviato un processo di ampio respiro per il piano urbanistico della zona turistica di Baratti e Populonia e, nel 2011, il Regolamento Urbanistico della città è stato definito grazie alla partecipazione dei cittadini.
Data l’abitudine a prendere parte a processi di questo tipo, gli organizzatori del processo e l’amministrazione comunale si attendevano delle indicazioni precise e innovative rispetto i temi proposti: spazi pubblici, servizi pubblici, viabilità e parcheggi, rete commerciale, turismo. Dalla ricerca sul campo, effettuata tramite l’osservazione partecipante, è emerso come effettivamente le virtù deliberative fossero più sviluppate nei cittadini già “veterani” della partecipazione. Quali sono, dunque, queste virtù? Innanzitutto capacità di ascoltare gli altri, e ribattere alle argomentazioni entrando nel merito della discussione; superare i conflitti cercando soluzioni innovative ai problemi emersi; affrontare la discussione con strategie basate sulla ragione e non sul negoziato o il ricatto.
Pur trattando temi molto importanti per la vita quotidiana, che condizionano l’intera cittadinanza per anni a seguire, i cittadini sono stati capaci di trasmettere ai tecnici del Comune una serie di suggerimenti frutto della conoscenza specifica della materia trattata. Chi meglio dell’anziano che ogni giorno prende l’autobus per fare la spesa può descrivere eventuali disagi? Chi può dare informazioni sullo stato dell’arredo urbano se non chi vive in un determinato quartiere, via, piazza? I processi come quello di Piombino servono proprio a sopperire a quella mancanza di informazioni che spesso può rendere cieca un’amministrazione comunale di fronte ai problemi, reali o potenziali, dei propri cittadini.

di Marco Vianello

Tratto dalla Tesi di Laurea: “La democrazia deliberativa, dalla teoria alla pratica. La definizione del regolamento urbanistico di Piombino”. di Marco Vianello

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